Non è notizia nuova, ormai è largamente assodato che la certificazione unica dei redditi, il Cud, non sbucherà più in mezzo alle scartoffie nella buchetta delle lettere sotto casa e nel consueto (e per alcuni rassicurante) formato cartaceo. L’Inps infatti ha reso note le modalità con cui il modulo per la certificazione dei redditi potrà essere reperito: modalità telematica, la prima, tanto semplice per gli abituali della rete quanto obsoleta per chi come, i pensionati e gli over 70, rimangono pressoché integralmente avulsi al mezzo informatico; possibilità di ritiro presso gli appositi sportelli degli uffici postali, la seconda; passare al Caf è la terza; infine mandare una mail o telefonare direttamente all’Inps (numero verde 800.434320) rimane l’ultima, appena lanciata, prassi di ritiro.

L’istituto di previdenza infatti, integrando la circolare n. 32/2013, ha reso pubblica ieri l’attivazione alternativa di altri due canali di trasmissione del Cud: l’e-mail ordinaria, e non PEC, unitamente ai professionisti abilitati. Stando alle nuove direttive i cittadini (pensionati e percettori di ammortizzatori) che sono in possesso di un indirizzo di posta elettronica ordinaria potranno inviare la rispettiva domanda del Cud all’Istituto previdenziale, inoltrandola direttamente all’indirizzo: richiestaCUD@postacert.inps.gov.it. Nella circolare dell’Inps, poi si precisa (in virtù dell’art. 38, terzo comma del dpr n.445/2000) come nella mail di richiesta vadano arrecate in allegato l’istanza firmata e digitalizzata insieme ad una copia, anch’essa digitalizzata  fronte e retro, di un documento di riconoscimento valido del richiedente. Sarà poi l’Inps a provvedere alla spedizione del modello Cud all’indirizzo del mittente.

Seguendo, invece, la seconda pista  di richiesta avvallata ieri dall’Inps, si autorizzano i cittadini a rivolgersi anche alla categoria dei professionisti abilitati all’assistenza fiscale che hanno sottoscritto con l’istituto la convenzione per la trasmissione dei  modelli Red, in corso di validità.  In tal caso  i cittadini sono tenuti a conferire uno specifico mandato, in altre parole una semplice richiesta scritta, da corredare con una copia di un documento identificativo valevole. La documentazione per intero (il mandato unitamente al documento d’identità del cittadino) dovrà essere custodita dal professionista abilitato per essere poi esibita su richiesta dell’Inps. Le due ultime prerogative di rilascio del Cud si inseriscono dunque tra le disposizioni previste dalla tanto contestata manovra di spending review inclusa nella legge di stabilità 2013, approvata dal Governo Monti lo scorso dicembre. In vista di un risparmio auspicato che si aggirerebbe intorno ai 25 milioni di euro, solitamente spesi dall’Inps per stampa, spedizione e consegna del Cud, la normativa che taglia le spese pubbliche  non sembra aver fatto i conti con i diretti interessati.


15 milioni di pensionati oggi si ritrovano completamente spiazzati dinanzi la svolta tecnologica assunta dalla certificazione reddituale: alle porte dei centri di assistenza fiscale si stanno formando code interminabili, e i centralini dell’Inps sono presi d’assalto dai contribuenti che esigono maggiori chiarimenti. La proposta di ieri, che consente l’ampliamento dell’offerta degli ‘intermediari’, giunge quindi come un appiglio opportuno, una manovra che dovrebbe (si spera) agevolare le richieste del certificato, e così snellire lo stallo che pare già ostruire le procedure. “Siamo attrezzati per rispondere alla domanda  -assicura Valeriano Canepari, coordinatore della Consulta dei Caf– grazie alla convenzione con l’Inps abbiamo già i Cud dei 9 milioni di pensionati assistiti lo scorso anno e possiamo fornire anche stampa in pdf”.

“Non c’è niente di male -aggiunge Rosario Trafiletti, presidente dell’associazione Federconsumatori– nel tentativo di tagliare i costi e risparmiare tonnellate di carta, ma tutti devono ottenere la possibilità di ottenere il cartaceo gratis”, conclude. Infatti il reperimento del modello Cud presso gli sportelli postali prevede, per ora, il suppletivo versamento di 3,30 euro per l’ottenimento della stampa del certificato. Non resta che auspicarsi che l’aggravio di disagi, arrecato ai pensionati contribuenti, sollevi effettivamente lo Stato dall’onere dei 40 milioni di euro l’anno che la consegna cartacea del Cud a domicilio comportava. In fondo cosa sono 3 euro rispetto a 40 milioni?


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2 COMMENTI

  1. Non facevano prima ha chiedere di trattenere i 3 euro direttamente dalle pensione e a chi ne avesse fatto richiesta di averlo gratis via telematica.
    Già gli anziani si devono spostare ai vari caf per la denuncia dei redditi, molti dei quali se non la metà devono incaricare altri se possono e anche trovando la disponibilità.
    Con questa novità si rischia che alcuni non si vedano ricevere la pensione (già per molti misera) per colpa del cud non arrivato così di conseguenza da non poter fare la dichiarazione del reddito.

    rigor monti ha messo in ginocchio l’italia

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