L’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP) ha adottato la determinazione n. 2 del 13 marzo 2013 recante “Questioni interpretative concernenti l’affidamento dei servizi assicurativi e di intermediazione assicurativa”.

Tale documento si è reso necessario perchè l’AVCP ha verificato l’esistenza di diffuse criticità concernenti l’affidamento dei servizi assicurativi e di intermediazione assicurativa.

Per quanto riguarda, in particolare, i servizi assicurativi, le principali disfunzioni rilevate concernono l’elevato numero di procedure deserte o aggiudicate sulla base di un’unica offerta pervenuta, nonché i frequenti casi di recesso unilaterale dal contratto da parte dell’affidatario.

In merito ai servizi di intermediazione assicurativa, vi è la prassi consolidata di remunerare il lavoro dell’intermediario sulla base di una percentuale dei premi futuri di assicurazione, per cui più i premi a carico della Pubblica Amministrazione sono elevati, più l’intermediario (broker) guadagna; tale situazione appare idonea ad alterare i corretti meccanismi dell’evidenza pubblica e dell’economicità delle polizze.

Il settore dove sono più elevati i premi di assicurazione, è sicuramente quello sanitario, che con i suoi oltre 3 miliardi di euro pagati costituisce da solo il 30% di tutte i premi pagati dalle aziende e dagli enti pubblici (Ministeri, EE.LL., Camere di Commercio, Aziende speciali, ecc…). Per fare un paragone, i premi assicurativi pagati da tutti i Comuni d’Italia ammontano a 1,3 miliardo.

Un caso a parte sembra essere quello della Regione Veneto, una tra le più avanzate in ambito sanitario: tutte le aziende sanitarie, con gare distinte, affidano i servizi di brokeraggio ad uno stesso broker, a volte anche con affidamenti diretti. Secondo la Corte dei Conti del Veneto, tra il 2009 e il 2011 si è vista l’espansione dei costi relativi al conto “Premi di assicurazione” (+ 40,1% sul 2010, + 61,2% nel triennio); in tale classifica spiccano fra tutte le aziende sanitarie la n. 1 di Belluno (+122,1% sul 2010, + 155,2% nel triennio), la n. 20 di Verona (+ 134,5%, + 143,9%), la n. 21 di Legnago (+ 115,8%, + 115,5%) e la n. 22 di Bussolengo (+ 115,8%, + 122,4%); quindi incrementi che vedono più che raddoppiati i premi. Da non trascurare l’incremento registrato dall’azienda sanitaria n. 6 di Vicenza, che seppur relativamente più contenuto rispetto a molte altre aziende nel biennio 2010/2011 (+ 71,9%), ha registrato nel triennio l’aumento più consistente (+ 174,5%). Inoltre è nella stessa Regione che si è verificato lo scandalo di un’assicurazione romena, che si è aggiudicata l’appalto per tutta la sanità del Veneto ( 76 Milioni di euro per 3 anni), ma che dopo avere cominciato ad incassare i premi, si è rivelata una specie di gioco di scatole cinesi, incapace di far fronte ai risarcimenti. Tale situazione ha spinto recentemente la Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Veneto a chiedere alla Direzione ispettiva e vigilanza di condurre un’analisi sul settore assicurativo in Sanità.

L’AVCP, dal canto suo, a livello nazionale ha emanato le suddette linee guida. Riguardo alla modalità di affidamento, l’AVCP, dando per scontato la necessità di una gara ad evidenza pubblica, ha bocciato la prassi di scegliere broker e assicurazione in un’unica soluzione.

In merito alla remunerazione del broker, l’AVCP ha evidenziato che il meccanismo di remunerazione adottato, nella grande maggioranza dei casi, finisce per penalizzare il broker proprio allorquando riesce a conseguire risparmi per la stazione appaltante ascrivibili all’attività svolta, premiandolo invece quando “riesce” a ottenere contratti svantaggiosi per la P.A. Suggerisce quindi di adottare nei bandi modalità di calcolo della remunerazione dei brokers tali da permetterne la quantificazione esatta in sede di presentazione dell’offerta e da non introdurre elementi disincentivanti al perseguimento dei risultati attesi dalla loro attività

 Il testo della determinazione n. 2 del 13 marzo 2013


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