Come già illustrato in un precedente articolo, entro il 31 dicembre 2012, le Regioni dovevano completare gli interventi di ristrutturazione edilizia per rendere disponibili i locali destinati all’esercizio dell’attivita’ libero-professionale intramuraria, cioè l’attività extra orario dei medici dipendenti delle ASL.

In mancanza di spazi adeguati, le Regioni possono autorizzare l’adozione di un programma sperimentale che preveda lo svolgimento delle stesse attivita’ presso studi privati.

Tale eventuale programma sperimentale, presuppone, entro il 31 marzo 2013, la predisposizione e attivazione di una infrastruttura di rete per il collegamento tra l’azienda sanitaria e le singole strutture nelle quali vengono erogate le prestazioni di attivita’ libero professionale intramuraria.

Entro il 31 marzo le Regioni (e le ASL) si dovranno adeguare, altrimenti le attività professionali autorizzate non potranno continuare oltre il 30 aprile.

A ciò si aggiunga che le norme in materia di razionalizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, hanno costretto diverse amministrazioni statali e locali a dichiarare formalmente la disponibilità di spazi da concedere in comodato ad altri enti pubblici, comprese le ASL. Quindi, è ormai difficile sostenere che le ASL non abbiano spazi adeguati per visite ambulatoriali.

L’attività intramuraria “allargata” è un business non da poco. In primis per gli stessi medici, che, oltre a percepire lo stipendio dall’ASL comprensivo dell’indennità di esclusività, percepiscono in maniera fino ad oggi legittima compensi aggiuntivi che possono arrivare, a seconda i casi, anche a cifre di 50-000-100.000 euro l’anno. Tale attività è stata sempre molto controversa, perchè più il servizio sanitario funziona male con lunghe liste d’attesa, più gli stessi medici e le strutture private guadagnano. Inoltre sono stati innumerevoli i casi di truffe di medici che si facevano pagare “in nero”. Fin dal 1999 l’attività intramuraria doveva essere ricondotta nell’ ambito delle strutture pubbliche, ma di anno in anno i governi hanno sempre concesso la proroga tanto attesa.

Ora la scadenza è stata fissata al 31 marzo 2013 per l’adeguamento, e, in mancanza di esso, oltre il 30 aprile 2013 l’attività non potrà essere svolta.

Già in sede di Conferenza Stato-Regioni il 7 febbraio i rappresentati di quest’ultime avevano chiesto una proroga di sei mesi, di cui però non c’è traccia nel Decreto Ministeriale pubblicato il 12 marzo. Il giorno 13 marzo vi è stato un altro incontro sull’argomento, e anche questa volta le Regioni hanno chiesto una proroga, che molti comunicati stampa hanno dato per sicura o già concessa. Il comunicato della Conferenza Stato-Regioni, invece, non fa cenno di nessun impegno del Governo in tal senso.

Il termine è stabilito dalla legge, e per modificarlo ci vorrebbe una legge o un decreto legge.

Che nei prossimi giorni il Parlamento riesca a fare una legge di proroga, è altamente improbabile.

Anche se il Governo volesse fare un decreto-legge, si scontrerebbe con due problemi: il primo è che essendo un Governo dimissionario, dovrebbe occuparsi solo degli “affari correnti”, tra i quali non sembra rientrare la proroga. Il secondo problema, è che anche emanando il decreto-legge, questo dovrebbe essere convertito in legge entro 60 giorni, pena la decadenza e la conseguente annullabilità di tutti gli atti amministrativi adottati in “medio-tempore”. Ed è ben noto che tra 60 giorni le Camere potrebbero già essere “sciolte”, per una nuova tornata elettorale.

A tal punto, le Regioni potrebbero decidere di “disobbedire”, adottando la proroga con una legge regionale. In tal caso, però, potrebbe entrare in gioco la Corte dei Conti, che nemmeno un mese fa ha già condannato in una sentenza storica ad un mega-risarcimento la Giunta Cuffaro e alcuni membri dell’Assemblea Regionale Siciliana. E’ stata la prima volta che una Giunta Regionale e alcuni membri di un Consiglio Regionale sono stati condannati per un atto formalmente “politico” (e quindi in teoria insindacabile), ma giudicato sostanzialmente amministrativo (e quindi come tale soggetto alla giurisdizione della Corte dei Conti).

In mancanza di novità e dell’infrastruttura di rete, l’esercizio dell’attività professionale intramuraria “allargata” oltre il 30 aprile 2013 sarà considerata priva di autorizzazione, e quindi foriera di danno erariale e di ipotesi di truffa ai danni dello Stato

 

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