Nuova fumata nera per gli esodati. Quando sembrava ormai assicurata una nuova copertura tra i continui aggiustamenti alla legge di stabilità, è arrivato l’alt della Ragioneria dello Stato e ora, la nebbia torna fitta sul destino dei lavoratori non salvaguardati.

Il fondo preventivato per ampliare la platea dei 120mila reintegrati nel welfare, ammontava a 100 milioni da inserire nel patto di stabilità. Una cifra che non avrebbe inserito garanzie assolute per ogni singolo lavoratore, ma che proponeva un impianto progressivo di tutela.

Nello specifico, infatti, l’emendamento volto a fornire un nuovo paracadute agli esodati, era finalizzato innanzitutto al recupero delle quote non utilizzate tra le risorse messe a disposizione per quelli già tratti in salvo.


I due decreti esodati fin qui emanati, infatti, mettevano a regime ben 9,1 miliardi di euro, da destinare al recupero di circa 120mila lavoratori. Si tratta del decreto attuativo al 201/2011 e dell’articolo 22 nella legge di spending review.

Da questo finanziamento, si è calcolato che sarebbero potuti avanzare proprio quei 100 milioni – detraendo i periodi di non lavoro già garantiti dalle buonuscite assicurate ai lavoratori nel momento dell’abbandono, i cosiddetti periodi di “scivolo” – che i relatori della legge di stabilità hanno proposto di reinserire nel labirinto della nuovo pacchetto finanziario.

Tutto chiaro, dunque. Si risparmia su un fronte e si reinveste il residuo non estinto per identici propositi: risolvere la crisi degli esodati, che sta tenendo in impasse le politiche sociali del governo Monti da parecchi mesi.

Nella fattispecie, a essere reintegrati nei meccanismi di copertura, mediante la correzione proposta in legge di stabilità, dovevano essere quei lavoratori licenziati entro il 31 dicembre 2011, in grado di maturare il diritto al ritiro dal lavoro nell’arco di non oltre 24 mesi.

La fetta di lavoratori sospesi dalle tutele di welfare avrebbe così, dovuto allargarsi fin da subito di 9mila persone, con la prospettiva di arrivare a 15mila entro poco meno di un anno, per effetto di un continuo monitoraggio da qui al 30 settembre 2013, anche se l’obiettivo dichiarato restava quello di non stabilire da subito numeri esatti di salvaguardia, come realizzato finora.

Nobili intenzioni, che , però, sono state già vanificate dal nuovo intervento della Ragioneria dello Stato, che ha bloccato l’emendamento con la giustificazione che non sussisterebbero risorse a sufficienza, a fronte di una platea così estesa.

Insomma, dai contabili dello Stato è arrivato un nuovo stop, dopo che la norma salva tutti avanzata in primis dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, e poi avanzata in maniera bipartisan, era stata bloccata a un passo dal via libera.

Dunque, il nodo esodati resta e, a fronte di queste continue frenate per la superiore ragione dei conti pubblici, il destino di centinaia di migliaia di lavoratori non pensionabili è, a un anno dall’approvazione della riforma Fornero, che ha segnato la genesi di questo problema, quantomai incerto.

 


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  1. Mettiamoci l’anima in pace il nostro Paese ormai è fallito,il sig.Monti non è altro che un curatore fallimentare.ci toglieranno tutto bisogna solo avere il coraggio di andar via dall’italia (perchè altro non si può fare).poi voglio vedere i nostri “poveri” politici a chi chiederanno soldi.

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