Riforma della giustizia: se c’è un tema che al pari dell’economia ha occupato l’agenda degli ultimi governi, è indubbiamente lo stato del sistema giudiziario in Italia.

Più volte, si è accennato a misure drastiche, così come a leggi o leggine per ridefinire la durata dei processi, per limitare le intercettazioni, per cambiare i termini di prescrizione e via dicendo: ambiti esplosivi, che hanno sempre accompagnato le proposte di nuove normative a furenti polemiche.

Non ha fatto specie forse l’unico, vero riassetto dell’impalcatura della giustizia andato a buon fine negli ultimi tempi, quello, cioé, varato dal ministro Severino nell’orbita della spending review, che ha portato alla scomparsa di circa 300 uffici dei Giudici di pace e la soppressione dei cosiddetti “tribunalini”.


Eppure, tra tempi biblici di attesa delle sentenze – soprattutto sul fronte civile – e carceri in perenne sovraffollamento – ricordiamo a tal proposito la recente condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo – quella giudiziaria non può assolutamente essere esclusa dal novero delle emergenze del Paese. Su questo, per lo meno, le forze politiche sono tutte concordi.

Così, con le elezioni alle porte, i vari schieramenti in campo dedicano ampio spazio dei loro programmi a questo tema, sul quale emergono visioni magari in forte contrasto, ma concordi su un unico, fondamentale punto di fondo: la giustizia è una priorità del Paese.

Centrosinistra: la coalizione guidata da Pier Luigi Bersani presenta una carta d’intenti dettagliata per l’universo giustizia, affrontando tante delle questioni centrali che spesso si ripropongono. Innanzitutto, viene posto l’accento sulla necessità di un ripensamento globale dell’architettura, per dare vita a una “rivoluzione graduale e condivisa, una Costituente della Giustizia“. Questo, quantomeno, per il lungo periodo. Per l’immediato, invece il Partito democratico si fa portavoce dell’urgenza di stilare un calendario per le cause civili, con l’indicazione di precisi termini di decadenza. Inoltre, viene postulata l’irrinunciabilità di allargare anche ai Giudici di pace residui l’incompatibilità territoriale. Passando al penale, quindi, notiamo come sul centrosinistra prevalga la linea di ribadire l‘obbligatorietà del’azione, impostando, però, l’archiviazione delle accuse anche qualora queste si rivelino particolarmente flebili o, ancora, si sia manifestata “irrilevanza penale del fatto”. Inoltre, si avanza l’ipotesi di rivedere l’iter di custodia cautelare che spesso riempie oltremodo le carceri di tanti in attesa di giudizio; sempre in tema carceri, viene proposto di assumere più addetti di Polizia penitenziaria, assistenti sociali, psicologi. Inoltre, Bersani e i suoi spingono per un’ulteriore digitalizzazione degli atti processuali, proponendo infine, per la magistratura, l’istituzione di un organo di controllo sul rispetto dei doveri da parte dei suoi aderenti.

Centrodestra: come noto, Silvio Berlusconi, vuoi per coinvolgimenti personali, vuoi per reale convinzione, ha sempre manifestato la volontà di cambiare radicalmente la giustizia. A questo proposito, il Pdl enuncia 13 punti indispensabili per affrontare una volta per tutte il nodo del sistema giudiziario. Alcuni tra gli intendimenti del partito del Cavaliere, sono noti da tempo: separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, responsabilità civile dei magistrati, le cui carriere dovranno seguire i meriti e non l’età anagrafica, stretta al ricorso alle intercettazioni, con divieto di pubblicazione sugli organi di informazione. Quindi, altro punto sui generis del programma berlusconiano è quello di dichiarare inappellabili le sentenze di assoluzione, promuovendo, infine, un giro di vite sugli incarichi fuori ruolo dei magistrati. Passando ai penitenziari, il Pdl auspica che si potenzi il principio del lavoro all’interno delle carceri italiane, concordando, invece, col Pd in fatto di informatizzazione degli atti processuali e calcando la mano sul principio del “giusto processo”. Infine, si promette di inasprire le pene per i reati contro il patrimonio, tagliando i tempi della giustizia civile e istituendo una sezione del Consiglio di Stato al Nord.

Centro: lo schieramento guidato da Mario Monti ha il proprio manifesto politico nell’Agenda che prende il nome del premier uscente. Senza dubbio, Monti e i suoi continueranno, anche sul fronte della giustizia, sul solco aperto con le misure dell’anno di governo tecnico, anche se il capitolo dedicato a processi e carceri è tra gli ultimi, e tra quelli trattati più frettolosamente, nell’elenco stilato dalla carta programmatica. In particolare, si accenna al ripristino della disciplina sul falso in bilancio, alla riduzione dei termini di prescrizione per prevenire i reati gravi, disciplinando l’ambito delle intercettazioni. 

MoVimento 5 Stelle: i grillini, nel loro programma reperibile online, non dedicano una sezione specifica al tema della giustizia, che è presente in ordine sparso tra i punti principali della battaglia aperta dal comico sul suo blog. Così, tra riduzione degli sprechi, trasparenza e amministrazione al servizio del cittadino, spuntano l’insegnamento della Costituzione con obbligatorietà di esame per ogni funzionario pubblico, la cancellazione del lodo Alfano, l’ineleggibilità a cariche pubbliche dei condannati. Quindi, si segnala la proposta di pubblicare le leggi in rete almeno tre mesi prima della loro promulgazione e la contestuale abolizione delle varie Authority.

Fare per fermare il declino: l’outsider Oscar Giannino, nei suoi intenti, propone la distinzione delle carriere tra magistrati e la progressione in base ai meriti, con corrispondente eliminazione del principio di anzianità. Il movimento del giornalista, punta a difendere con ogni mezzo l’indipendenza della magistratura, intendendo sia i pm che i giudici, e introducendo la garanzia di un procedimento “terzo” per valutare l’operato delle toghe. Quindi, viene enunciata come non rinviabile la decongestione del carico pendente in sede di giustizia civile, con disincentivo economico per gli avvocati a prolungare la durata dei processi. Per il penale, freno alla carcerazione preventiva, certezza della pena, potenziamento dell sistema informatico delle notifiche. Sul tributario, Fare propone di accrescere gli strumenti della sospensiva, mentre, sul tema carceri, vengono richiamate le pene alternative come risposta all’affollamento record.


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4 COMMENTI

  1. Ioannes Paulus PP. II Karol Wojtyla, per desiderio di papa Francesco, sarà proclamato patrono delle Giornate mondiali della Gioventù è stato l’iniziatore (Gmg). Inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore e umilmente aggiungo per una cultura della sicurezza ambiente lavoro. E della stupenda lettera enciclica: LABOREM EXERCENS del Beato Ioannes Paulus PP II Karol Wojtyla. E un pensiero a quella assurda, orrenda tragedia che ha quella dolce piazza innocente. Piazza della Loggia, dove era in corso una manifestazione unitaria di lavoratori e lavoratrici. Questa mia riflessione, va anche in onore di Fulvio Manzoni, referente della comunicazione bresciana BresciaSette T.T., che ha saputo dare voce a chi non l’aveva. Il quale testimone di Giovanni Paolo II, nel percorso di vita da Fulvio fatto. San. Ioannes Paulus PP. II Karol Wojtyla Anima del Regno. Quando si dice la Chiesa, si dicono tante cose e tante diverse realtà con una sola parola: la comunità dei fedeli, le congregazioni religiose, i sacerdoti che amministrano i sacramenti, i vescovi successori degli apostoli, la Curia dei ministeri vaticani, il Papa che guida, decide, rappresenta in terra il legame tra le anime credenti e il Cristo che venne per indicare la via della salvezza e della nuova alleanza. Io e il mondo dei fedeli, le famiglie, i giovani, i vecchi, i bambini, i fratelli maggiori abbiano pianto. Il Papa è tornato alla casa del Padre. Noi come un’onda attraversa il ricordo del nostro concittadino di primo apostolo in Medio oriente e un grande Maestro Paolo VI «forgiatore» di Karol Wojtyla che nel 1978, ha assunto il nome di Giovanni Paolo II, nella linea della Santa Continuità: quello del Papa Luciani morto dopo poche settimane di regno e si ricollocava ai due Pontefici che l’avevano preceduto nel segno del Concilio Vaticano II, cioè della nuova Chiesa, ecunemica, tollerante, pastorale, aperta alle voci della modernità e della collegialità. Insomma riformista, se vogliamo usare una definizione calzante anche se non propriamente canonica. Il mio forgiatore e maestro don Giuseppe Verzelletti, parroco di Roccafranca, sono sicuro che mi concederà questo passaggio. Invece cominciava una rivoluzione durata ventisette anni. Una rivoluzione densa di contraddizioni, tenute insieme come un tiro di cavalli impetuosi e spesso discordi, da una mano che riesce a unificarne il vigore ma non la natura e la finalità. Solo la grande multiforme personalità di Giovanni Paolo II è riuscita nell’impresa di rappresentare al tempo stesso la Chiesa della tradizione e quella dell’innovazione, il Dio degli eserciti e il Dio della misericordia, l’apertura conciliare e il centralismo curiale, la lotta contro il comunismo e la critica incessante al capitalismo, la mano tesa verso gli ebrei «fratelli maggiori» e la sintonia con l’Islam forgiatura e solco di Paolo VI; infine l’attenzione rivolta ai non credenti e la reiterata condanna contro la civiltà dei Lumi e contro l’autonomia della ragione. Il suo successore, si è trovato alle prese con un’eredità schiacciante che con fatica sta portando avanti. La Chiesa di Paolo VI, di Giovanni Paolo II è grande perché è riuscita a non concludersi con loro, continua nelle mani di Benedetto XVI. Questo è uno dei più grandi miracoli cioè «inspiegabili». Sul piano degli accostamenti storici con i suoi predecessori prossimi o remoti si potrebbe osservare che la fase pacifista pone Giovanni Paolo II molto più vicino a Paolo VI e soprattutto a Benedetto XVI. Negli ultimi anni del suo pontificato quesiti della pace, del negoziato, del multi materialismo, della sua superiorità della diplomazia sulle soluzioni militari, sono stati tratti salienti dell’incessante predicazione di Giovanni Paolo II. A essi si sono affiancati i temi sempre presenti della tutela della famiglia. Il vigore con il quale ha tenuto questa posizione ricorda, se vogliamo ancora giovarci di assonanze con alcuni suoi remoti predecessori, i grandi papi politici che affrontarono la lotta contro l’impero e in genere contro il potere temporale dei regnanti quando si poneva in contrasto con la supremazia spirituale della Chiesa. Ricorda Gregorio VII e Innocenzo III e soprattutto Papa Pio XII, rivissuti in chiave moderna e nella dimensione di massa che caratterizza l’epoca nostra. Quel Transito che per ognuno di noi è il momento della propria morte. «Totus Tuus ego sum Nel Nome della Santissima Trinità. Amen», donato alla Chiesa il 7 Aprile 2005. Inizia così il testo del testamento del papa Giovanni Paolo II in data 6 marzo 1979 con le aggiunte successive. «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (cf. Mt 24, 42) – queste parole mi ricordano l’ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l’umanità. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinché la Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità. Durante gli esercizi spirituali ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento. Del congedo da questo mondo – per nascere all’altro, al mondo futuro, segno eloquente (aggiunto sopra: decisivo) è per noi la Risurrezione di Cristo. Ho paragonata con il testamento del mio grande Predecessore e Padre Paolo VI, con quella sublime testimonianza sulla morte di un cristiano e di un papa. Nel documento, oltre al ricordo di vescovi, credenti di altre religioni e confessioni e del mondo della cultura, della scienza e della politica, c’è anche un ricordo per i giornalisti. «E quanti rappresentanti del mondo della cultura – scrive – della scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale»: sono anch’essi «abbracciati con grata memoria». Del messaggio che ci ha lasciato Benedetto XVI ha riassunto il senso ricordando le parole che pronunciò all’inizio del suo pontificato, il 22 ottobre 1978. «Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo». Giovani e giovanissimi che non vogliamo dimenticare il «Nostro» San. Ioannes Paulus PP. II Karol Wojtyla ma che siamo pronti al richiamo del suo successore. Come quell’Uomo vigoroso «funky», severo eppure sempre dolcissimo è stato il suo punto fermo, immobile dei loro anni più verdi. Il solo pilastro nel confuso vortice con cui il mondo ha mutato le sue figure come nel fondo di caleidoscopio. C’era il comunismo e ora non c’è più. Per molti San. Ioannes Paulus PP. II Karol Wojtyla è stato il faro, la sola luce, il solo verbo. «Ho una grande tenerezza e gratitudine per il Papa. È stato per me esempio di forza e di tenerezza». Mi vengono in mente le parole di Paolo della Lettera ai romani: «Nessuno vive per se stesso. Nessuno muore per se stesso. San. Ioannes Paulus PP. II Karol Wojtyla è vissuto per noi. Quante volte ce l’ha ripetuto. Lo ricordo a Tor Vergata quando disse: “Voi non siete soltano il futuro, siete il presente, siete la civiltà dell’amore”». Un augurio di buona Pasqua e da lassù Uomini e Donne della mia amata Brescia salutatemi il San. Ioannes Paulus PP. II Karol Wojtyla.
    Celso Vassalini

  2. Egregio Direttore,
    scrivo tramite lei al Quirinale, e a Beppe Grillo e Giancarlo Casaleggio. Noi cittadini e cittadine che ogni mattina umilmente si impegnano per questo nostro amato Paese Vi chiediamo: voto palese su decadenza del Senatore Silvio Berlusconi. Subito riforma Elettorale e nuova Bicamerale per le Grandi Riforme anche perché ci sarà sicuramente una nuova sentenza della Consulta ad indicare più i punti tassativi da modificare della legge vigente. Ogni anno nel giorno della Festa della Repubblica, si riapre il dibattito sulle riforme, sia per quanto riguarda la legge elettorale, sia per quanto concerne la riforma della Costituzione e il mio sogno ad un’ipotesi di presidenzialismo. Per quanto riguarda il governo: “il Presidente Letta è un “Degasperi” eccezionale e senza dubbio a termine”. Ribadisco comunque l’importanza di insistere sulle riforme dicendo: “Questa volta dobbiamo riuscirci il tempo di 18 mesi è un tempo più che appropriato per le riforme, il processo è complesso, ma bisogna tenere il ritmo”. Cosi chiuderemo venticinquennio di “Casini, Alfano e nani e ballerine. E il prossimo presidente della Repubblica non sarà eletto con il sistema dei grandi elettori a vita e non. Ma dal popolo Sovrano di Donne e Uomini che dignitosamente ogni mattima da 63 anni hanno fatto grande il nostro Paese. Sto pensando al semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dei Ministri dell’Ue, quello dal 1 luglio al 31 dicembre 2014. Sì, è vero, manca ancora quasi un anno e, di qui ad allora, chi li sa i problemi, gli imprevisti, i rischi di crisi e le crisi vere e proprie che ci capiteranno tra capo e collo. Il 2014 dovrà essere l’anno dell’Europa in Italia: l’occasione la fornirà il semestre di presidenza italiano dell’Ue previsto a partire dal 1° luglio 2014. In pratica, ogni paese dell’UE si fa carico dell’agenda del Consiglio e presiede tutte le riunioni per un periodo di sei mesi, promuovendo le decisioni legislative e politiche e negoziando compromessi tra gli Stati membri. Un semestre in bianco: ecco quello che ci aspetta! No, non spaventatevi… Che cosa avete capito? Non ‘in bianco’ in quel senso. E non sto neppure parlando del ‘semestre bianco’, che precede la fine del mandato del Presidente della Repubblica, quando non si possono sciogliere le Camere e bisogna tenersi il governo che c’è, accada quel che accada. E non mi riferisco neanche al ‘semestre europeo’ che, adesso, sta a indicare tutto l’ambaradan di conti pubblici che bisogna sottoporre in primavera alle Istituzioni comunitarie perché li valutino, li correggano e ce li rimandino indietro vistati e integrati da un sacco di raccomandazioni. Tutto giusto. Ma io intanto vi avverto, perché, di qui ad allora, molto e sempre di più ne sentirete parlare, del semestre di presidenza di turno italiana, magari per puntellare il governo Letta “Degasperiano”, che da “possibilista che sono” non mi dispiacerebbe: se resiste fino a primavera, poi mica vuoi fare la crisi quando l’Unione ci guarda e ci aspetta? Tanto più che, al semestre italiano, ci tiene in particolare il presidente della Repubblica: On. Napolitano, dal sottoscritto “possibilista consideratissimo e stimato”, lo giudica <>. Quiondi subito una Bicamerale per le grandi riforme. Il Presidente del Consiglio Letta prosegui nel rappresentarci e gli amici 153 Cittadini e Cittadine del Movimento 5 Stelle, l’occasione nel collaborare alle grandi Riforme che il Paese i cittadini e cittadine Vi chiedono.
    Celso Vassalini, “possibilista”
    Brescia.

  3. “Ecco perché la legge Severino non si può applicare a Berlusconi”
    Perché la legge Severino sulla decadenza da senatore non si può applicare a
    Berlusconi ? Perché la Legge Severino.. prevedeva solo chi ricopriva incarichi
    Istituzionali eletti dalle due Camere tipo: Presidente del Consiglio, Presidente
    delle due Camere e Presidente della Repubblica e altre Cariche Istituzionali…non
    prevedeva assolutamente i virtuali interscambi di nomine nei cosiddetti democratici Partiti o Movimenti..!! Capito..!! Quindi il Senatore Silvio Berlusconi deve rispettare immediatamente la Sentenza. Capito!!
    E il Il Senato dal suo canto, a dispetto dell’opinione di alcuni giuristi di parte, dovrà deliberare ai sensi dell’art. 66 Cost., non certo per formalizzare e prendere meramente atto della realtà giuridica contenuta in una sentenza di condanna definitiva, quanto per valutare in perfetta autonomia e indipendenza – poiché rappresentante in ultima istanza del popolo sovrano – la situazione politica nel suo complesso, tenuto conto degli effetti della sentenza in oggetto. La deliberazione senatoria pertanto potrà legittimamente essere di diniego della decadenza anzidetta, se il Senato valutasse che non vi siano i presupposti politici per riconoscerla, non ostante la sentenza di condanna. Una simile decisione è perfettamente in linea con la Costituzione, e anzi, non sarebbe tale una decisione parlamentare che si limitasse soltanto a prendere atto della sentenza di condanna e votasse la decadenza senza alcun vero esame del caso. Si attribuirebbe al magistrato, terzo potere dello Stato, una supremazia indebita sulle Camere rappresentative del popolo sovrano. Il che sarebbe un grave vulnus costituzionale e rappresenterebbe una palese violazione della Carta fondamentale, poiché in questo caso basterebbe una sentenza di condanna per mettere nel nulla la volontà del corpo elettorale, non potendo il Parlamento decidere come organo di ultima istanza. Quindi Presidente Berlusconi eletto dal suo movimento, per il rispetto di Noi Popolo Italiano Sovrano, sì, si accomodi al rispetto della Sentenza. Brixia Fidelis attende..!

    Celso Vassalini di Brescia

  4. “Le sbarre? Non sono l’elemento qualificante della pena”
    L’iniziativa non violenta del leader radicale On. Pannella, ha infatti un duplice obiettivo: quello di denunciare l’illegalità che caratterizza lo stato italiano in materia di giustizia e carceri, perlomeno in base al dettato costituzionale e alla giurisprudenza internazionale. Adesso il problema vero è l’amministrazione della giustizia italiana, che è deplorata. Uso questo termine perché anche il Presidente della Repubblica a detto ‘proviamo vergogna e orrore’ della situazione odierna, quindi mi permetto anche io di inserire questo elemento che è disdegno, della corruzione la peggiore – la corruzione intellettuale, la corruzione non democratica. L’amministrazione della giustizia è la causa e l’effetto di questa filosofia antica, che vede nel carcere e nella obbligatorietà dell’azione penale la garanzia della sicurezza sociale. Non è così, secondo me, neanche da un punto di vista empirico e sociologico. L’attuale codice penale è firmato da Mussolini e dal re. Paradossalmente questo codice è rimasto in piedi, mentre quello firmato da una medaglia d’oro alla Resistenza come Ministro Vassalli e da un luminare immenso come Giandomenico Pisapia, cioè il codice di procedura penale, è stato modificato, integrato, soppresso molto di più di quanto non lo sia stato il Codice penale. Noi cittadini in questi anni abbiamo sempre sentito parlare di ‘leggi ad personam’, perché si riferiva al primo ministro. Ignorando che l’intera produzione normativa penale è tutta ad personam, è stata tutta costruita nel Secondo Dopoguerra sulla base di eventi contingenti. Gli esempi della legge Fredda, la legge Valpreda, la Legge Tortora, eccetera. Una rivoluzione dell’intero sistema dell’amministrazione della giustizia, al di là e oltre la necessità attuale dell’amnistia, è davvero un condito sine qua non. Ma deve transitare per una riforma costituzionale, e anche la nostra Costituzione paradossalmente è più legata al codice fascista che all’ideologia antifascista dalla quale è stata partorita. Nella filosofia del diritto – dove io rilevo il vizio di origine di tutto questo sfascio, di cui sono vittime tutti, i carcerati, ma anche i poliziotti, le famiglie e anche i magistrati – qual è impasse proprio logica e filosofica? E’ che noi continuiamo a privilegiare il carcere, la limitazione della libertà personale, come elemento qualificante ed elemento tipico della sanzione penale. Noi siamo ancora fermi al vecchio sistema di pensare nella retribuzione, che sia proporzionata alla colpa, ma senza tener conto possa diventare crudele. Non solo in tal caso in contrasto con i principi di umanità delle leggi internazionali e della nostra Costituzione, non solo in contrasto con quello che dovrebbe essere il fine rieducativo che la stessa Costituzione sancisce, ma anche al punto da trasformarsi in pia illusione. Allora, le nostre prigioni adesso non sono sicuramente quelle della Prinz Alberecht strasse o della Geheime Staatspolizei, però c’è una cosa da dire: che effettivamente loro erano convinti, per la loro filosofia, che tanto più feroce fosse la pena e tanto più sicuro fosse lo stato. Sono stati clamorosamente smentiti proprio durante la seconda guerra mondiale quando, nonostante rigorosissime come la pene di morte per reati anche minimi come la Borsa nera, ciò nonostante la Borsa nera proliferava. No è l’entità della pena che può servire da deterrente. Noi però ci siamo filosoficamente fermati a questo principio: il carcere, le manette, le sbarre, sono l’elemento qualificante ed elettivo della sanzione penale. E finché questo rimane, non ne usciremo. E perché non ne usciremo? Perché noi abbiamo un tot di reati che continuano ad essere commessi, perché abbiamo una pen-proloferazione legislativa che contempla come reati che intasano i tribunali e le celle. Da questa filosofia antica, noi non siamo riusciti a estrapolare una novità che potrebbe quella esattamente opposta: il carcere dovrebbe essere l’extrema ratio, l’eccezione dell’eccezione nella sanzione. Saremmo facilitati a risolvere il problema se già da un punto di vista filosofico ci convincessimo che il carcere rischia di essere non solo inutile ma anche criminogeno, e quindi provocare una clonazione. Sono convinto e credo che chi esca dalle carceri, nello stato attuale in cui sono, esca e non dico ‘redento’ e rieducato – che è già una brutta parola che mi puzza di gulag – ma semplicemente ‘migliore’ di quanto è ‘entrato’. Condivido la lotta per la legalità del leader radicale e mi permetto di aggiungere: “Io mi preoccupo per le tue condizioni caro On Panella e mi occupo del mio paese della mia Città come so fare: come ogni cittadino dignitosamente ogni mattina lavorando per una grande famiglia di Cittadinanza europea. E’ questo l’impegno unico che possiamo garantirti, è questo l’impegno che sentiamo di saper fare. Se noi consideriamo l’amnistia come provvedimento shoc sotto questo profilo. Sarebbe una tale esplosione di energie nuove che rimetterebbero tutto in discussione e faciliterebbe tutta una serie di riforme che potrebbero venire da sé. Certo forse chiedo troppo sollecitare adesioni significative a liste elettorali che possano porre al centro del loro programma l’amnistia. Senza tuttavia dimenticare che su carceri e carcerati sono sempre intervenuti quasi tutti i papi dell’ultimo mezzo secolo, da Giovanni XXIII a Paolo VI, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI. “Senza dubbio la necessità di una amnistia – si impone per affrontare il sovraffollamento delle carceri e per affrontare situazioni ambientali spesso insostenibili.

    Celso Vassalini

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