Addio agli esuberi in Comuni e Province. La sforbiciata contenuta nella spending review estiva è stata annullata, per gli enti locali, in seguito all’accelerazione della crisi di governo, che ha portato alla scadenza del termine ultimo per l’emanazione dell’apposito decreto.

Dunque, enti locali messi in disparte negli ultimi scampoli di legislatura, tra l’improvviso stop al riordino istituzionale e, ora, il ritardo che blocca definitivamente anche gli annunciati esuberi.

In linea coerente con il rinvio di un anno per la riforma delle Province, affossata da un diluvio di emendamenti al Senato e infine posticipata al 2014, ora anche gli organici nel mirino dei tagli alla spesa verranno lasciati indenni. Dunque, 8mila Comuni e 86 Province scamperanno dalla tagliola dell’ormai dimissionario governo tecnico.


Così, un’altra delle misure più contestate del governo tecnico di Mario Monti è finita in soffitta, scavalcata, nelle priorità di fine mandato, dalla legge di stabilità, dal decreto sulle firme elettorali e, da ultimo, anche dalla riforma forense, con annessi Consigli dei ministri straordinari.

Un tour de force che non ha lasciato spazio a sufficienza all’esecutivo per tracciare le linee guida sulle eccedenze di personale negli enti locali. A prevedere la potestà in materia del consesso di governo, infatti, era proprio l’articolo 16 della legge sulla spending review, che suggeriva di avviare le riduzioni di personale previa stesura di un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A questo proposito, il criterio adottato dalla norma di revisione di spesa, era quello di stabilire “i parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali, tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente”.

La previsione di tagli nelle piante organiche riguardava, in realtà, solo quegli enti le cui schiere di dipendenti esondassero oltre il 40% della media indicata in sede governativa, mentre per quegli istituti al di sopra del 20%, il giro di vite avrebbe comportato esclusivamente il blocco delle assunzioni.

Il governo, ancora oggi nelle sue funzioni per il disbrigo degli affari correnti, aveva prefigurato per il compimento dell’iter, la stesura di un ulteriore documento, a opera del ministero della Funzione pubblica e del Tesoro, cui spettava la titolarità, dunque, di mettere a punto la traccia, su cui si sarebbe poi basato il dpcm finale.

Il 31 dicembre, però, è scaduto il termine per l’emanazione del decreto e, dunque, ci sarà ancora da attendere parecchio per tornare a parlare di stretta alle piante organiche negli enti locali, tenendo presente che anche gli enti intermedi dovranno poi pronunciarsi in merito, includendo nel computo le Conferenze e le autonomie locali legalmente rappresentate. 


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  1. Cionondimeno, per effetto dell’art. 16 c. della L. 183/2011 :

    Art. 16 Disposizioni in tema di mobilita’ e collocamento in disponibilita’ dei dipendenti pubblici
    1. L’articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e’ sostituito dal seguente:
    «Art. 33. – (Eccedenze di personale e mobilita’ collettiva) – 1. Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, anche in sede di
    ricognizione annuale prevista dall’articolo 6, comma 1, terzo e quarto periodo, sono tenute ad osservare le procedure previste dal presente articolo dandone immediata comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica.

    Pertanto, in caso di mancato rispetto del patto di stabilità o di default di un Comune o di una Provincia lo stato lo obbliga già oggi a licenziare i dipendenti, al di là di ipotetiche percentuali che avrebbe dovuto stabilire il governo. E visto il massacro dei conti ed il taglio fatto con la mannaia ai trasferimenti fatto dal Governo Berlusconi prima e da quello Monti poi è probabile che i bilanci degli enti locali salteranno come tappi di spumante l’ultimo dell’anno e con esso migliaia e migliaia di posti di lavoro.

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