Neanche il tempo di dare il benvenuto al nuovo sistema su cui poggia il welfare italiano, l’Aspi, ed ecco che arriva già la prima stangata sugli stipendi di gennaio 2013.

A metà febbraio, infatti, verrà chiesto un ulteriore sacrificio ai lavoratori dipendenti al fine di finanziare la nuova cassa che fungerà da paracadute in caso di licenziamenti improvvisi o di messa in mobilità.

Sono diverse le voci che peseranno in busta paga, con l’obiettivo di pompare risorse nelle casse della neonata Assicurazione sociale per l’impiego, varata dalla riforma del lavoro di Elsa Fornero e entrata in vigore lo scorso primo gennaio.


In primo luogo, è stabilito un contributo ordinario all’aliquota dell’1,61% sull’imponibile anche per le cooperative e tutti i soggetti ancora esenti da questo onere. Nel paniere dei contratti sottoposti a questo nuovo regime, ricadono, da ora, anche quelli di apprendistato, che la riforma Fornero ha fortemente cercato di incentivare, quantomeno nella teoria.

L’obiettivo è quello di gettare un’àncora di salvezza anche a quei lavoratori fino a ieri sprovvisti di tutela in caso di perdita del posto di lavoro. Incluse nel computo, anche le piccole imprese al di sotto dei 9 dipendenti.

E non è finita: tra le misure a entrare da subito in vigore, figura anche un ulteriore contributo addizionale dell’1,40%, che ricade sui contratti non a tempo indeterminato, senza comprendere, però, i lavoratori stagionali, le sostituzioni di maternità o, ancora, il pubblico impiego.

Alle aziende, poi, interrompere un contratto a tempo indeterminato farà piovere sul capo una penale fino a 1337 euro: si tratta di una somma che andrà versata per l’incorrere di ragioni diverse  dalle dimissioni alla base della conclusione del contratto. Parimenti, la sanzione si applicherà in seguito allo stop al rapporto con un apprendista al termine del suo periodo di formazione.

Altro salasso sarà l’aliquota del 2% che penderà sulla copertura dei contratti a progetto e affini, legati alla gestione separata in via previdenziale: la quota massima sarà, in questo ambito, di 1922,98 euro.

Ma una delle novità meno conosciute e, insieme, più rivoluzionarie, riguarda sicuramente la stretta al numero dei soggetti interessati da bonus contributivi in caso di riassunzione. D’ora in avanti, per chi è incorso un licenziamento per giustificato motivo, in realtà non oltre i 15 dipendenti, si chiuderanno le porte della mobilità e, per converso, anche al datore di lavoro verranno precluse eventuali agevolazioni in precedenza garantite.

Vai alla presentazione della nuova Aspi: chi riguarda e a quanto ammonta


CONDIVIDI
Articolo precedenteLegge di stabilità 2013: più semplice la difesa da Equitalia
Articolo successivoSanatoria 2012, ecco come concludere le domande incomplete

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here