Le pressioni esterne in Italia non sono affatto una novità. Ma questa volta, dopo anni di incertezza economica, crac finanziari e rischio Grecia, è naturale che il Belpaese sia in vetta alle preoccupazioni dei maggiori investitori mondiali.

Così, nel fine settimana potrebbe non verificarsi soltanto una grande tempesta di neve, secondo quanto le previsioni meteo annunciano da giorni. In arrivo potrebbe essere una nuova scossa ai mercati, magari con la speranza di togliere gli ultimi dubbi ai tantissimi elettori italiani ancora indecisi.

Non è un segreto, infatti, che i “colletti bianchi” di Blackrock e Larry Fink  – due tra le maggiori società d’investimento al mondo – che sono attesi nelle prossime ore nelle maggiori città italiana, in rappresentanza di quasi quattromila miliardi di dollari, secondo le ultime stime del 2012.


A questo proposito, la sortita italiana dei broker è quella di puntare dritto agli istituti di ricerca dei sondaggi, al fine di dare una sbirciatina ai dati che tanto faticosamente la legge cerca di tenere celati all’opinione pubblica.

Dall’esito delle elezioni italiane, infatti, i mercati sono ben consci che dipenderà molto della politica finanziaria del nostro Paese: riprova, ne sia l’atteggiamento opposto adottato dal governo Berlusconi e dal successore tecnico Mario Monti, con annesse reazioni antitetiche delle Borse internazionali.

Insomma, se i dati che gli ambasciatori di Blackrock si troveranno di fronte non dovessero soddisfare le loro attese, è possibile che, nei prossimi giorni, sulle maggiori piazze finanziarie il clima cambi radicalmente nei confronti del nostro Paese.

Solo una settimana fa, non a caso, con l’ultima asta di Btp con scadenza 2015, si è calcolato che 6 acquirenti su 10 provenissero da un Paese straniero, fiducioso nella vendita per la garanzia di copertura assicurata dalla Bce sui titoli entro i tre anni. Altra questione, invece, quella delle emissioni a più lunga scadenza: qui, i potenziali interessati stanno temporeggiando, anche sulla base degli scandali che hanno investito alcune colonne dell’economia italiana negli ultimi tempi, Montepaschi e Finmeccanica su tutti.

E poi, c’è lo spread. Ancora docile, su livelli controllabili, il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi rischia di essere la vera bomba del post voto. Se dalle urne, infatti, dovesse scaturire una situazione di ingovernabilità, con conseguenti incognite sulle strategie economiche del governo incaricato, allora sarebbe l’incertezza a dominare la scena, innescando l’indicatore più inviso ai mercati, che già in passato è riuscito nell’impresa che scandali, inchieste e processi non avevano saputo realizzare: mandare a casa Berlusconi.

Così, non è da escludere che già in chiusura di settimana una prima fibrillazione potrebbe arrivare, un po’ come avvertimento in caso di deriva post elettorale senza sbocchi chiari, un po’ come “test” della credibilità generale della politica economica italiana, a poche ore da un appuntamento cruciale come le elezioni politiche. Un evento la cui portata, dunque, va ben al di là dei meri confini nazionali.


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