Nei giorni caldi della riforma del lavoro, con l’entrata in vigore del nuovo welfare dell’Aspi, che sostituisce mobilità e indennità di disoccupazione, e la luce verde ai nuovi contratti a partire dal primo gennaio, arrivano in Cassazione un milione di firme contro la legge Fornero. Nel mirino, la nuova stesura dell’articolo 18, che ha già creato, in pochi mesi, forte disaccordo tra i giudici sul tema del reintegro dopo il licenziamento.

A raccoglierle, tra gli altri, Italia dei Valori, Rifondazione comunista e sindacato della Fiom, già impegnate, nell’ultimo anno, in una dura battaglia contro la modifica all’articolo 18, poi passata a norma dello Stato lo scorso 18 luglio, quando la riforma Fornero ottenne l’approvazione definitiva. I quesiti furono depositati a piazza Cavour lo scorso 13 ottobre, sotto lo slogan di “Lotto per il 18”.

E proprio al capitolo più contestato dell’intera legge sul lavoro è dedicato il referendum promosso dalle tre sigle che, oggi, si sono presentate al Palazzaccio trasportando scatoloni ricolmi dei moduli fatidici, sui quali circa un milione di italiani ha chiesto di modificare il provvedimento firmato da Elsa Fornero.


L’altro quesito che i promotori della raccolta sottoscrizioni hanno caldeggiato riguarda, invece, l’articolo 8 del decreto Sacconi sui contratti di lavoro, decreto 138/2011, oggi letto come l’antipasto di quanto accaduto poi con la riscrittura dell’articolo 18. In quel testo, infatti, veniva ridotta la portata, prima ritenuta universale, delle garanzie previste dal Contratto nazionale del lavoro.

Alla consegna di stamane, si sono presentati in Corte di Cassazione Antonio Di Pietro dell’Idv, Paolo Ferrero di Rifondazione comunista e Angelo Bonelli dei Verdi, alcuni dei leader politici che hanno aderito alla “Rivoluzione civile” del pm Antonio Ingroia, che si presenterà sotto un unico simbolo alle elezioni politiche del prossimo 24 e 25 febbraio.

Sull’eventuale chiamata al referendum, però, pesa un’interrogativo nient’affatto insignificante: la possibilità, cioè, che la consultazione venga “congelata”, se non del tutto abortita, in seguito allo scioglimento delle Camere: un precedente che chiuderebbe le porte alla somministrazione popolare dei quesiti.

E’ stato lo stesso Di Pietro ad annunciare il prossimo ricorso alla Corte costituzionale “affinché – ha notato l’ex magistrato – nonostante lo scioglimento delle Camere, si possa svolgere questo referendum, che ha l’obiettivo di ripristinare diritti fondamentali dei lavoratori sul salario e sulla reintegra in caso di licenziamento, riforme volute da Berlusconi e Monti”.


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