Pari opportunità negli enti pubblici, ora la legge è in vigore anche per i Consigli di ammnistrazione e i collegi di revisione delle società partecipate.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficile il Dpr 251, datato 30 novembre 2012, che disciplina i nuovi criteri per la parità di accesso “agli organi di amministrazione e di controllo nelle società controllate da pubbliche amministrazioni non quotate in mercati regolamentati”.

Il provvedimento di fresca entrata in vigore esordirà con un periodo di rodaggio, per entrare poi in piena funzione una volta che le società interessate eleggeranno il secondo mandato in ordine temporale a partire da ora.


Così, per le prossime nomine in Cda e collegi di revisione, il rapporto tra donne e uomini dovrà almeno essere pari a 1 su 5, mentre, quando le cariche saranno riassegnate, dovrà passare a 1 su 3 e ciò resterà valido per almeno tre mandati consecutivi.

Le pari opportunità anche negli organici dirigenziali di matrice pubblica, insomma, avanza, anche se ancora, come abbiamo visto, con percentuali abbastanza ristrette (da subito, siamo al 20% di donne nei Cda, mentre al secondo mandato si sale al 33%).

La sorveglianza sulla corretta applicazione delle norme dovrà essere appannaggio del Ministero delle Pari Opportunità, il quale avrà la facoltà di avviare ispezioni o verifiche qualora ravvisi irregolarità.

Le società, da parte loro, saranno obbligate, nell’arco di due settimane dall’insediamento, a comunicare la composizione dei propri organismi dirigenziali al fine di certificare il rispetto dei limiti minimi di parità imposti dalla legge.

Il Ministero, invece, dovrà effettuare un ampio resoconto ogni triennio sullo stato della norma e la diffusione degli obblighi che essa impone, report che dovrà essere vagliato e approvato dal Parlamento.

Dovranno essere gli stessi Cda o collegi di revisione a certificare eventuali dissonanze con le previsioni normative. In alternativa, in caso di omessa specifica, qualsiasi soggetto sarà deputato a segnalare eventuali casi di sperequazione agli organi competenti.

Qualora venga comprovata la mancata applicazione dei regimi imposti in materia di pari opportunità nelle società pubbliche, i responsabili saranno oggetto di una diffida pari a 60 giorni per riequilibrare la struttura dei propri organi rappresentativi.

A questi, seguirà soltanto un periodo extra di concessione per pareggiare le quote previste giuridicamente: in caso contrario e di mancata ottemperanza, gli organi non in linea con la legge saranno esautorati delle proprie funzioni.

Ciò che vale per le società pubbliche, da Dpr, dovrà essere tenuto conto anche per le liste elettorali: unica eccezione, come aritmetica insegna, è quella in cui, eventualmente, i candidati siano meno di tre in lista.

Vai al Dpr integrale sulle pari opportunità pubblicato in Gazzetta Ufficiale


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