Doveva essere la tassa che per prima gli italiani avrebbero dovuto versare nelle casse dell’Erario, doveva essere la prima novità del regime fiscale del 2013 e invece, la Tares, la nuova tassa sui rifiuti, è stata posticipata ad aprile. Questo è quanto è stato deciso dal premier Mario Monti; infatti il Governo ha depositato un subemendamento all’emendamento stesso sulla Tares nel quale  si stabilisce che la prima rata di questa nuova imposta sarà ad aprile, guarda caso dopo le elezioni.

Difficile pensare che questa scelta non abbia connotazioni strettamente politiche. Il premier Monti, già reo, secondo l’opposizione, dell’Imu, un’imposta sulla casa percepita da molti come un sopruso, ha optato per più miti consigli rinviando la tassa sui rifiuti con l’intento di non precludersi la strada per un eventuale candidatura politica, che sicuramente non averebbe tratto giovamenti dalla durezza degli ultimi provvedimenti fiscali.

La Tares va a sostituire la Tarsu e la Tia, ossia le precedenti tasse sui rifiuti e rispetto a queste avrà costi decisamente più alti, dal momento che finanzierà interamente il servizio di igiene ambientale, e si occuperà anche di illuminazione pubblica e manutenzione delle strade e attività connesse a quegli ambiti definiti a domanda individuale. E’ una tassa piuttosto “democratica” in quanto coinvolge nella  sua erogazione la maggior parte dei cittadini poiché questa tassa si applica a tutti coloro che “occupano o detengono locali o aree scoperte”.


Dunque è una schiera piuttosto nutrita la tipologia di contribuenti cui le attuali tasse e tariffe sui rifiuti mirano, e dall’ anno prossimo si aggiungerà anche il tributo per finanziare  i “servizi indivisibili”: l’illuminazione, appunto, la manutenzione delle strade, e tutte le attività diverse da quelle che, come asili nido o assistenza domiciliare, sono effettuate «a domanda individuale».

E’ proprio questa ragione che rende la Tares più onerosa di tutte le imposte sui rifiuti che l’hanno preceduta. Infatti, i Comuni applicheranno una maggiorazione al tributo sui rifiuti, pari a 30 centesimi al metro quadro ma che è elevabile sino a 40. Ciò costituisce un incremento nell’ ordine di qualche decina d’euro per abitazioni e negozi, un aumento più sensibile invece per imprese, uffici, centri commerciali e spazi più grandi.

contribuenti, in totale, verseranno un miliardo di euro all’ anno, che lo Stato risparmierà grazie ad un taglio uguale agli ex trasferimenti ai Comuni ora rivoluzionati dalla legge di stabilità. Inmolti casi, tuttavia, la componente rifiuti dovrà incrementare il conto rispetto a quello attuale. Il tributo, infatti, dovrà anche occuparsi del finanziamento totale del costo del servizio rifiuti, cosa che oggi succede solo nei Comuni che appongono la tariffa Tia, e sono circa 1.300 cioè il 16% del totale.

Il rimanente 84% degli enti è legato ancora alla Tarsu, la situazione cambia da caso a caso; in certi Comuni gli aumenti degli scorsi anni hanno diminuito la distanza fra costi ed entrate fino a pareggiarli, in altri invece le cose non sono ancora ben avviate. La Tarsu, ad esempio a Milano, è già aumentata nel 2012, passando da 209 a 256 milioni di incasso: per raggiungere i 271,4 milioni di costo del servizio, però, dovrà crescere ancora per raccogliere il 5,4% in più.

La Tares è stata stabilita dal decreto “Salva – Italia” nel dicembre 2011, ossia la prima manovra del governo tecnico; la sua entrata in vigore a partire dal 2013, invece, è dettata dai ritocchi alle basi imponibili e al sistema di riscossione decisi dagli emendamenti dei relatori al Ddl di stabilità, che martedì dovrebbe ricevere la fiducia dal Senato prima del ritorno alla Camera per la delibera finale.

In principio la Tares si fonderà sulle medesimi superficie dichiarate ai fini Tarsu o Tia, e solo quando sarà attivata l’interazione dei data base fra Catasto e Comuni, la tassa avrà la propria base imponibile effettiva, cioè l’80% della superficie catastale dell’immobile. Il pagamento verrà effettuato in 4 rate: gennaio, aprile, luglio e dicembre. Le prime tre rate saranno divise secondo gli importi pagati come Tarsu o Tia nel 2012, a cui si aggiungeranno i 30 centesimi al metro per i servizi indivisibili. Al saldo di dicembre, come accade oggi con l’Imu, gli importi potranno crescere in base alle scelte comunali.


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