La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del Quirinale nei confronti della procura di Palermo per le intercettazioni indirette di alcune conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con l’ex ministro Nicola Mancino, le sui utenze erano state messe sotto controllo su mandato dei pm palermitani che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

Le conversazioni registrato in modo fortuito nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia saranno adesso distrutte.

“La Corte costituzionale – informa la Consulta nel comunicato stampa – in accoglimento del ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica ha dichiarato che non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell’ambito del procedimento penale n. 11609/08 e neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271, 3 comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.


Nell’udienza di oggi l’avvocatura di stato ha sostenuto che «La Procura di Palermo ha trattato queste intercettazioni come normali intercettazioni, non ha tenuto presente il fatto che siano intercettazioni illegittime», creando un «vulnus nella riservatezza del Presidente». Hanno pertanto chiesto che le intercettazioni vengano distrutte e non divulgate. Alessandro Pace, uno dei legali della Procura di Palermo, ha sostenuto che il ricorso dell’avvocatura dello Stato prospetta un surplus di garanzia per il Presidente della Repubblica. «Se venisse intercettata casualmente una conversazione del Capo dello Stato dalle quale si evince che sta ordendo un colpo di stato, la Procura cosa dovrebbe fare? Distruggere i file? Distruggere le intercettazioni?», ha chiesto Pace, ribadendo che «non è il caso attuale è solo un’ipotesi». Bisogna chiedersi, però secondo Alessandro Pace, perché di questo surplus non debbano godere anche il presidente del Consiglio e i ministri. E soprattutto, ha ribadito Pace, bisogna chiedersi che conseguenze avrebbe per la nostra Repubblica se quest’ambito di garanzia aumentasse e si allargasse in questo modo. «I magistrati dovrebbero astenersi da disporre intercettazioni a carico di moltissimi soggetti»: la conclusione paradossale del magistrato.

Leggi il testo integrale del ricorso e la memoria della Procura.


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5 COMMENTI

  1. E secondo qualcuno bastano in punto di diritto le poche righe del comunicato della Corte costituzionale perché la procura di Palermo chieda e debba chiedere al gip la distruzione delle intercettazioni telefoniche tra Mancino e Napolitano?

    E secondo qualcuno un comunicato della Corte costituzionale equivale in punto di diritto a una sentenza sul conflitto d’attribuzione tra i poteri dello Stato?

    Per il «laureato in Legge» Eugenio Scalfari, sì. Dal suo editoriale di ieri: «La sentenza della Corte costituzionale sul ricorso del Capo dello Stato per il conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo è chiarissima e definisce l’intangibilità delle prerogative presidenziali».

    E secondo qualcuno si può parlare di sentenza in punto di diritto se ancora la Corte costituzionale non ha depositato le motivazioni a sostegno del dispositivo?

    In punto di diritto a me sembra che dal comunicato della Corte costituzionale sia desumibile una discreta quantità di «pus»: (a) la sentenza è «manipolativa» o perché interpretativa o perché additiva dell’art. 271 cpp e in specie del comma 3, che non stabilisce alcun obbligo per il pm di chiedere al giudice l’immediata distruzione di un’intercettazione; (b) la «manipolazione» è giunta al punto da escludere, in violazione dell’art. 111 comma 2 della Costituzione, il contraddittorio tra le parti.

    E secondo qualcuno vietare il contraddittorio tra le parti davanti al gip non è in punto di diritto disattendere la Costituzione e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali?

    E secondo qualcuno la Corte costituzionale, che a suo modo è «custode» della Costituzione in quanto giudica sulla costituzionalità delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni, può in punto di diritto disattendere la Costituzione e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in tema di necessario contraddittorio delle parti?

    E secondo qualcuno un’eventuale sentenza «manipolativa» della Corte costituzionale può in punto di diritto modificare per implicito l’art. 111 comma 2 della Costituzione?

    Postilla.

    Due cose mi paiono certe: (a) che noi regnicoli del King modello ancien régime siamo stati posti nella condizione di non conoscere il contenuto delle telefonate tra Mancino e Napolitano, con grave danno per la democrazia e la trasparenza democratica e dunque con grave danno per la Costituzione; (b) che un pezzo o un tassello delle trattative tra lo Stato e la mafia lo si vuol mandare nel libro del dimenticatoio sigillato a piombo come le bare dei morti, con la conseguenza che ormai bisogna cambiare l’antica massima e dire «ubi mala societas ibi pus».

  2. Bisogna aspettare le motivazioni prima di esprimere un giudizio sulla sentenza della Corte costituzionale.
    E dunque, qui solo alcuni dubbi in punto di diritto.
    [1.] Forse che la Corte costituzionale non ha criticato la procura di Palermo per non aver violato il principio del contraddittorio di cui all’art. 111 della Costituzione?
    [2.] E che doveva fare la procura di Palermo, violare questo principio e così violare la Costituzione?
    [3.] Forse che nell’applicare gli artt. 271 e 268 cpp il gip non ha l’obbligo di sentire le parti in contraddittorio se intende procedere alla distruzione di intercettazioni telefoniche senza violare l’art. 111 della Costituzione?
    [4.] Forse che trattandosi di un conflitto d’attribuzione e non di una controversia relativa alla legittimità di una legge a norma dell’art. 134 della Costituzione, la decisione della Corte costituzionale è valida per tutte le procure e non per la sola procura di Palermo che certo al gip dovrà trasmettere a tempo debito la documentazione delle intercettazioni telefoniche tra Mancino e Napolitano?
    [5.] Forse che il gip di Palermo è vincolato dalla decisione della Corte costituzionale?
    [6.] Forse che il gip di Palermo non potrebbe ordinare il contraddittorio tra le parti dopo aver ricevuto la documentazione delle intercettazioni telefoniche tra Mancino e Napolitano?
    [7.] Forse che il gip di Palermo non potrebbe sollevare questione di costituzionalità sull’art. 271 cpp come interpretato dalla Corte costituzionale?
    [8.] Forse che la legge 5 giugno 1989 n. 219 stabilisce il divieto delle intercettazioni «indirette» o «casuali» in cui sia «captata» la voce del presidente della Repubblica?
    Sono semplici dubbi, questi miei, io non dogmatico essendo.
    Domenico Corradini H. Broussard

  3. La corte costituzionale agisce nell’anticostituzionalità e da ragione ad un omino che di rispettare quello che rappresenta non ne vuole sapere…
    Dovrebbero varare una legge sulle minchiate che certi omini compiono…
    Che schifo…..

  4. Siamo tornati al medioevo! Secondo il Presidente della Repubblica le intercettazioni delle telefonate con Mancino vanno distrutte! E secondo la legge, a noi sudditi nulla è dato di sapere. Come se in un momento storico così inquietante, mentre la popolazione vive uno stato di ansia senza precedenti, l’uccisione di magistrati che hanno pagato con la vita l’attaccamento alle istituzioni per proteggere la libertà di tutti, fosse una semplice faccenda di gossip.

    Ma al di la di procedure di impenetrabili leggi riservate a pochi eletti, sempre che queste in realtà necessariamente debbano esistere, con quale serenità i cittadini di un paese che si definisce democratico e stato di diritto, devono subire la negazione di una informazione indispensabile alla conoscenza della verità storica, sacrosanto diritto che non ha bisogno di leggi fatte da uomini che si ritengono tanto illuminati da tenere all’oscuro la popolazione su realtà indispensabili allo svolgimento dell’esistenza democratica.

    E, per usare espressioni “terra terra” dell’uomo della strada, è come se – per assurdo – il presidente della Repubblica confidasse telefonicamente a persona fidata l’uccisione della propria moglie, con la massima tranquillità, tanto, tali intercettazioni andrebbero distrutte, tanto sua eccellenza non può essere intercettata neanche casualmente, soltanto i sudditi sono perseguibili! – ma, è chiaro! certe cose solo gli illuminati possono capirle! Il popolo deve farsi pecora e accettare quello che i famosi illuminati sentenziano! – poveri sudditi ignoranti, perché dovrebbero capire la scienza di caste impegnate a garantire una giustizia patrimonio di pochi eletti – chi ha detto che è il popolo sovrano? Sovrano è chi comanda e gestisce il potere e attenzione a mettere il discussione il potere, pochi sanno infatti che potere significa servizio, ma chi se ne frega!.

    Ha ragione il Colle! La Procura di Palermo ha sbagliato – punto e basta! – e meno male che il nostro tanto discusso Ferdinando IV di Borbone Re delle due Sicilie, andando contro i suoi stessi interessi, rinunciò a privilegi assoluti in materia di legge, inventando “le motivazioni della sentenza”, altrimenti, non avremmo potuto neanche sapere perché, come nel caso specifico, non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, persino un re Borbone, già nei primi anni dell’ottocento aveva intuito il problema superandolo! Noi siamo sicuramente andati indietro di un secolo con l’uso di comportamenti, tanto elevati da essere riservati a pochi illuminati, gli altri, come diceva il duce, devono “credere … e…obbedire”.

    Ma cosa c’era in quelle intercettazioni di così importante!? – ma che cosa volete sapere? Neanche i posteri potranno mai saperlo – le intercettazioni vanno distrutte così hanno deciso uomini colti! E noi poveri sudditi ignoranti dobbiamo tacere (tacere lo ordinava pure il duce) – tutto il resto va in secondo piano, speriamo che tutti coloro che hanno dato la vita nelle stragi mafiose, quelle di stato e nelle ipotetiche trattative fra stato e mafia – ammesso che ci siano state non lo sapremo ora più che mai! – possano riposare in pace senza rivoltarsi nelle loro tombe – silenzio!.

    Scusate se ho – forse – fantasticato sul contenuto delle telefonate negate! Ma tutto questo mi ha dato una certezza! Finalmente ho capito perché un notissimo signore dopo avere passato venti anni a usare il Parlamento per farsi leggi ad personam, aspirava e aspira all’altissimo Colle

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