Il giorno di San Valentino del 2011, nasceva LeggiOggi.

L’obiettivo, uno solo, fondamentale: scrivere di diritto a 360°, ma in modo diverso, semplice, comprensibile, originale, ironico, arguto.

Scrivere di un diritto che abbia i piedi ben saldi nella società, che si muova tra la gente, che serva a risolvere i problemi quotidiani. Un diritto utile.


Sono passati due anni, non sappiamo se ci siamo riusciti. Forse sì, forse no. Comunque ci abbiamo provato.

E oggi, che ci ritroviamo davanti ad una delle crisi economiche più devastanti della storia, non possiamo non farci/vi queste domande: che ruolo può avere il Diritto nell’affrontare questi tempi bui? Come può esserci utile per superare questo difficile momento?

Cari lettori, cari blogger, vi chiedo di intervenire.

Grazie,
Carmelo Giurdanella

P.S.
In calce, i primi interventi a caldo, di Giovanni Maria Riccio, Tiziano Solignani, Antonio Capitano, Matteo Spatocco, …


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19 COMMENTI

  1. Caro Carmelo,

    da studioso di materie umanistiche, confesso di avere sempre nutrito un po’ di diffidenza nei confronti del diritto ed in quella che io vedevo come la sua volontà di “etichettare” il mondo e l’intera esperienza umana nello spazio ristretto di un articolo o di un comma. L’incontro con LeggiOggi mi ha invece aperto gli occhi su quello che in realtà mondo variegato, dinamico, vivace, in continua evoluzione con la società stessa e pronto – proprio per questo – a mettersi continuamente in gioco.
    Se è vero, come diceva Benedetto Croce, che “nonostante la loro natura sia astratta, di leggi non si è mai fatto e non si può far di meno”, penso che questo sia a maggior ragione vero oggi. Anzi, “il diritto al tempo della crisi” è tanto più necessario per quella che è forse, o comunque dovrebbe essere, la più grande missione degli uomini di legge (e della politica): ridare speranza e dignità agli ultimi.
    Tanti auguri LeggiOggi, anche se in ritardo! E buon lavoro a tutti!

    Fabio Giambi

  2. Caro Carmelo,

    se è vero, com’è vero, che questa crisi è anche valoriale, che è soprattutto frutto delle distorsioni provocate dalle deviazioni del Potere, economico, politico, finanziario (basti pensare al gioco dei derivati o al sacrificio dei diritti fondamentali sull’altare dell’economia speculativa); se così è, allora il diritto è una risposta, una difesa, da aggiornare e affinare continuamente, di quei diritti, come vuole l’articolo 24 della Costituzione, risposta ben cristallizzata da Giuseppe Ugo Rescigno:
    “Il potere non ha alcun timore di quelli che propongono idee utopiche e alternative, perché sa bene che queste verranno smontate all’atto pratico con poca fatica. No, il Potere (con la p maiuscola) ha invece paura di tutte quelle critiche razionali e motivate, che sono basate su un’analisi corretta della realtà. Perché sono quelle, le più ficcanti”.

    Auguri e buon lavoro a tutti.

  3. Egregio Direttore, il tuo quesito merita ben più di un commento da inserire in queste poche righe. La crisi di cui parli è un drammatico dato di fatto, mentre il diritto è un formidabile strumento che gli esseri umani usano, ed affinano work in progress, fin dalla loro esistenza su questa terra, per regolare i rapporti con e tra i propri simili. Su qualcosa del genere abbiamo già avuto occasione di riflettere su questo quotidiano a proposito di “Il contratto sociale e i siciliani in tempo di crisi”, ma il difetto di esaustività dell’argomento ivi trattato richiede, evidentemente, un ulteriore sforzo di pensiero. La tentazione di recuperare qui alcuni riferimenti filosofici per contestualizzare la questione è in re ipsa, ma le esigenze di “semplicità”, che pure riecheggiano in alcuni dei commenti che ho letto con piacere ed interesse, mi obbligano a frenare il mio istinto metagiuridico. E tuttavia, sento la necessità di cogliere il tuo invito e di evidenziare, sia pure in breve, ciò che penso in merito. Il diritto per gli uomini è come il farmaco per gli ammalati. Maggiori sono le patologie di cui soffre l’ammalato maggiori sono le dosi e le tipologie dei farmaci che lo stesso è costretto a somministrarsi. Così, all’aumentare dello stato di crisi di una società aumenta l’esigenza di immettere forti dosi di diritto. Del resto, una società in crisi valoriale, prima ancora che politica ed economica, non può non contaminare tutti i rapporti tra i consociati, con il rischio, per nulla remoto, di ingenerare un processo autodistruttivo. Non bisogna mai dimenticare che le barbarie dell’umanità non appartengono solo alla storia arcaica ma anche a quella del secolo scorso, molto più contemporanea e vicina ai nostri tempi. L’homo homini lupus di Hobbesiana memoria, consapevole dei propri limiti antropologici, ha ceduto ad un soggetto terzo (il Leviatano) una consistente fetta delle rispettive quote individuali di sovranità con il chiaro obiettivo di avere assicurata la pacifica convivenza tra i propri simili, attraverso l’uso accorto del diritto e della legge. In un contesto paradisiaco, a cosa servirebbe rivendicare i diritti umani o i diritti fondamentali dell’uomo, visto che mai nessuno si sognerebbe di metterli in discussione o a repentaglio. Il diritto nasce quindi da un bisogno negato. Se si vive in un contesto in cui tutti i bisogni individuali e collettivi sono soddisfatti non vi è alcuna necessità di inventare la regola da fare rispettare e quindi il diritto. Corollario di questo ragionamento è che in un contesto di crisi come quello in cui viviamo, al fisiologico aumento dei bisogni negati aumenta inevitabilmente l’esigenza di avere assicurati sempre maggiori diritti. Alla tua domanda rispondo quindi che, ahimè, il diritto in tempo di crisi avrà un ruolo sempre più crescente e vitale. Tuttavia, la nuova sfida a cui tutti siamo chiamati (giuristi e non) non è più quella di ricercare un diritto concepito nella dimensione quantitativa, cioè in una nuova generazione di diritti da aggiungere a quelle già esistenti, ma nel veicolare la prospettiva del diritto, attraverso una coscienza collettiva condivisa che faccia del diritto non più il riconoscimento di un bisogno negato ma la proiezione di un naturale e ordinato sviluppo dell’uomo aristetotelicamente inteso come “animale sociale”. In questo senso appare pertinente, e parecchio attuale, quanto già sostenuto dal giurista tedesco dell’800 Friedrich Carl von Savigny, secondo cui, riferendosi al diritto positivo, “ciò che interessa ai cittadini non è solo la certezza del diritto, ma anche la “prevedibilità” del diritto” .

  4. Scrivere di diritto in modo diverso, semplice, comprensibile, originale, ironico, arguto;
    ….lo trovo per molti versi utile ed anche divertente. Appagante!
    Quando poi il diritto si applica, più che descriverlo alle genti, vedo in Lui (spesso) sfaccettature auree, che permettono di distinguere le democrazie primitive da quelle avanzate, sofisticate.
    Un “diritto semplice” rischia di essere quello imposto dalla maggioranza ed obbedito obtorto collo dalle minoranze.
    Invece Noi, che miriamo alla democrazia avanzata, sappiamo che il diritto con il suo corredo di istituzioni, di procedure e di distinzioni (e persino di attese e di lentezza) è un baluardo in protezione dei diritti fondamentali. Una bilancia di precisione!
    Ad arginare il potere della maggioranza, infatti, abbiamo istituzioni non elettive, legittimate più dalla competenza dei componenti, piuttosto che dal voto elettorale, che mirano ad impedire alla maggioranza di abusare del suo potere.
    Allora, per quanto mi riguarda, va benissimo umanizzare il diritto e possibilmente semplificarlo, ma senza mai perdere di vista il suo grande e sofisticatissimo ruolo.
    Alcuni danno ai giuristi degli “snob”; più vado avanti, più mi rendo conto che se ne potrebbe anche andare fieri!
    W LEGGI OGGI, buon compleanno

    Alessandro Gagliardi

  5. Caro Direttore,scrivo in qualità di blogger per LeggiOggi da qualche mese dopo aver scoperto questo giornale on-line che parla di diritto e ora anche politica ed economia in maniera alternativa rispetto alle tradizionali riviste,in maniera più comprensibile ma non meno efficace e professionale,un modo di pensare e scrivere giuridico più vicino alla società che deve essere regolata da questa nobile scienza,per far capire a chiunque lo voglia il contenuto del nostro ordinamento giuridico ed i suoi effetti che quotidianamente si manifestano nella comunità,dico tutto ciò perché il diritto(come successo in altre epoche storiche) è tra gli attori principali chiamati ad abbattere la crisi ma non potrà assolvere al suo compito se non segue il faro guida dei diritti fondamentali di una società democratica,l’Italia è stata da sempre la patria dello IUS,qui ci sono le menti e gli strumenti per ristabilire l’uguaglianza,la libertà,la giustizia(vedesi il grande insegnamento di Cesare Beccaria o la nostra costituzione) nella società ma l’importante e prenderne consapevolezza ed agire di conseguenza perché vari settori del diritto soffrono e se soffrono questi settori soffre la collettività vedesi per esempio il diritto del lavoro ridimensionato,il diritto tributario svuotato dei suoi principi costituzionali,un diritto amministrativo ritornato ai tempi dello stato fortemente centralista,per non parlare delle procedure che minano ogni giorno l’autorevolezza e il prestigio delle leggi alimentando il desiderio di risolvere i conflitti sociali per altre vie;tornando al discorso di prima, parlare diversamente di diritto è un modo non solo per far capire meglio alle persone i vari meccanismi dello Stato ma anche alimentare con loro una discussione per avere dei contributi e capire come deve muoversi il diritto nei nuovi assetti socio-economici-culturali,tenendo però ferma la barra dei diritti fondamentali che mai potranno tramontare se si vuole avere un mondo più giusto.

  6. Gentile Avv. Giurdanella,
    la crisi che stiamo vivendo è prima di tutto il risultato della crisi di un modello economico, politico e sociale che, evidentemente, non è più sostenibile.
    Tutto va ricostruito e, di conseguenza, bisogna ripartire dai principi.
    Il ruolo del Diritto, in questo percorso, è dare legittimità al percorso che si dovrà intraprendere (e che dovrà essere compiuto dalla politica, che deve tornare ad avere un senso ed un ruolo).
    Il Diritto potrà dare legittimità solo a un percorso che si fondi sul diritto internazionale dei diritti umani.
    Occorre applicare seriamente la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti Umani, anzitutto mediante l’ introduzione del reato di tortura nel Codice Penale e la risoluzione della piaga dell’irragionevole durata dei processi.
    Si dovrà rivedere la normativa in materia di immigrazione.
    La stessa ripresa economica, prima ancora che basarsi su ricette, dovrà poggiare su una adeguata qualificazione giuridica.
    Ad esempio, se è vero che il nostro futuro è nella sostenibilità, allora occorre una adeguata Tutela Penale dell’Ambiente, attraverso l’introduzione di un titolo autonomo nel Codice Penale dedicato ai reati ambientali e il pieno adeguamento dell’ordinamento alla Direttiva 2008/99/CE
    Occorre garantire che la ripresa avvenga in condizioni di piena legalità, attraverso adeguate misure in materia di reati amministrativi e finanziari, anzitutto inasprendo le misure anticorruzione e mettendo mano alla legislazione in materia di riciclaggio dei proventi illeciti.
    Occorre rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia, recependo ed applicando adeguatamente tutti gli strumenti previsti dall’UE in materia.
    Le basi giuridiche ed i riferimenti internazionali sono già presenti, ed in base ad essi si può aggiornare l’ordinamento e creare un quadro giuridico nel quale realizzare nuove politiche.
    La ringrazio per l’opportunità di questo commento .

    Simone Grillo

  7. Bella domanda, Direttore!
    La risposta potrebbe essere semplice se il diritto fosse percepito come una luce possibile “in questi tempi bui”…
    Purtroppo non è così.
    Il diritto resta per i cittadini solo un’utopia, non risolve i problemi quotidiani (troppo spesso li complica addirittura e persino ne crea a causa della sua gestione…) e non si muove affatto tra la gente mentre per noi, “operatori del diritto” resta una “relazione complicata” …
    Ma tutto questo non deve rappresentare una rinuncia bensì una sfida da continuare anche in tempi ancora così difficili, dando un senso diverso all’agire di ognuno, creando esempi positivi che possano aiutare le giovani generazioni ad affrontare meglio un futuro così complicato ma che sarà loro solo se il diritto diventa un modo di pensare e non solo un insieme di regole percepite come “gabbie” dalle quali uscire ma abiti comodi da indossare e nei quali sentirsi completamente a proprio agio…
    LeggiOggi è un’esperienza bellissima, nata con coraggio, che prosegue con entusiasmo perché solo così è possibile scovare le energie nascoste dentro ognuno di noi… il puntino di luce in fondo al tunnel.
    Oggi sono particolarmente contenta perché in questo gruppo di “folli affamati” ho ritrovato molti amici con i quali condivido la speranza che l’utopia sia la luce…
    Maria Giuliana Murianni

  8. Caro Carmelo,
    “Scrivere di un diritto che abbia i piedi ben saldi nella società, che si muova tra la gente, che serva a risolvere i problemi quotidiani. Un diritto utile”
    Queste parole rimangono addosso (o dentro, non saprei) mentre osservo il mio gatto, fuori. Nel giardino.
    Si muove come se non riconoscesse più percorsi compiuti chissà quante volte. E’ come se si smarrisse. E questo smarrimento mi sembra sempre più frequente. A volte, ma solo certe volte, scendo giù – il giardino è più basso della casa – lo chiamo, si avvicina e facciamo il percorso verso la porta come vecchi compagni. Tra un po’ sarà lui (penso sorridendo) che verrà a cercarmi, a ricordarmi la strada di casa è che e tempo di rientrare.
    Il “nuovo” diritto (ma sarà poi giusto parlare così?) consente di parlare alla gente e di scrivere in modo che serva a risolvere i problemi?.
    Tutta la legislazione recente mi provoca la stessa sensazione che il giardino, ora, provoca al gatto (spazio che dovrebbe conoscere come nessun altro). Di smarrimento.
    “che ruolo può avere il Diritto nell’affrontare questi tempi bui? Come può esserci utile per superare questo difficile momento”
    Il diritto ha avuto e avrà un ruolo. Parlarne e scriverne “in modo diverso, semplice, comprensibile, originale, ironico, arguto”, anche (soprattutto). Ma questo diritto? Di questo diritto? Che sembra funzionale ad impedire che si possa parlarne in modo diverso, semplice, comprensibile, originale, ironico e arguto, non saprei cosa dire.
    Nelle “cose” messe su Leggi Oggi io ci ho provato. Su Leggi Oggi si può fare, finché continuerà ad esistere almeno ci si potrà cimentare.
    Finché ci sarà il giardino, con il gatto, si continuerà a giocare, a fingere (spero) di smarrirsi solo per il piacere di ritrovarsi. Di fare insieme, ancora, la strada verso la porta di casa.
    Auguri Leggi Oggi.

  9. Ho sempre pensato che i periodi di crisi aiutino a riflettere, a porsi delle domande.
    Nel buio, nelle avversità pian piano prendono forma le idee e i progetti, le certezze vacillano, le teorie e le convinzioni si stravolgono e i piani mutano completamente.
    Nessuno ci capisce più nulla; ma d’altronde,è solo dal caos che può nascere una stella danzante.
    Nello specifico Nieztche parlava di caos interiore; ma il caos che il diritto si trova a vivere nello scenario della crisi e del cambiamento repentino,in realtà ha poco a che vedere con l’interiorità.
    Si tratta di qualcosa di molto diverso.
    Il diritto conosce bene il suo ruolo e l’importanza che esso ricopre all’interno del meccanismo complesso di una società civile, di cui è al contempo metro e specchio severo, di tutti i suoi delicati e diradatissimi rami.
    Il diritto è ovunque:dai rapporti tra i singoli alla legge penale,dalla politica all’economia, dalla salute alla tutela del patrimonio culturale e ambientale.
    Ciò che il diritto vede restringersi di giorno in giorno quindi, non è la portata del suo ruolo, ma lo spazio che gli spetta all’interno di nuove realtà giovanili che nascono, si evolvono e che di conseguenza necessitano di esso per crescere, funzionare e andar lontano.
    Queste realtà che hanno sì il volto limpido, consapevole e disincantato della crisi,ma anche la voglia di mettersi in gioco, di conoscere. Realtà che con sè, oltre ad una ventata di freschezza e innovazione, portano idee.
    Idee nuove e concrete per il futuro.
    Se si domanda a uno studente di giurisprudenza cosa abbia intenzione di fare della sua vita una volta conseguita la laurea, si nota che da un po’ di tempo le risposte sono un po’ cambiate. Non sono più l’insegnamento,la professione forense e i concorsi pubblici..Ora ci sono l’impresa, l’organizzazione no profit, il copyright, il cybercrime, la responsabilità sociale di impresa, la prospettiva europea o internazionale.
    Realtà complesse e rilevanti nelle quali il diritto deve ancora sgomitare per conquistarsi il proprio posto.
    Quindi , nel buio della crisi, nell’incubo del default, la prerogativa dovrebbe essere il tracciare nuove linee, in maniera netta e concreta.
    Aprire nuove finestre.
    Ritagliare nuovi spazi, senza restringere o tagliare quelli già esistenti.
    Dar voce a nuove idee, costruire nuove strade.
    Una stella che brilla si vede solo nel buio.

  10. Caro Carmelo e cara LeggiOggi,
    due anni a scrivere di diritto ed oggi a chiederci a cosa serva.

    La risposta per me è molto semplice.

    Il diritto, mio pane quotidiano e mia passione da quando ero bambina, mi aiuta a superare questo periodo di crisi colmando le giornate, movimentandole e, soprattutto, dandomi un filtro attraverso il quale guardare tutto.
    E finché riuscirò a tenere vivo l’entusiasmo, dentro di me non ci saranno crisi.

    Ma fuori, come giustamente scrivi, c’è una devastante crisi economica. E allora noi, oggi più che mai, abbiamo bisogno che l’Italia sia una Repubblica fondata sul diritto, per riscoprire la legalità.

    LeggiOggi in questo è stata preziosa. Spiegando con parole semplici cosa dicono le nostre leggi, raccontando gli avvenimenti con l’approccio critico del buon giurista. E soprattutto – passatemi l’espressione – cercando di spiegare cosa è giusto e cosa è sbagliato.

    Un grazie di cuore a tutti i compagni di viaggio!

  11. Caro Direttore,
    condivido con Te un’istantanea di vita: sto consegnando una scatola confezionata alla mia nipotina Arianna, quattro anni compiuti da poco.
    Sopra, a caratteri cubitali, c’è scritto “DIRITTO”.
    La piccola scioglie il nodo e apre il pacco.
    Dentro ci sono migliaia di post-it.
    Sbircio.
    Sopra ogni foglietto una annotazione diversa. Impossibile riferirtele tutte. Riporto a caso: “Diritto di…”, “Diritto a…”,”Obbligo”, “Facoltà”, “Divieto”, eccetera, eccetera, eccetera.
    La bambina sgrana gli occhi. Infila la manina in questo mare giallo fatto di carta agitandolo con gioia fino a svuotare del tutto il pacco.
    Sul fondo, sempre a caratteri cubitali, si svela una parola “DOVERE”.
    La bimba adagia la sua bambola di pezza, quella preferita con gli occhi blu,dentro la scatola.
    “Qui dormirà bene” mi dice ridendo.

    Auguri
    Enrico Ruggiero

  12. Auguri LeggiOggi!
    Colgo volentieri il tuo invito per esprimere una breve riflessione.
    Parlo da giovane giurista, innamorata del diritto, e da sempre legata all’immagine del diritto “pulito”, un diritto cioè che possa servire soprattutto a regolare i rapporti all’interno di una società civile.
    Ma oggi purtroppo mi rendo sempre più conto, ahimè, che il diritto non è più solo questo, ma è spesso un’arma nelle mani di individui senza scrupoli e poco attenti a rispettare i veri fondamenti del “giusto” diritto.
    Tuttavia confido in noi giovani e meno giovani, nei primi affinché possano sempre conservare la semplicità, la voglia e la grinta di costruire un “mondo migliore” fondato sull’osservanza di regole etiche, e nei secondi affinché fungano da guida e da stimolo per il raggiungimento di questo obiettivo.

  13. Carissimo Mastro Carmelo, anzitutto auguri,
    venendo alla domanda devo ammettere che si tratta di una domanda impegnativa e che spinge a riflettere sul “senso” del diritto e, in breve, sulla sua attualità..
    Senza pretesa di esaustività, mi permetto di aggiungere che LeggiOggi ha rappresentato in questi anni uno specchio della società civile, sempre puntuale nel riportare i mutamenti, i cambiamenti, le istanze e le esigenze ivi presenti.
    Credo che LeggiOggi, non si sia solo limitato a dare atto dell’esistenza diritto, comunque originato da norme, anzi se ne è servito per comprendere la società e, al tempo stesso, per migliorarla o avanzarla..
    Che ruolo può avere il Diritto nell’affrontare questi tempi bui ? Difficile dirlo, anche se personalmente penso che il diritto, prima di essere norma, rappresenta l’organizzazione stessa della società in cui si svolge e che esso costituisce come unità.
    Se così è, allora, la crisi del diritto non è altro che lo specchio dell’attuale crisi politica, sociale ed economica …

  14. Caro Carmelo,
    penso sia proprio in questi momenti che il Diritto assume ancora maggior importanza, basta leggere gli avvisi di garanzia che ogni giorno vengono riportati sui giornali per capire che probabilmente è proprio da lì che si deve ripartire, mi pare infatti che ormai ogni settore sia stato “inquinato” dall’idea che per il raggiungimento di un obiettivo va bene qualsiasi compromesso, vedi da ultimo il caso delle tangenti estere. Ecco allora che ognuno di noi potrebbe cominciare proprio dai propri figli, insegnando il “vecchio” concetto di legalità, in disuso da troppo tempo e che pareva essere diventato quasi anacronistico, ma che invece e per fortuna è tornato di attualità, quantomeno in relazione alla lotta all’evasione fiscale. Probabilmente le nuove generazioni, se ben indirizzate, potranno riportare il diritto e la legalità al posto centrale che avrebbero sempre dovuto avere e mantenere, perchè è inutile parlare di crescita e di sviluppo se non sono accompagnati dal concetto di legalità che ne rimane un presupposto imprescindibile.
    Matteo Spatocco

  15. Augurissimi! Siete molto utili a noi che specialmente lavoriamo nella Pubblica Amministrazione. Vi auguro a nome anche di tanti colleghi un avvenire sempre più in crescendo. Grazie.

  16. Caro Carmelo,
    innanzi tutto auguri!
    Non è un caso se Leggi Oggi sia nato il 14 febbraio, perché dimostra l’amore tuo e dei tanti collaboratori della Rivista, per il diritto e per le sue professioni.
    Il diritto è fondamentale nei periodi di crisi, ma servono governanti attenti.
    Noi, poveri commentatori o operatori pratici, non possiamo fare altro che unirci al coro dei tanti che chiedono riforme e informatizzazione della Giustizia.
    C’è tanto da fare, ma l’entusiasmo non deve mancare.
    Ancora auguri
    Giovanni

  17. Il diritto si è troppo tecnicizzato e parcellizzato, ai tempi in cui l’economia sembrava andare a gonfie vele e la società diventava sempre più complessa, e questa è anche una delle tante cause della crisi. Una delle risposte, quelle che più mi sarebbe cara, alla tua interessante riflessione è che il diritto, per tornare ad esserci utile, debba tornare ad essere, o essere forse per la prima volta, composto da poche, semplici e chiare norme, secondo la nota formula. E bisogna che noi giuristi per primi ci si renda conto che non tutto si può risolvere col diritto, che questo è solo uno dei tanti strumenti per gestire i conflitti e la vita quotidiana, adeguando anche le nostre preparazioni e prospettive.

    –
cordialmente,

    tiziano solignani, da  Mac
    http://blog.solignani.it

  18. Carissimo Avvocato, faccio parte orgogliosamente della squadra da mano di un anno. Cosa dire? Lo stile “leggero” non significa non dire, ma significa dire diversamente. Leggi Oggi ha dimostrato di saper parlare con la voce “popolare” nell’accezione più alta di questo termine. Il diritto utile è quello che consente al vecchietto o all’analfabeta di capire quello che gli viene detto. Basta con chi non si fa capire e con le èlites ormai fuori tempo e fuori moda. Ci salverà il diritto. Ma ci salveranno gli uomini che sanno parlare alla gente con semplicità. Oggi possiamo essere “innamorati” del buon diritto che insieme alla buona politica potrebbe ancora farci sperare.

    Antonio Capitano

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