Il 28 novembre Frank La Rue, relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di manifestazione del pensiero, ha incontrato a Roma, nella sala convegni di via dei Barbieri 6, rappresentanti della stampa e della società civile, esprimendo le sue opinioni sull’esercizio a tale libertà fondamentale, con riferimento alla situazione internazionale ma anche a quella italiana.

La Rue ha innanzitutto sottolineato la centralità della figura del giornalista.

Quella del giornalista deve essere la professione più libera di tutti. Non si può condizionare l’esercizio della professione giornalistica all’iscrizione ad un ordine o ad una qualche forma di registrazione, né dovrebbero esistere dei titoli accademici obbligatori. E’ proprio l’assenza di tali restrizioni all’accesso alla professione che ha permesso ad alcuni paesi (in particolare quelli scandinavi) di raggiungere il vertice delle classifiche internazionali relative alla libertà di stampa.


Così come è centrale il giornalista, è ormai centrale anche internet. Il diritto di accesso ad internet, e quindi il diritto di un popolo ad avere una piazza pubblica virtuale, dovrebbe essere reso universale come il diritto di accesso all’educazione, con i pochi limiti indispensabili. A tal fine non serve cambiare gli accordi internazionali, dato che anche ad internet si applicano la libertà di espressione e di comunicazione, ma è importante che si mantenga un’ attenzione costante sulla neutralità della rete, soprattutto visto le recenti pressioni per imbrigliarla in un unico organo regolatore, che potrebbe cadere nelle mani di paesi “meno liberali”.

Venendo alla situazione in Italia, La Rue si è rammaricato della mancata collaborazione delle autorità governative, dal quale non è ancora pervenuto un invito ufficiale, né dall’attuale né dal precedente governo.

Inoltre il governo Monti, non cambiando le modalità di nomina dei membri dell’Agcom, si è mostrato freddo alle richieste internazionali. Così il governo che doveva essere di transizione in realtà non ha portato a vedere alcun cambiamento sostanziale, ma ha solo trasferito il potere da un soggetto ad un altro. Ciò è soprattutto criticabile nel settore dei diritti umani e della partecipazione dei cittadini, dove un mutamento è stato particolarmente auspicato.

L’inviato dell’Onu, toccando il recente caso Sallusti, ha anche affermato con convinzione che la diffamazione non può essere prevista come reato: la mera possibilità di una persecuzione in campo penale rappresenta una forma sottile ma onnipresente di minaccia e di violenza verso il giornalista, la cui libertà di espressione viene eccessivamente compressa.

Devono, pertanto, esserci conseguenze solo in campo civile, e comunque devono essere conseguenze proporzionali: nessuna esagerate ma solo multe limitate, ma potrebbero essere sufficienti anche l’obbligo di rettifica o le scuse pubbliche.

E’ anche importante che venga assicurata la massima libertà dei giornalisti di criticare il potere e ogni persona con incarichi pubblici, tanto che da questi soggetti la diffamazione non dovrebbe mai essere denunciata.

Un altro pericolo per la libertà di espressione è la presenza di un conglomerato di media concentrati nelle mani di un solo uomo, soprattutto se si tratta di un politico: il realtà in questo caso si ha una minaccia non solo alla libertà di espressione ma anche alla stessa democrazia.


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