Paese che vai, Papa che trovi. Anche la stampa internazionale fa ipotesi sul successore al Soglio: c’è chi auspica la “volata del campione nazionale” e chi invece tira un calcio all’avversario ben piazzato; tutti si susseguono nel tracciare l’identikit del più papabile ed è inevitabile la sfogliata dei luoghi comuni. E’ statunitense (oltre che britannico) il fulmine riservato al front runner italiano Angelo Scola accusato di eccessivo attaccamento politico. “Solleverò il caso Comunione e Liberazione in Conclave fa sapere al Wall Street  Journal un cardinale europeo che rimane top secret. Il quotidiano finanziario americano punta il dito contro i legami che vincolano l’arcivescovo di Milano al movimento di don Luigi Giussani, giudicati “alienanti” per i voti espressi dagli italiani.

Anche il britannico Guardian, non senza forzature, associa le prospettive di elezione di Scola con le manovre dell’antimafia per appalti e forniture agli enti ospedalieri lombardi, recriminando all’alto prelato l’infausta amicizia di lunga data con l’ex governatore della Ragione Lombardia, Roberto Formigoni. Lo stesso Guardian, che per il confronto elettorale italiano aveva offerto ai lettori inglesi una specie di gioco dell’oca, ora propone il passatempo “Scegli il tuo Papa”. E’ invece tutta brasiliana la convinzione secondo cui il compatriota Odilo Scherer, come rimarcato da un docente dell’Università cattolica brasiliana, Francisco Borba, ed avallato dalle più importanti testate carioca, non possa poggiare sul supporto unanime dei porporati brasiliani.

Non mancano poi le opinioni di altri media prestigiosi: le Monde paventa un Conclave sfornito di “personalità dominanti”, la Bbc non mette nessuno in testa alla lista, Libération rilancia la sfida del Papa nero, infine El Mundo gioca la carta del Sudamerica. A contrario dei media, la diplomazia internazionale rimane entro la cerchia della prudenza. La tesi che si sostiene segnala come l’elezione del Papa possa spostare gli assetti geo-politici delle potenze economiche mondiali a prescindere dalla rispettiva provenienza geografica. Se tuttavia si pensa all’elezione di Wojtyla, la lampadina che si accende rimanda subito alla caduta del Muro, facendo poi sembrare non tanto irrealistico il peso dell’ascendenza geografica. Non pare dunque così utopistico ritenere che la designazione di un Pontefice cinese possa in qualche modo aprire un varco nella rotta del più grande, e autoritario, impero del XXI secolo. Pechino, infatti, ad un probabile Pontefice cinese non ci pensa minimamente.


Sugli altri fronti invece, i grandi Paesi sembrano restare esclusi: Spagna e Francia non sventolano candidati, Polonia e Germania ci sono ‘appena’ passate; tra i più piccoli poi Austria, Belgio e Ungheria sembrano non credere affatto nei rispettivi ‘delegati’. Discorso a parte è quello che tocca i cardinali extra-europei: un Papa africano o sudamericano per esempio non si limiterebbe a spostare i riflettori su quei cattolicesimi, troppo spesso ignorati dai ‘curiali romani’, bensì contribuirebbe a rendere quei continenti un po’ meno estranei all’attenzione mondiale. Anche un Papa dal Nordamerica non sarebbe ininfluente: crescerebbe con lui l’egemonia cattolica, peraltro sempre più forte, dell’area settentrionale che si estende oltre l’Atlantico.

Quanto all’Asia il nome che emerge è quello del papabile filippino, di madre cinese, Luis Antonio Tangle, innalzato ai primi posti dal Daily Mail quale Papa Facebook n. 1. Sono pochi in realtà a credere su una sua possibile nomina: troppo giovane, si dice, (55 anni) e con poche esperienze direttive. Denominatore comune ai commenti della stampa estera: l’auspicio della necessaria riforma dello Ior, l’istituto bancario curiale attanagliato da ipotesi di riciclaggio e mancata trasparenza, unitamente a quella più generale dell’apparato ecclesiastico, macchiato dagli innumerevoli episodi di pedofilia.


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