“… dopo 40 giorni Noè aprì la finestra per fare uscire il corvo e la colomba, che tornarono. Evidentemente non avevano trovato terra dove poggiarsi. Noè aspettò altri 7 giorni, mandò fuori di nuovo la colomba che verso sera tornò con un ramoscello di ulivo …”(Genesi 8:11).

Roma 31 marzo. Pasqua 2013.

Una città – Roma come la Berlino dei tempi andati – schizofrenicamente divisa in due.

Da un lato: lo Stato Vaticano, i colombi bianchi della Pasqua giubilante, Papa Francesco vestito di bianco anche lui, come bianco il fumo dal comignolo che lo ha annunciato, come bianco il candore della speranza.

Una Pasqua di festa, quella di Piazza San Pietro, con i ramoscelli d’ulivo tra i palloncini dei bambini benedetti. Con i colori della gioia da far invidia alla Roma vestita di grigio.

Dall’altro: lo Stato Italiano in atmosfera di lutto.

Corvi neri al posto delle colombe bianche. Innocenti colpevoli di non essere nati bianchi, loro malgrado additati come portatori di iella, belli ma – ahimè – neri e tristi.

Sono loro i simboli ideali di questa triste, nera, brutta, volgare, inetta, pericolosa ed egoista Italia che ci governa. Come nera la Pasqua che ci hanno regalato i nostri scellerati padri -padroni.

Tutti. Nessuno escluso.

Dai vecchi che non ci hanno tutelato a sufficienza, ai nuovi che rischiano di buttarci allo sbaraglio peggio dei vecchi.

Ingordi di voti e null’altro.

Tutti. Nessuno escluso.

E ineducati e volgari.

La Pasqua richiama auliche parole di pace e di augurio? La lingua italiana ci ha regalato tra i dizionari più belli e più ricchi del mondo? E noi siamo costretti a tapparci le orecchie pur di non essere violentati dai loro stupidi epiteti.

Troie che circolano in Parlamento … e Franco Battiato sembra davvero avere perso il suo “centro di gravità” intellettuale.

Padri puttanieri che chiagnono e fottono …. e ai grillini forse sarebbe il caso di spiegare che nella vita la forma è segno di rispetto, di civiltà, ma soprattutto di sportività politica.

Probabilmente, non è solo il Giudice che ha assolto Amanda e Raffaele ad avere «perso la bussola» (è il Procuratore Generale della Cassazione, e non certo io, a dirlo), ma l’intero nostro management cultural-politico.

L’intellighenzia dei nostri giorni, di questa nostra martoriata Pasqua, è sotto gli occhi di tutti, pardon, nelle orecchie di tutti. Volutamente amplificata.

I comuni cittadini le parolacce si sforzano di dirle a bassa voce, ben sapendo che non si dicono, che sono di cattivo esempio ai bambini, che sono segno di inurbanità.

I nostri “nobili di corte” le loro trivialità le urlano di pieno gusto, con orgoglio, talmente fieri da pretenderne la diffusione a tappeto con quei mezzi di comunicazione da cui non ci si può difendere in alcun modo.

Forse, non è affatto casuale che per scegliere un Papa per bene e garbato si sia andati alla fine del mondo.

Il nostro vivaio di anime e di teste deputate a guidarci, laiche o religiose che siano, si è talmente inaridito che … chi ha potuto farlo ha pensato bene di darsela a gambe ed optare per lidi quanto più possibili stranieri e lontani.

Fortunati gli abitanti dello Stato Vaticano che hanno potuto farlo.

Noi no. Noi, liberi cittadini del libero Stato Italiano, siamo costretti a rimanere nel pantano, con loro e grazie a loro.

 Ca … caspita che periodaccio.

Altro che Pasqua di resurrezione … 

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