L’Imu diventa un’imposta integralmente comunale, l’ufficialità ancora non c’è visto che manca ancora la carta per il trasferimento della potestà di riscossione ai municipi, però è questione di ore ormai. A conferma di questa tesi si è espresso anche il presidente dell’ Anci Graziano Delrio, che alla conclusione del direttivo dei sindaci ha dichiarato; dal 2013 l’imposta tornerà ai comuni, l’emendamento è cosa certa.

Questo significa che dal prossimo anno i comuni percepiranno una quota di imposta molto più ingente rispetto a quella attuale che, in base alle ultime rilevazioni, ha già portato nelle casse dei municipi 14,8 miliardi (lo stato ne ha incassati 8,4). Per godere di questo beneficio i comuni dovranno rinunciare ad una grossa parte dei trasferimenti erariali, in quanto la misura sarà a “saldi invariati”. Ciò comporta che si andrà ad incidere sul fondo di riequilibrio degli enti locali riducendo le risorse ad esso rivolte.

Al momento, tuttavia, siamo ancora nell’ipotesi congetturale in quanto l’emendamento, che fino a ieri sera non risultava nemmeno depositato, dovrebbe giungere oggi a rimpinguare la già corposa legge di stabilità, con evidente forzatura rispetto alla legge vista la sua natura chiaramente ordinamentale. ” I comuni potranno fissare con certezza le aliquote in ogni realtà territoriale – ha dichiarato il presidente Anci Delrio che poi ha proseguito – e per questo apprezziamo questo provvedimento perché va nella direzione della semplificazione”.


Questa scelta favorirà senza dubbio i cittadini che non dovranno più preoccuparsi di dividere nel modello la quota di pagamento dello stato da quella comunale, tuttavia il beneficio sarà solo burocratico visto che non muterà l’entità del gettito da erogare, che, ad aliquote immutate, rimarrà di circa 21 miliardi. Come queste risorse finiranno totalmente nelle casse dei sindaci lo chiariranno Tancredi e Legnini, i due relatori dell’emendamento, con la loro proposta di modifica attesa per oggi.

Discorso diverso vale, invece, per gli immobili commerciali; le aliquote, infatti, saranno di competenza statale e, dunque, pure gli incassi che, se pur provenendo dalla periferia saranno poi riversati al centro. A completamento del mini – pacchetto sugli enti locali dovrebbero esserci le sospirate modifiche sulla Tares e la risoluzione della questione del nodo – Province. Dopo lo stop ricevuto dal Senato, non è chiaro quali siano le funzioni del decreto 188 sul riordino degli enti di mezzo a partire dal 2013.

Il nodo da sciogliere è infatti come far convivere la stretta presente nell’articolo 23 del Salva – Italia (che trasferiva tutti i compiti a Regioni e Comuni tranne quello di indirizzo politico) con quella prevista dall’articolo 17 della spending review (che riassegnava, a riordino avvenuto, alle amministrazioni provinciali le competenze su ambiente, trasporti, scuola). Fino a ieri fra i senatori ha regnato l’incertezza, vista l’indecisione tra una proroga al 2014 degli effetti del 23 e una loro sospensione.

 


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2 COMMENTI

  1. […] delle aliquote di base decretate dalla legge, successivamente però nella maggior parte dei casi le aliquote sono state ricorrette verso l’alto dai Comuni. Dunque è necessario fare i conti per il contribuente che può trovarsi una somma da corrispondere […]

  2. […] i 30 centesimi al metro per i servizi indivisibili. Al saldo di dicembre, come accade oggi con l’Imu, gli importi potranno crescere in base alle scelte […]

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