Corrado Passera l’ha presentata il 16 ottobre scorso avviando una consultazione pubblica per tutti i soggetti interessati che volevano presentare le proprie osservazioni. Dopo una serie di bozze, secondo voci del ministero, si dovrebbe essere arrivati ad un testo finale. Trattandosi di un atto di indirizzo, la Strategia energetica nazionale (SEN) dovrebbe assumere la forma di un decreto ministeriale o del Consiglio dei ministri. Il tempo, tuttavia, è tiranno, visto che a breve ci saranno le elezioni, ma al ministero contano di riuscire a chiudere il tutto entro il 20 marzo prossimo. L’iniziativa del Governo Monti, sebbene contenente una serie di linee guida, costituisce un elemento importantissimo in quanto in Italia l’ultimo documento strategico programmatico sul comparto dell’energia risale al Piano Energetico Nazionale del 1988.

Tale ritardo è a dir poco inspiegato in quanto in Italia l’energia costituisce da troppo tempo una delle principali ostacoli alla crescita. Prezzi elevati, carico fiscale eccessivo e carenza infrastrutturale costituiscono un peso eccessivo sia per le famiglie che per le imprese. Quest’ultime, in particolare, che vivono per lo più di esportazioni, si trovano costrette a competere ad armi impari con i gli altri competitors.

In Italia, infatti, il prezzo dell’elettricità e del gas è il più caro dell’Unione europea. Mentre nel 2012 i prezzi del megawattora elettrico sono scesi in Germania (-16,7%), Spagna (-5,4%) e Francia (-4%), in Italia sono invece aumentati del 4,5%. Per quanto riguarda le bollette, inoltre, si arriva a pagare rispetto ai paesi europei concorrenti fino al 40% in più sull’elettricità e il 20/25% in più sul gas. Costi che dipendono solo in parte (circa il 40/50%) dal prezzo della materia prima, il resto è dovuto alle tasse a agli altri oneri di sistema (tra questi gli incentivi al fotovoltaico costituiscono la voce più cospicua).


A ciò si aggiunge la mancanza di sicurezza degli approvvigionamenti. La dipendenza energetica dall’estero è infatti preoccupante. L’84% del fabbisogno energetico italiano è coperto da importazioni. Il dato si confronta con una quota di importazioni medio nell’Europa a 27 significativamente più basso, pari al 53%.

A questi problemi la SEN cerca di dare una risposta predisponendo uno scenario di medio termine (sino al 2020) e affrontando in modo sistematico la riorganizzazione dell’intero comparto dei settori dell’energia in funzione di quattro obiettivi principali da raggiungere:

1. ridurre il costo dell’energia per cittadini ed imprese;

2. raggiungere e superare gli obiettivi ambientali definiti dalla c.d. strategia europea del 20/20/20;

3. garantire la sicurezza energetica del Paese riducendo la dipendenza dall’estero;

4. favorire la crescita sostenibile attraverso lo sviluppo del settore energetico.

I suddetti obiettivi dovranno essere perseguiti attraverso sette priorità di intervento:

1. promozione dell’efficienza energetica;

2. promozione di un mercato del gas competitivo, integrato con l’Europa e con l’opportunità per l’Italia di divenire il principale hub sud-europeo;

3. sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili anche superando gli obiettivi europei ma contenendo gli oneri conseguenti in bolletta;

4. sviluppo di un mercato elettrico pienamente integrato con quello europeo;

5. ristrutturazione dell’industria nazionale della raffinazione e della distribuzione carburanti;

6. sviluppo sostenibile della produzione nazionale di idrocarburi;

7. modernizzazione del sistema di governance dell’energia con l’obiettivo di rendere più snelle e veloci le procedure decisionali

L’Antitrust, nel suo Bollettino del 28 gennaio scorso, ha pubblicato una segnalazione indirizzata al ministro dello Sviluppo economico dal titolo “AS1006 – Strategia economica nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile”. L’Authority, dopo aver sottolineato il proprio apprezzamento sull’iniziativa del Governo Monti, ha evidenziato una serie di criticità.

Il Garante della concorrenza, in particolare, ha osservato che sul tema del mix tecnologico, la SEN non sembra fornire risposte soddisfacenti. Secondo il documento predisposto dall’esecutivo, nel 2020, quasi tutta l’energia elettrica italiana sarà prodotta da gas naturale ed energia rinnovabile: quest’ultima dovrebbe coprire il 38% del fabbisogno elettrico, rispetto al circa 27% attuale; il gas dovrebbe coprire un ulteriore 38%, rispetto all’attuale 45%, con il restante 24% coperto da carbone (14%) ed import (10%). Non pare all’Autorità che dato questo mix produttivo, “si possa prevedere una sostanziale riduzione del prezzo dell’energia elettrica in Italia a meno di non ottenere risultati straordinari sul fronte della diminuzione del prezzo del gas naturale”.

Nella segnalazione si legge poi che l’Autorità da molti anni osserva con preoccupazione che, per un insieme articolato di motivazioni, il completamento del piano di potenziamento della rete di trasmissione nazionale da parte di Terna non viene a compimento. L’Autorità suggerisce quindi di prevede “la possibilità che la Sen individui indirizzi, che trovino poi l’attuazione dell’Autorità per l’energia, che prevedano anche la presenza di misure di penalizzazione dei ricavi di Terna, qualora le opere previste non entrino in funzione nei tempi prospettati

L’incentivazione alle fonti rinnovabili grava attualmente sul sistema sia dal lato dei produttori di elettricità da fonti convenzionali (come oneri per l’acquisizione dei c.d. certificati verdi), che dal lato degli utilizzatori finali (nella voce oneri generali della bolletta). L’Autorità sul punto ha segnalato l’eccessivo peso che dal 2013 deriverà dalla sovrapposizione, a carico di alcuni soggetti produttori, sia dell’obbligo di pagamento dei certificati verdi, sia dei costi connessi alla partecipazione a titolo oneroso al sistema dei diritti di emissione della CO2. A ciò si aggiungono, secondo l’Authority, alcuni profili discriminatori, in particolare a danno delle piccole e medie imprese energivore, insiti nelle attuali modalità con le quali i c.d. “oneri generali di sistema” vengono ripartiti tra i consumatori industriali. L’Antitrust ritiene quindi che la Sen, nella sua formulazione definitiva, debba affrontare questi temi in maniera più incisiva di quanto già fatto nella sua attuale formulazione.

Nella suddivisione dei poteri tra livello centrale e locale, secondo l’Authority è giunto il momento di riflettere a fondo sull’attuale struttura del titolo V della Costituzione, suggerendo di escludere l’energia dalle materie sottoposte alla legislazione concorrente e a ricondurla sotto la competenza esclusiva dello Stato.

L’Antitrust ha, infine, sottolineato la necessità d’interventi di razionalizzazione dell’industria della raffinazione e nella rete di distribuzione dei carburanti al fine di ridurre i prezzi attuali, non competitivi con gli altri paesi europei. Nella distribuzione, per l’Autorità, è necessario procedere sulla strada delle liberalizzazioni, rendendo accessibili le infrastrutture logistiche ed i prodotti non controllati dalle società petrolifere verticalmente integrate. In questo contesto le iniziative relative alla creazione di mercati organizzati della logistica e del prodotto appaiono particolarmente opportune. Un altro aspetto sottolineato è quello relativo alla necessità di una ristrutturazione dell’industria della raffinazione nazionale: una maggiore disponibilità di depositi primari da parte di operatori non integrati verticalmente potrebbe favorire l’approvvigionamento di prodotto da parte di operatori indipendenti.

Il prossimo Governo, a prescindere da chi vinca, dovrà quindi confrontarsi con questo enorme problema che si protrae da troppo tempo, adottando provvedimenti concreti in attuazione degli obiettivi prefissati dalla SEN. La stessa Confindustria nel suo progetto dello scorso gennaio “Crescere si può, si deve”, contenente una serie di proposte per un piano pluriennale d’intervento che consenta di far ripartire il nostro Paese, sollecita il prossimo Governo a “far diventare gli indirizzi contenuti nella Strategia Energetica Nazionale le linee di impegno strutturale del Paese per gli orientamenti della politica energetica nazionale”.

Tra le tante cose dette in questa “interminabile” campagna elettorale il tema dell’energia è stato più volte affrontato dai principali esponenti politici ed è presente in tutti i programmi elettorali. Anche se è lecito dubitare sul seguito di tali affermazioni, si riporta di seguito una breve sintesi delle posizioni dei partiti che saranno i principali protagonisti nella prossima legislatura.

Partito democratico: vuole una energia al servizio dello sviluppo. La riconversione ambientale dell’economia può rappresentare, “una vera opportunità di crescita economica“. È favorevole alla previsione della SEN di fare dell’Italia un hub sud europeo del gas e allo sviluppo di infrastrutture come gasdotti, rigassificatori e stoccaggi. Sulle rinnovabili è favorevole ma selezionando gli incentivi e premiando la crescita di una filiera industriale italiana. Spinge per la “diversificazione delle fonti e delle rotte geopolitiche del gas” e “non demonizza” la produzione nazionale di idrocarburi, da valutare caso per caso. È necessario infine ridurre il costo della bolletta energetica sia per le famiglie che per le imprese.

Popolo della libertà: incentivi e meno tasse sono i due perni del programma in materia di energia. Oltre alla diminuzione delle accise, si punta a “favorire la concorrenza nel settore energetico e contrastare gli oligopoli“. Si dovrà continuare a sostenere lo sviluppo del “sistema di incentivi per le rinnovabili senza creare rendite di posizione dannose”. Sostanzialmente accetta le linee della SEN ma punta ad una sua estensione del 2020 al 2050 e a vincolarne l’applicazione con voto parlamentare.

Monti: continuare la strada intrapresa dalla SEN per dare all’Italia “un’energia meno costosa, più sicura e più sostenibile”. Sì ai rigassificatori e stoccaggi, alla modifica del titolo V della Costituzione, al dibattito pubblico sulle grandi opere. Previsto anche l’ampliamento della rete elettrica e delle integrazioni con l’Europa. Per benzina e gasolio, avanti sulla razionalizzazione della rete dei distributori.

Non ci resta, quindi, che sperare che il prossimo legislatore sia più lungimirante dei sui predecessori e che intervenga finalmente in modo organico prevedendo una programmazione capace di consentire all’Italia di liberarsi da questo enorme gap che da troppo tempo condiziona sia le famiglie che le imprese. Se non altro sperare, in campagna elettorale, è d’obbligo!

 


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