Oggi i cardinali elettori europei sono numericamente gli stessi di quelli provenienti dagli altri continenti. E’ questo il nucleo di un intervento di Marco Roncalli pubblicato dal Corriere della Sera, sul profilo ideale che dovrà avere il papa neoeletto.

Aprendo la sua riflessione, Roncalli cita le parole datate 1958 di don Primo Mazzolari, prete della bassa Padana, mentre il mondo attendeva la notizia che poi avrebbe comunicato dell’elezione al soglio pontificio di Giovanni XXIII, al secolo papa Angelo Roncalli: “Non osiamo chiedere nulla. Ma se il signore, usandoci pietà, scegliesse per la sua Chiesa l’ultimo dei suoi sacerdoti e gli mettesse sulle labbra la sua parola e nel cuore tale apostolica fermezza da ripeterla senza riguardo di persona, il resto, inutile e ingombrante arriva sin sulle soglie del conclave con strane congetture, gratificando di straniero un papa non “italiano”, come se la cattolicità tenesse conto della genealogia…”

Insomma, una requisitoria contro le “etichettature” del pontefice, alla mera provenienza geografica, quando il Conclave era riunito per eleggere quello che passò alla storia come il pontefice più incisivo per la dottrina ecclesiastica nel XX secolo. 

Proseguendo la riflessione, Marco Roncalli nota che quelle stesse parole furono pronunciate in anni in cui mancava da 5 secoli un pontefice non nativo dello stivale, una strada che avrebbe portato all’elezione di Giovanni Paolo II ma che sarebbe stata “spianata da Pio XII, il 18 febbraio 1946, creando 32 nuovi porporati di cui 28 non italiani”.

Come tradurre questi precetti nella società odierna, dunque? “Oggi i confini sono più mentali che territoriali – scrive Roncalli – ma restano le sproporzioni nella composizione stessa del Sacro Collegio”. Eppure, viene sottolineato come, se oggi gli equilibri tra Europa e “resto del mondo” sono ormai bilanciati, un secolo fa la situazione era radicalmente diversa, un rapporto di due terzi contro uno.

Ecco, insomma, che a parere di Roncalli oggi come non mai si ravvisa l’urgenza di un papa “glocal” che sappia coniugare quanto di buono è emerso con l’affermazione del villaggio globale e, insieme, capace di trarre il meglio dalla terra in cui il magistero della Chiesa è svolto. “Nessuna realtà al mondo – nota il saggista – è glocal quanto la Chiesa cattolica, l’unità radicata nella comunione di fede e promossa a livello universale dal ministero del papa”.

Va ricordato che proprio quella di papa Giovanni XXIII non fu un’elezione semplice: furono necessari ben 11 scrutini prima di trovare un accordo, che, infine, però, si dimostrò tanto complicato quanto azzeccato. Magari le decisioni più sofferte sono anche quelle più indovinate.

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