Ci si attendeva la decisione salomonica, alla fine è stato rinviato tutto. Prosegue lo stallo sulle frequenze tv, a quasi un anno dall’annuncio del ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera di indire un’asta, annullando il cosiddetto “beauty contest”, che era stato predisposto per assegnare alle sei realtà più affidabili sulla piazza sei reti a diffusione nazionale a titolo gratuito.

Fonti vicine all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni confermano, infatti, che il nodo sui vincoli di partecipazione ai rilanci per gli slot televisivi non è stato sciolto. Tutto rimandato, ancora una volta.

La decisione era, e resta tuttora, molto attesa per la possibile esclusione dai pretendenti alle frequenze di Rai e Mediaset. Le due principali aziende della televisione in chiaro, infatti, avrebbero già raggiunto il limite massimo di bande disponibili per ciascun operatore.


A sostenere questa posizione era stata la Ue, che, prima tra tutte, aveva spinto per la vendita delle frequenze, piuttosto che la loro cessione a titolo gratuito in base a meri criteri di garanzia, come avrebbe posto in essere il beauty contest poi defunto.

Secondo l’Unione europea, infatti, il limite massimo di cinque reti – definite “multiplex” – dovrebbe precludere la partecipazione al bando d’asta pubblico.

Ed essendo Rai e Mediaset già in possesso di questo “paniere” di reti sul digitale, si sarebbe dunque dovuto procedere alla formalizzazione della loro esclusione, anche in seguito alla già avanzata procedura d’infrazione, sempre da parte europea, per la mancanza di apertura nel mercato televisivo.

E proprio su questo punto, oggi, l’Agcom era stata chiamata a definire se il servizio pubblico e il suo principale concorrente in chiaro, come sostenuto dalle istituzioni europee, si sarebbero dovute rassegnare all’esclusione.

Quello che l’Authority avrebbe dovuto stabilire, era sostanzialmente un regolamento che tenesse conto dei paletti europei e cioè in quali termini i multiplex detenuti dalle due aziende, appartenenti a due standard tecnologici diversificati – uno per il digitale terrestre, l’altro per la telefonia mobile, ormai decaduta – avrebbero finito per impedire la loro partecipazione ai rilanci.

La questione, oggi, non è stata risolta e lascia aperte ancora molte possibilità, inclusa quella di uno scorporo delle frequenze messe all’asta, con relativo “ripescaggio” dei multiplex esclusi, che vedrebbero partecipare anche gli operatori della telefonia, ma solo, seconda le disposizioni in vigore, a partire dal 2015.

Gli scenari restano molti, le certezze poche: tra queste, che Agcom dovrà stilare prima possibile il regolamento per la cessione delle frequenze ai migliori offerenti e, per converso, stabilire in che modo potranno prendervi parte operatori di rete e fornitori di contenuti, così come distinti dalla sempre vigente legge Gasparri.

Ma tutto ciò avverrà, forse, alla prossima assemblea del Garante, mentre il tempo del governo che ha calorosamente indetto l’asta pubblica sta inevitabilmente scadendo.


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