Il capo della polizia Antonio Manganelli si è spento questa mattina all’età di 62 anni all’ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato dallo scorso 24 febbraio per un’improvvisa emorragia cerebrale.

Nato ad Avellino nel 1950, si laureò in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli, specializzandosi a Modena in Criminologia clinica alla facoltà di Medicina. Da sempre impegnato nel campo investigativo, Manganelli esordì come commissario a Firenze, che lo lanciò dapprima come membro della Criminalpol, poi alla Dia e infine alla Sco sotto la direzione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Era al vertice delle forze di polizia dal 2007.

Negli ultimi anni, alcune sue dichiarazioni, come le scuse per il Gabriele Sandri, il tifoso ucciso da un agente della stradale ma soprattutto per le vicende che coinvolsero, nei difficili giorni del G8 2001, la scuola Diaz di Genova, hanno segnato una discontinuità con la coltre di polvere che si era formata su alcuni casi irrisolti della storia recente.

Anche la madre di Federico Aldrovandi, ucciso per le angherie subite dai poliziotti a Ferrara nel 2005, ha confermato di aver “ritrovato fiducia nella Polizia” dopo l’incontro privato con Manganelli.

Tra i nei della sua direzione, si mette in risalto la Scuola di Formazione per la Tutela dell’ordine Pubblico, che affidò all’ex prefetto Oscar Fioriolliaccusato da un ex Digos di aver preso parte ad alcuni maltrattamenti in sede di interrogatorio negli anni ’80.

Alla notizia della scomparsa di Manganelli, sono arrivati da subito i messaggi di cordoglio dal mondo della politica e dell’informazione. Primo tra tutti, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha chiesto di presentare alla famiglia i “sentimenti di solidarietà e all’intera amministrazione della Pubblica Sicurezza il suo partecipe cordoglio”.

Quindi, è stata la volta del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che già nella notte elettorale seguente al ricovero aveva espresso la solidarietà di tutte le istituzioni sulla salute di Manganelli, che pareva verso in via di recupero: “Era un numero uno come poliziotto e per le sue qualità morali”.

Il presidente del Consiglio Monti, quindi, ricorda come Manganelli “è sempre stato un esempio di servitore dello Stato, una guida autorevole e aperta al dialogo”, mentre l’ex premier Berlusconi ha espresso il suo cordoglio per la perdita di “un servitore dello Stato di grande valore. Con il suo innato equilibrio e con la sua azione sempre efficace, Manganelli ha assicurato al corpo della Polizia di Stato una guida intelligente”.

Più criticate invece le dichiarazioni del leader Sel Nichi Vendola che ha scritto sulle proprie pagine social di conservare un ricordo di “Manganelli per la sua limpidezza e umanità. Gli dico addio con sincera commozione. Un vero servitore dello Stato, un sincero democratico, un protagonista intelligente e determinato della lotta contro le mafie.” Parole che, soprattutto su Facebook, molti fan del presidente pugliese non hanno gradito, lasciando in calce al messaggio di cordoglio alcuni commenti critici, talvolta persino offensivi.

E’ intervenuto anche lo scrittore Roberto Saviano, che ha scritto come quello di oggi sia “un giorno doloroso”. Tra i giornalisti, lo ricorda su Twitter, dove l’hashtag #Manganelli è stato il più assiduo della giornata, il direttore della versione web de Il Fatto Quotidiano Peter Gomez: “Grande poliziotto. Lottò contro la mafia, non partecipò al G8 e chiese scusa per quanto accaduto. Rispetto, memoria e commozione”, mentre l‘inviato dell’Espresso Lirio Abbate ne descrive telegraficamente le virtù: “Era il numero uno dei poliziotti. Grande persona perbene.”

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3 COMMENTI

  1. Già, chiedere scusa è il minimo da fare, ma rendersi conto che la formazione deontologica della Polizia di Stato, ed in parte anche il suo addestramento concreto, lasciano enormemente a desiderare, ed è assai più complesso e faticoso. D’accordo che su chi è morto da poco, non è bello infierire, ma non vedo nemmeno perché elogiarlo. Forse un rispettoso silenzio in tali casi sarebbe l’unica soluzione. In questi ultmi anni, la Polizia di Stato non ha fatto brillanti figure, e di certo, quando i fatti si accumulano, la colpa non è solo dei singoli esecutori, bensì proprio di chi sovraintende al tutto. Anche nel caso del ragazzino di Cittadella, (PD), trascinato per i piedi dal apdre (avvocato !!!) quando sarebbe bastato portarlo per mano o sollevarlo e metterlo sulla spalla, verso il quale gli agenti nulla di meglio hanno saputo fare che dargli una mano, giusto perché il bambino non venisse sottoposto al duro attrito stradale, mentre invece avrebbero dovuto impedire al padre di trascinarlo, bensì ordinare di tenerlo per mano. Non va dimenticato neppure che il loro atteggiamento minaccioso verso la dirigente scolastica, che pure rappresentava in quel momento lo Stato (conflitto evidente di poteri), non era affatto rispondente alle necessità del momento. Insomma una prova in più che scusarsi non basta, occorre formare in modo serio e democratico i propri agenti, sull’ovvio criterio che l’uso della forza fisica, quando necessario, va proporzionato alla resistenza effettiva che viene opposta, altrimenti diventa violenza e sopraffazione.

  2. ma questo Servitore dello stato non percepiva 50mila € al mese !! Si è vero che ultimamente la sua pagnotta è stata ridimensionata . ; ci mancherebbe che x quel che introitava non fosse un’eccellenza nel suo mestiere .

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