Aumentano sempre di più i ricorsi di cittadini italiani alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo  (CEDU) con sede a Strasburgo, l’organismo del Consiglio d’Europa istituito nel 1959 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e deputato a dirimere sia i ricorsi individuali che quelli promossi da uno degli Stati contraenti in ordine alla violazione di una delle disposizioni contenute nella Convenzione o nei suoi Protocolli Addizionali.

La fotografia scattata dal Rapporto 2012  della Corte di Strasburgo mostra, infatti, un’Italia al terzo posto tra i 47 Stati aderenti al Consiglio d’Europa per numero di ricorsi presentati: sono 14.188, una conferma del trend in crescita degli ultimi anni (erano 13.741 nel 2011, ma solo 7.150 nel 2009). Peggio di noi solo la Russia, dall’alto dei suoi 28.593 ricorsi, e la Turchia, con 16.897 ricorsi.

Nel 2012 la Corte, per quanto riguarda il nostro Paese, ha preso 63 decisioni comminando 36 condanne nei confronti dello Stato. Come da previsioni, la principale violazione sanzionata riguarda la – purtroppo – proverbiale lentezza della giustizia italiana (palla al piede, tra le altre cose, anche alla nostra economia ): rappresenta circa la metà di tutti i ricorsi presentati dai nostri concittadini alla Corte e riguardo ad essa sono state emesse 16 condanne. Seguono le 13 condanne per confische non rispettose dei principi sulla tutela della proprietà privata e le 7 condanne per violazioni della Carta costituzionale relativamente alla tutela del diritto alla vita privata e familiare in casi di affidamento di minori.


Nel 2012 si registra anche l’aumentata capacità della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di definire i procedimenti ad essa presentati: i “casi chiusi” sono stati alla fine dello scorso anno 87.879 contro i 52.188 di fine 2011 (per un aumento del 68%). Il buon risultato della Corte fa parallelamente diminuire (del 16%) il numero delle pendenze, che scendono dalle 151.600 registrate nel 2011 alle 128.100 in chiusura del 2012. Merito sia della stabilizzazione del numero dei nuovi ricorsi (circa 65.000 sia nel 2011 che nel 2012) sia – e soprattutto – del nuovo sistema  del “giudice unico” che, solo nel 2012, ha cancellato dal ruolo o dichiarato irricevibili ben 81.700 richieste, con la conseguente  adozione di 1.100 sentenze e 1.800 decisioni.

Mentre in sede europea le misure prese dal Governo Monti in Italia trovano generale apprezzamento, è proprio un italiano, Guido Raimondi, Vicepresidente della Corte europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo, ad elogiare anche le misure prese in tema di riforma della giustizia, per quanto a suo dire ancora insufficienti e destinate, comunque, a dispiegare pienamente i propri effetti in un lungo arco di tempo: “Gli interventi dell’Esecutivo uscente hanno grandi potenzialità ma i benefici si vedranno tra molto tempo e quanto fatto non basta. Intanto l’Italia fa malissimo anche quest’anno. Le violazioni contestate sono le stesse: la lunghezza dei procedimenti, le confische illegittime e la drammatica situazione delle carceri, a cui si aggiunge la violazione del diritto alla vita familiare in alcuni casi di affidamento di minori. So che il Ministro Severino si augura che nella prossima Legislatura diventino operative le misure messe in cantiere dal Governo Monti. Per quanto riguarda la mediazione”, è la conclusione del Vicepresidente Raimondi, il timore del Ministro è che l’obbligatorietà possa essere in contrasto con l’articolo 6 della Convenzione sul libero accesso alla giustizia. Ma su questo la Corte non si è espressa”.

Sostanzialmente concorde con quanto dichiarato da Guido Raimondi è stata il Ministro della giustizia uscente Paola Severino che, nel suo discorso all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa tenuto proprio a Strasburgo il 22 gennaio scorso e, quindi, nella sua Relazione sulla amministrazione della Giustizia nell’anno 2012, si è detta consapevole dell’impossibilità di vedere a breve termine i risultati delle riforme strutturali messe in campo, dal filtro in appello alla revisione della geografia giudiziaria italiana . Prossimi obiettivi che il prossimo Governo dovrebbe perseguire sul fronte giustizia, nell’auspicio del Guardasigilli, sono la depenalizzazione dei reati minori e la mediazione obbligatoria. Su quest’ultimo punto in particolare, dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale, il Ministro spera anche nell’aiuto che potrebbe giungere dalla giurisprudenza delle Corti europee di giustizia.

Sul fronte della drammatica situazione carceraria in Italia, invece, dopo l’ultima sentenza della Corte di Strasburgo, sempre il Ministero della giustizia ha annunciato la creazione di nuovi 11.700 posti entro la fine del 2014, dopo i circa 3.000 del 2011 ed i 2.382 del 2012. Piccoli palliativi per una situazione drammatica (di cui è testimonianza il tragico e sempre più diffuso fenomeno dei suicidi in prigione , sia tra i detenuti che tra le guardie carcerarie) e potenzialmente esplosiva che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo da tempo stigmatizza nei confronti del nostro Paese dove, da ormai quasi 20 anni, il sovraffollamento endemico delle carceri nega – se non nei principi, sicuramente nei fatti – il diritto costituzionalmente garantito (articolo 27 della Carta costituzionale) alla rieducazione dei condannati.

Si vedano anche, allegate al Rapporto 2012 della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, suddivise per i 47 Stati del Consiglio d’Europa:

1)    le analisi statistiche;

2)    la tavola delle violazioni;


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