Una notte con il fiato sospeso, e stamattina Marcello Dell’Utri si è svegliato con il buonumore: la Corte d’Appello di Palermo ha già respinto la richiesta di arresto nei suoi confronti, proposta ieri dalla Procura.

L’istanza era stata diramata a seguito della condanna per sette anni inflitta al fondatore di Publitalia e braccio destro di Silvio Berlusconi, colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.

In seguito al pronunciamento, dunque, era scattata la richiesta dei procuratori, secondo i quali Dell’Utri sarebbe potuto fuggire dall’Italia per scampare all’eventuale condanna definitiva. Stamattina, però, la doccia fredda per la Procura, con il rigetto del mandato d’arresto da parte della stessa Corte d’Appello.

Dell’Utri, però, non può cantare vittoria, dopo il responso di ieri, che ha messo a segno quello che, con tutta evidenza, dovrebbe essere il penultimo atto di un’indagine partita addirittura nel 1994, che ha più volte ridimensionato il proprio impianto di  colpevolezza, ma arrivando sempre all’esito di dichiarare l’ex senatore colpevole.

Sulla sentenza di ieri, naturalmente, ancora le motivazioni non sono note, ma in sostanza è stato confermato il focus delle accuse, con la dichiarazione di colpevolezza per l’ex senatore fino al 1992. 

Nella fattispecie, a Dell’Utri sono contestate frequentazioni di personaggi di di prima fascia nella criminalità organizzata, al pari di Stefano Bontade e Mimmo Teresi, assicurando nel contempo all’amico Berlusconi un particolarissimo “scudo”.

Insomma, dopo il rinvio della Cassazione alla Corte di appello, il responso del secondo passaggio non si dissocia dal precedente giudizio, che aveva stimato come comprovate le condotte criminose di Dell’Utri fino al 1977, ribadendo, però, come innocente l’imputato per i comportamenti a seguito del 1992, ora in misura definitiva.

Ed era stata proprio la Suprema Corte di Cassazione a chiedere un nuovo esame per la fase intercorrente tra il 1977, data entro la quale la condotta criminosa era stata dimostrata, e il 1992, come abbiamo detto, termine al di là del quale Dell’Utri è stato dichiarato innocente.

Il pronunciamento in tempi ristretti, malgrado l’enorme mole di materiale che il collegio giudicante è stato chiamato ad esaminare, a copertura di 30 anni della vita dell’ex senatore, consente all’accusa di guardare con meno urgenza al mese di luglio 2014, quando scatterà la prescrizione per i reati di cui Dell’Utri è imputato. C’è tutto il tempo, infatti, affinché la Cassazione ratifichi in maniera il secondo responso della Corte d’Appello, ponendo fine a un’indagine in corso da vent’anni.

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