Si è ufficialmente aperto l’anno giudiziario 2013. E’ in corso, nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di piazza Cavour a Roma, la cerimonia di apertura ufficiale per i prossimi 12 mesi nelle aule dei tribunali.

A questo proposito, il Ministero della Giustizia ha diramato al Parlamento la relazione sull’amministrazione della giustizia per l’anno appena concluso, dove sono state approvate alcune importanti riforme e altre sono state bloccate a un passo dal traguardo.

E’ il caso, ad  esempio, di uno dei ddl che stavano più a cuore al Guardasigillli Paola Severino, quello sulle misure alternative alla detenzione, che lo scorso 21 dicembre è stato rispedito alle Commissioni dalla Camera del Senato, proprio allo scadere della legislatura.


L’analisi del Ministero. comunque, certifica lo stato della giustizia in Italia a 360 gradi, da quella penale al grande fardello del civile, oggetto, anch’esso, di aggiornamenti legislativi e procedurali sempre nei mesi caldissimi del 2012.

E i rimedi, seppur non definitivi, sembrano aver generato alcuni effetti significativi: dal 2009 al 2012, i carichi pendenti civili sono diminuiti di mezzo milione, da 5,9 a 5,4 milioni di procedimenti aperti. Determinante, secondo la relazione, l’apporto del criticato filtro in appello, che avrebbe consentito di risparmiare fino a 28 milioni con la stretta alle impugnazioni in secondo grado.

Trend invertito, invece, per le cause penali, in crescita del 2,2%, contestuale – e forse conseguente – a un allungamento dei tempi di sentenza, che ha portato la media per i giudizi in primo grado a 342 giorni nel 2011 contro i 326 dell’anno precedente, 218 contro i 204 in Cassazione, mentre il vero, grande ostacolo è rappresentato dal secondo grado. Nelle Corti d’Appello, infatti, si devono attendere mediamente 947 giorni nel 2011, mentre solo 12 mesi prima ne “bastavano” 839.

Insomma, la giustizia cerca di curare le proprie ferite, ma con risultati in chiaroscuro che non fanno ancora segnare la svolta nella rapidità dei procedimenti e nell’applicazione delle pene previste.

Tornando al civile, la flessione rilevata dal 2009 al 2012 è invece pari al 3,5% nelle aule di Tribunali, all’1,3% in secondo grado e al 7% per i Giudici di Pace, che, tra l’altro, con la spending review hanno vistosamente subito un ridimensionamento dei propri ranghi.

Sempre in ottica di riduzione della spesa, nel quadro ministeriale si sottolinea come la soppressione delle sedi distaccate e la riorganizzazione delle piante organiche, abbia portato giovamento per 55 milioni nel 2012 più altri 95 previsti di qui in avanti.

Passando alle carceri, dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo, si registra ancora uno stato di assoluta emergenza, con il problema del sovraffollamento a farla da padrone. Sul fronte progettuale, nella relazione viene messo in evidenza come entro fine 2014 verranno garantiti altri 11700 posti, contro i circa 3mila del 2012 e i 2382 dell’anno appena concluso.

Complessivamente, i detenuti nei penitenziari italiani sono diminuiti nel 2012 di 800 unità, attestando la cifra globale di carcerati a 68047 persone. Qui, richiama il Ministero, il disegno di legge sulle misure alternative avrebbe senz’altro giovato al sistema carceri, interessando circa 2800 detenuti.

Ultimo punto, la spesa per le intercettazioni, scese del 4,6% nel 2011 a fronte di un quasi equivalente calo dei bersagli intercettati (-3%), cioè 121mila contro i 125mila del 2010.

Leggi la relazione completa del Ministero della Giustizia nell’anno 2012

 


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