Il tempo stringe e c’è ancora del lavoro, importantissimo, da portare a termine. E’ questo, in sintesi, il succo del messaggio inoltrato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ai suoi – ancora in carica – compagni di governo.

L’invito di Guarda risponde ai doveri di buon andamento dei rapporti tra Camere e esecutivo, con funzione di monitoraggio sulle scadenze e gli obblighi di legge, al fine di portare a compimento gli iter avviati e spingendo, così, sull’acceleratore dell’attuazione.

Con il margine di lavoro ormai ridotto a poco più di un mese e le elezioni per il rinnovo del Parlamento fissate al 24 e 25 febbraio 2013, dunque, Giarda suona la sveglia ai propri colleghi affinché portino a termine il lavoro iniziato in sede istituzionale.


Il conto, infatti, è presto fatto: se per le riforme cardine del governo Monti erano necessari circa 430 provvedimenti, tra decreti, delibere e regolamenti, solo 180 di questi, a oggi, sono stati emanati.

All’appello, dunque, ne mancano circa 250, un numero enorme, impossibile da portare a termine nell’arco di poche decine di giorni. Fortunatamente, però solo una parte di questi decreti ancora latenti, è in scadenza anticipata rispetto alle urne.

Sarebbero, dalle stime, una novantina i documenti da approvare per rendere effettive le principali riforme dell’esecutivo tecnico, da intendersi, con ciò, innanzitutto la riforma del lavoro, il salva-Italia, la spending review, decreto sviluppo e la sua versione “bis” e via dicendo.

A questo proposito, è stato proprio il ministro Giarda a proporre l’istituzione di un osservatorio straordinario sullo stato di salute delle riforme approvate e, in particolare, sullo stato della loro messa in attuazione.

Nonostante sia materialmente fuori discussione anche solo il varo di tutti questi 90 provvedimenti, Giarda e il suo staff hanno provato a stilare una lista di quegli atti che, a oggi, sono ritenuti imprescindibili per il corretto funzionamento delle riforme poste in essere, su tutte, come si diceva, quella del lavoro.

Ecco, dunque, che, con la messa a regime dell’Aspi, a partire dal primo gennaio, non può slittare ulteriormente il via alla rimodulazione dei servizi per l’occupazione, innanzitutto i centri per l’impiego.

Il compito di rendere effettive queste misure contenute nella riforma Fornero è in capo proprio al dicastero del Welfare, cui spetta anche il rafforzamento del ruolo dei lavoratori all’interno delle aziende, benché, per quest’ultimo capitolo, la deadline della delega affidata al Ministero sia fissata al prossimo 18 aprile. Data, comunque, non ancora in soglia di sicurezza, dato che, in seguito alle elezioni, ci vorrà tempo per la formazione del nuovo governo e per la sua entrata in funzione completa.

Sul fronte dell’innovazione, una delle priorità è ritenuta, invece, la luce verde al Fondo per la crescita sostenibile, posto in essere per sostenere le imprese impegnate sul settore dello sviluppo, soprattutto tecnologico, e in particolare quelle che guardano all’estero per ampliare il proprio mercato.

Anche il Cresci-Italia è uno dei punti considerati fondamentali per rendere operative le misure adottate dal governo Monti, ragion per cui, tra le novità ancora “in sala d’attesa”, andrà preso in esame con urgenza il tema dei project-bond su cui le amministrazioni locali potranno fare affidamento al fine di favorire opere pubbliche.

Non dovrebbe tardare, secondo il monito del ministro, il nuovo piano aeroporti, in attesa della firma finale per uscire dai cassetti dello Sviluppo Economico, mentre ci sono buone possibilità per la stesura definitiva delle tariffe professionali.

Per quanto riguarda la spending review, invece, è vicino alla meta anche il termometro per i cosiddetti “oneri amministrativi”, cioé il peso della macchina statale e locale su territorio, cittadini, imprese ed altri soggetti. Infine, nei tempi previsti è in calendario il via libera alla nuova Aia, in seguito alle tante discussioni intrattenute negli ultimi tempi riguardo il caso Ilva.

 


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