Cattive notizie sul fronte del debito pubblico italiano, che continua imperterrito nel suo trend di crescita verso quota 2.000 miliardi (soglia che potrebbe essere raggiunta già nel corso di novembre). In base ai dati diffusi, a fine settembre 2012 il livello d’indebitamento complessivo delle amministrazioni pubbliche in Italia si è attestato a 1995,1 miliardi di euro, in aumento di 19,5 miliardi rispetto alla precedente rilevazione di agosto. Lo rende noto la Banca d’Italia nei suoi ultimi supplementi al Bollettino Statistico. Il rapporto tra debito e Pil è stimato al rialzo attorno al 126%.

La crescita, nonostante le manovre correttive dei conti pubblici, si deve al fatto che le spese per far funzionare la macchina dello Stato rimangono ancora perlopiù costanti e ad esse vanno ad aggiungersi i versamenti effettuati dal nostro Paese a favore dei meccanismi di solidarietà dell’Eurozona, come verso il vecchio Fondo Salva Stati Efsf (European financial stability facility), da ottobre rimpiazzato dal Mes (Meccanismo europeo di stabilità). Il risultato finale è che i risparmi targati Spending Review sono stati finora annullati, anche se si stanno facendo progressi sul fronte della riduzione del rapporto deficit/Pil. Al tempo stesso le entrate generate dalle tasse aumentano di stretta misura, non certo a causa del minor peso del fisco sui cittadini (che anzi si è accresciuto), ma della crisi economica che provoca sia la diminuzione del potere d’acquisto che la contrazione dei fatturati delle aziende (e, quindi, della base imponibile).

L’incremento riflette, oltre al fabbisogno del mese corrente (11,6 miliardi), l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, detenute sia presso la Banca d’Italia che in impieghi della liquidità (8,6 miliardi). Nei primi nove mesi del 2012 l’aumento del debito è pari ad 88,4 miliardi: di questi, 61,9 miliardi riflettono il fabbisogno delle Amministrazioni Pubbliche (erano 61 nello stesso periodo del 2011); 21,7 l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro; 5,2, infine, l’emissione di Titoli di Stato sotto la pari.


Bankitalia sottolinea come il fabbisogno del 2012 sarebbe stato in linea con quello dell’anno precedente, se si escludessero dal computo le erogazioni in favore della Grecia (5 miliardi nel 2011), la quota di competenza del nostro Paese sui prestiti erogati dal fondo Efsf  (pari a 2,2 miliardi nel 2011 e 17,1 nel 2012) e le misure sulla Tesoreria unica (che nel 2012 hanno comportato il riversamento nella Tesoreria centrale dello Stato di 9 miliardi da parte degli Enti decentrati).

A settembre 2012 le entrate tributarie registrate nel bilancio dello Stato sono ammontate a 22,6 miliardi, più o meno allo stesso livello dello stesso mese del 2011. Contando però i primi nove mesi dell’anno gli incassi sono stati pari a circa 280 miliardi, in crescita del 2,6% (7 miliardi) rispetto aprimi nove mesi del 2011.

Il debito pesa su ogni cittadino italiano, dai neonati ai centenari, 33.250 euro. Una esposizione record da 1.995 miliardi, ai tassi attuali – fortunatamente scesi, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dal picco di 575 punti di spread agli odierni circa 355 – costa all’Italia (e a tutti noi) qualcosa come i 70-80 miliardi di interessi annui: tradotto, sono più di 1.000 euro a testa per gli oltre 60 milioni di Italiani. Un gigantesco macigno legato al collo della nostra economia che manda in rosso i conti pubblici e causa quel circolo vizioso per cui, in mancanza di concrete prospettive di crescita, il debito finisce con l’autoalimentarsi.


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