“La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione.”

Al momento in cui scrivo sono passate poco meno di otto ore da quando il comunicato con queste due righe e mezzo appena riportate è comparso sul sito della Corte Costituzionale.

Ebbene, in neanche mezza giornata queste due righe e mezze hanno scatenato una quantità di reazioni, commenti in tutte le forme (io stesso nel primo pomeriggio già avevo messo online un video a tal proposito), comunicati stampa, interviste, che difficilmente hanno paragoni, a maggior ragione se si pensi che stiamo parlando di una sentenza le cui motivazioni ancora nessuno ha letto, e resa in un ambito apparentemente molto tecnico (ricordo che il giudizio avanti al Consulta verteva sulla costituzionalità o meno dell’obbligo, previsto come condizione di procedibilità rispetto alla domanda giudiziaria, del procedimento di mediazione nelle materie elencate dall’art. 5 del d.lgs 28/2010).


Eppure, appunto, le reazioni sono state numerosissime e onestamente imprevedibili nella loro manifestazione esteriore.

Sui social network si è potuto leggere di avvocati che hanno pianto di gioia alla notizia, di descrizioni di momenti di euforia paragonabili forse alla vittoria ai mondiali di calcio, di complimenti agli aderenti alle associazioni forensi che più sono state parte attiva nel contrastare la mediazione (e poco importa che magari si tratti delle stesse associazioni vituperate fino a ieri come nullafacenti: la coerenza è da un pezzo che ha smesso di essere una virtù, e meno che mai nel momento del ”trionfo”) unitamente a manifestazioni di scherno, e anche qualcosa di più, nei confronti degli organismi di mediazione, del legislatore, del ministro attuale (e passato) di Giustizia e finanche dei colleghi che “si sono venduti per qualche soldo” prestandosi a fare i mediatori.

L’impressione è che questa manifestazione di giubilo, che non può in alcun modo essere sottovalutata data l’entità del fenomeno stesso, sia legata non tanto alla mediazione in sé, quanto al fatto che la decisione della Corte Costituzionale sia stata vissuta dall’avvocatura (o quantomeno da gran parte di essa) come un simbolo.

Abbia, cioè, assunto i connotati della “battaglia finale” tra l’avvocatura da un lato, e i “poteri forti” dall’altro, intendendo quest’ultima locuzione come la somma di governi (passati e presente), mass media, opinione pubblica.

Non si può tacere, infatti, come l’avvocatura stia vivendo da qualche anno (in parte forse a torto, ma per la gran parte a ragione) sentendosi il facile bersaglio di interventi legislativi inutilmente gravatori nei confronti della professione forense e, ancor di più, in un clima di pubblico ludibrio per essere additati come categoria di ricchi evasori, una “casta” di privilegiati restia a ogni novità, causa di buona parte dei mali italici, e chi più ne ha più ne metta.

Non che non ci sia del vero, ma onestamente il clima che si è scelto di alimentare ha inevitabilmente portato anche le anime più moderate dell’avvocatura su posizioni quantomeno di difesa se non di vera e propria “guerriglia” (emblematica, a tal proposito, la manifestazione tenutasi a Roma il 23 ottobre, con tanto di bare a simboleggiare la morte della giustizia, che personalmente ho definito e continuo a definire una “carnevalata” ma che fa capire il livello di esasperazione raggiunto).

Ecco quindi il motivo per cui è difficile, a poche ore dal comunicato stampa (ribadisco: la sentenza per il momento ancora non c’è) affrontare serenamente il futuro della mediazione.

Certo viene difficile pensare che, dopo aver messo in piedi un sistema basato su quasi mille organismi di mediazione riconosciuti dal ministero, il governo ora assista senza muover muscolo alla caduta degli stessi.

Chi scrive, peraltro, più volte ha affermato (e non ho cambiato idea) come errore storico l’opposizione frontale che l’avvocatura nel suo complesso e sicuramente nei suoi vertici istituzionali ha svolto nei confronti della mediazione, anzichè farsene portatrice anche a livello culturale.

Non mi riferisco (solo) alla mediazione obbligatoria, ma ad un percorso che doveva essere ben precedente di diffusione dell’idea che il processo e la sentenza non siano gli unici modi per giungere alla risoluzione di una controversia.

Mi rendo conto che parlare di iniziare questo percorso adesso, a “cadavere caldo”, potrebbe sembrare al tempo stesso presuntuoso e provocatorio.

Io non credo sia così.

Credo sia invece il momento, sgomberato il campo dall’elemento cogente dell’obbligo, di affrontare il problema di rimodellare in modo migliorativo l’esperienza fin qui fallimentare della mediazione: non per reintrodurre dalla finestra l’obbligo scaraventato fuori dalla porta, magari mascherandolo sotto forma di sanzioni pecuniarie per il mancato promuovimento della mediazione quando non si volesse sfidare l’ira di una reintroduzione esplicita dell’obbligo per via normativa, bensì per pensare da un lato di abbassarne i costi, che hanno costituito uno dei motivi dell’opposizione (magari prevedendo che al di là di una quota minima, le spese del procedimento siano a carico delle parti solo nel caso di accordo raggiunto, e non in ogni caso) e dall’altro creando una cultura, attualmente inesistente se non in qualche animo volonteroso, della risoluzione delle controversie fuori dalle aule del tribunale.

Affidarsi fideisticamente ai tempi della giustizia civile ordinaria significherebbe aver perso un’altra occasione per modernizzare l’avvocatura e la giustizia.

E sappiamo, o dovremmo sapere, quanto ciò sia necessario e urgente.


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14 COMMENTI

  1. Caro @RenatoSavoia,
    Di che cosa parlano gli avvocati quando parlano dell’incostituzionalità della mediazione? Del nulla perché sono diventati “ignoranti”.

    Tralascio il tecnico ed entro diretto per rendere chiara la mia posizione. Mi vogliano perdonare i lor signori se sporcherò con le mie parole questa dotta pagina web.

    Parto da una premessa: il forte contrasto tra soggetti porta al declino del #sistemapaese Italia. Per arrivare alla conclusione: l’avvocatura non ha colto lo spirito della “mediazione”. Perché? Perché l’avvocatura ha perso la sua “cultura giuridica” che portava tutte le cause a “mediare”. Cultura giuridica intesa come “capacità di mettere in relazione logica il fatto con il diritto”. Quando l’avvocatura, già nella sua natura mediatore tra parte assistita e giudice, ha preferito cadere nell’ignoranza della contrapposizione e dello scontro, ha innalzato il suo destino all’altare della sconfitta.

    Chiediamoci invece il perché delle esultanze da stadio sulla pronuncia della Consulta e le carnevalate ai cortei. Sempre per ignoranza e perdita di cultura giuridica. L’avvocatura persiste nell’ignorare che la censura della Consulta è legata a un mero aspetto tecnico formale, che facilmente sarà colmato in via parlamentare. E voi definireste Avvocato, dotato di “cultura giuridica”, colui che trascende in esultanze perché ha vinto una causa per un mero vizio formale? Come osservato, In assenza ancora della motivazione di una sentenza?!

    Attacchiamo la mediazione, a prescindere; su aspetti formali: carenza di professionalità dei mediatori; alti costi a carico del cliente; l’insuccesso dei numeri (omettendo che in alcuni ambiti l’adozione dell’istituto è stata successiva); la pendenza di un giudizio costituzionale. Ma non ci chiediamo il “perché”!? Perché lo Stato ha sentito come necessità imprescindibile e obbligatoria di introdurre la mediaconciliazione, cadendo in un eccesso di delega (vizio formale)?! Questa è la vera domanda cui siamo obbligati a rispondere.

    Sia occasione per noi di riflessione e rivalutazione dell’avvocatura nel suo ruolo sociale. Sia per noi monito che la cultura dello scontro e della contrapposizione appartiene al passato. Ma sia anche, per noi e per il #sistemapaese, occasione di “ri-mediare”, ossia di ri-trovare la capacità di mettere in relazione il fatto con il diritto e guardare con occhi nuovi la realtà che ci circonda. Altrimenti #cimeritiamotutto. Anche il nostro declino nell’attesa della pubblicazione della sentenza.

  2. Io credo ce la facessero gratuita tanti mestatori favorevoli alla mediazione non sarebbero più così favorevoli. Io ho fatto il Conciliatore per 12 anni GRATUITAMENTE e posso dirvi che ho imparato tanto in quell’esperienza, soprattutto in fatto di conciliazione. Quando ci sono i soldi per lo mezzo……. purtroppo avete corso troppo…….

  3. @lidia

    Ma se le parti voglio trovare un accordo perchè non lo fanno da sole?

    e sopratutto:

    quelli che si rivolgono ad un avvocato per avere un provvedimento da un giudice, perché mai dovrebbero andare in un organismo di conciliazione?

    Noi avvocati siamo i primi a dare i termini a controparte ad addivenire ad un bonario componimento prima di iniziare qualsiasi azione.

    Mi faccia il piacere, la giustizia è una cosa seria che di sicuro non può essere garantita da persone che vorrebbero sostituirsi ai giudici per il semplice fatto di avere pagato 1000 euro per un corso di poche ore.

  4. Io credo che la maggior parte di chi parla della conciliazione non sa neanche cosa sia, o forse vive in un mondo idilliaco dove si la gente adempie spontaneamente ai propri doveri senza l’intervento di un giudice che lo imponga.

    La conciliazione va bene solo nei casi in cui vi è l’intenzione reciproca tra due persone ad addivenire ad un accordo; ma questa situazione non ha nulla a che vedere con chi si rivolge ad un avvocato per ottenere qualcosa da un altra persona che non vuole spontaneamente adempiere.

    Se Tizio deve ricevere 1000 euro da Caio che vuole vuole pagare, che senso costringere al primo di dovere pagare un organo di conciliazione per avere ragione dal secondo?

    Bene! Chi inizia una causa lo fa proprio perché non c’è lo spontaneo adempimento della controparte e in tutti questi casi il passaggio obbligato alla conciliazione è uno strumento INUTILE.

    Se il Ministro della Giustizia vuole limitare l’accesso alla giustizia civile (assolutamente inflazionata) lo dicesse chiaramente e non attraverso stratagemmi presentati come vero strumento di giustizia, i quali hanno fatto la fortuna di improbabili s.p.a. della Conciliazione

    Le scelte politiche confermano tale intento, vista la chiusura di tutti gli uffici giudiziari periferici.

    La giustizia è il metro della democrazia e civiltà di un paese più della politica.

    Piuttosto che mettere ostacoli per avere accesso alla giustizia, bisogna fare in modo che i giudici possano lavorare meglio e più velocemente.

  5. Concordo, Lidia. LA mediazione era perfettibile. Mi auguro che si reintroduca anche perché in Tribunale ci vogliono anni, nessuno lo può negare, per cui non vedo di cosa si rallegrino gli avvocati.

  6. Mi scusi, ma non ritengo affatto quella della mediazione, un’esperienza fallimentare, anche perchè è stata soffocata “nella culla”.

    E parlo non da profana, ma da membro di un organismo di mediazione che poteva, vantare un numero crescente di mediazioni concluse positivamente (e parlo al passato, perchè non so da domani quale sarà il futuro di 5 soci, 3 dipendenti e vari collaboratori..)
    Non nascondiamoci dietro un dito, in Italia se non si rende “obbligatorio” qualcosa di utile, nessuno lo fa (vedi cinture di sicurezza, casco e simili), salvo poi capirne ex post la validità.

    Concordo pienamente che l’istituto della mediazione, così come delineato dalla legge fosse perfettibile e migliorabile, ma da qui all’abolizione c’è una bella differenza.

    La verità è che, sin dall’inizio la media-conciliazione è stata vista e giudicata (dagli avvocati in primis) come un inutile ostacolo nell’iter verso il contenzioso giudiziario e non, come dovrebbe essere, un’alternativa ad esso. E’ ovvio che in quest’ottica il contributo di mediazione appare un costo ulteriore e gravoso!

    Nella maggior parte dei casi – e parlo sempre per esperienza diretta- molti avvocati partecipavano alle sedute di mediazione IN SOSTITUZIONE DELLE PARTI, alle quali NON AVEVANO MAI neppure prospettato la possibilità di partecipare personalmente, per paura, ovviamente, che potessero trovare un accordo..
    Ho parlato con persone che mi hanno riferito di come i loro avvocati avessero detto loro che la mediazione era una formalità prima di andare in causa, descrivendogli il procedimento come una farsa.. Secondo Voi, questo significa fare l’interesse del proprio cliente??

  7. non è vero per il semplice fatto che, eccezion fatta per la Francia, il numero degli avvocati italiani è in linea con la media europea.

    All’albo avvocati di Roma sono iscritti 20.186 avvocati; all’albo di Madrid più del doppio, addirittura 45.166; all’albo di Monaco pochi di meno e cioè 18.364.

    Inoltre se è vero che in Francia ci sono circa tanti avvocati quanti ne sono iscritti all’albo di Roma, è pure vero che la Francia costituisce un eccezione tra i paesi europei, nei quali sono presenti avvocati in misura non molto diversa che in Italia. In particolare quasi in ogni paese d’Europa il numero degli avvocati supera i 150.000 (159.295 in Spagna, 150.375 in Germania, 151.802 in Inghilterra-Galles). Noi siamo 170.000 circa

    Siamo litigiosi?

    Se ritenete di essere meglio tutelati dagli organismi di conciliazione, associazioni di consumatori et similia, rivolgetevi a loro per ottenere giustizia

    La verità è che chi si rivolge ad uno studio lo fa dopo avere esperito in vano tutti i tentativi per ottenere qualcosa (lettere private, telefonate) e lo fa perché vuole un provvedimento di condanna da un giudice e noi, belve assetate, siamo l’unico strumento per arrivare a ciò.

  8. Il tentativo di conciliazione è stato ed è il cardine di ogni riforma processuale civile, in primis dei Giudici di pace (altrimenti mi dice cosa cavolo significa il loro nome ?????).
    Bisognerebbe inasprire le norme che riguardano la colpa del fallimento del tentativo fatto davanti al Giudice, non istituire altri carrozzoni mangia soldi !!!!!
    Infine: nel lavoro, il tentativo di conciliazione è stato abolito per il suo TOTALE fallimento nonostante fosse gratuito e, peraltro, non prevedeva sanzioni nei confronti dei datori che avevano lavoratori in nero…. MI spiegate come avrebbe potuto avere successo la mediazioni i cui costi, in parte nemmeno deducibili o rimborsabili, erano assolutamente esorbitanti ?????

  9. Credo, come Alessandro che mi ha preceduto, che la cultura della mediazione vada senza dubbio coltivata, vero è però che introdurre l’obbligatorietà della mediazione altro non sia che una delle tante tecniche da parte dello Stato per fare Cassa. Io ho l’esempio pratico di un mio assistito che ormai da 7 anni ha subito un grosso sinistro. Non sapete neppure quanti tentativi sono stati fatti per trovare un accordo, impossibile raggiungere per la distanza chilometrica esistente tra le richieste, più che giustificate, del mio assistito e la compagnia assicurativa . Ma vengo al punto: per avviare la mediazione il mio cliente(che dopo l’incidente è passato letteralmente dalle stelle alle stalle, è stato ricoverato mesi e mesi, ha dovuto cambiare lavoro, etc…) dovrebbe sborsare quasi € 1000,00 (che non ha perché deve dare da mangiare a una figlia e pagare bollette e varie), per avviare una mediazione il cui risultato è già scontato, per poi pagare ancora di più in contributo unificato per avviare il giudizio. E’ evidente che in questo giochetto a vincere sono solo gli organismi di mediazione e il destinatario del successivo e inevitabile contributo unificato! This is my opinion!

  10. Detto da autorevoli esperti di diritto l’obbligatorietà non era altro che un mezzo per radicare la cultura della mediazione nel popolo italiano che, ovviamente, non essendo un tecnico della materia, ben può non conoscere questo istituto innovativo e molto vantaggioso (per il cittadino.. forse per gli avvocati meno… ops… che sia questo il motivo per cui è tanto osteggiata?!)
    In altri paesi europei la mediazione funziona bene e non è obbligatoria, questo è vero; altrettanto vero è che gli operatori del diritto ne hanno un’altra opinione e la tengono in considerazione quando si trovano di fronte ad una controversia da risolvere.
    Purtroppo mon credo che nel nostro Paese esista questo grado di maturità.
    Sono amareggiata dalla decisione della Corte. Prendo atto che, almeno pare, non sia stato espresso giudizio negativo sulla bontà dell’istituto ma solo sull’eccesso di delega.. speriamo si provveda presto a ripristinare la mediazione obbligatoria!

  11. Bravo Renato, commento equilibrato e condivisibile. Se solo noi avvocati riuscissimo a far vedere all’esterno la mediazione che facciamo ogni giorno e come questa si concreta in risultati, tutto avrebbe un significato diverso.
    Forse, abbiamo peccato di superbia nel non comprendere che prima o poi, se non avessimo fatto vedere ciò che valiamo, qualcuno avrebbe tentato di sopprimere il nostro ruolo protetto dalla costituzione.

  12. caro avvocato, l’avvocatura non è certo la principale categoria bersaglio dei media e dell’opinione pubblica, vogliamo parlare dei pubblici dipendenti? solo che ciascuna categoria continua a sostenere che questi attacchi sono ingiustificati, si schiera a difesa dei propri interessi e non ammette che se le accuse ci sono, un motivo ci deve pur essere. In Italia è vero o non è vero che ci sono più avvocati che in tutta europa? e secondo lei questo non rappresenta di per sé un elemento che incentiva la litigiosità nel nostro paese. quando studiavo procedura civile alla Federico II a Napoli con il professor Oriani, ricordo che lui ci spiegava che già nel codice del 1942 erano previsti strumenti per rendere veloce e certo il processo civile, ma che gli stessi furono subito depotenziati e accantonati dalla controriforma dell’avvocatura. Sono tutte cose false, secondo lei?

  13. Ma di cosa stiamo parlando?

    Chi si rivolge ad un legale lo fa in un momento nel quale è impossibile trovare un accordo per un posizione netta assunta da una delle parti e per ricevere qualcosa che non è si riuscito ad ottenere con le semplici richieste informali e lettere.

    E ciò nonostante è pacifica la prassi degli studi di dare ampi termini alla controparte prima di intraprendere qualsiasi azione; addirittura in alcuni casi (come nei confronti delle assicurazioni RCA (tale termine è imposto dalla legge)

    Che senso ha allora (ad es. nel caso delle assicurazioni) obbligare il ricorso organismi assolutamente privi di poteri nei confronti di una compagnia che si rifiuta di pagare. Sopratutto se nei confronti dell’assicurazione la legge già prevede un periodo di inazionabilità di azioni giudiziarie (proprio per permetterle di liquidare un sinistro senza la minaccia di ricevere una citazione)?

    Io mi sono confrontato con la conciliazione obbligatoria già prima del 2010, attivando il procedimento obbligatorio in materia di telecomunicazioni. La normativa Agcom prevede che l’organismo deve (dovrebbe) concludere la pratica in 30 gg.; l’ente in questione (la Camera di Commercio) dopo solo SEI MESI ha notificato la richiesta di conciliazione alla compagnia telefonica. La conseguenza di tutta questa buffonata è che la stessa compagnia, nel frattempo ritualmente citata, ha provato ad utilizzare la mancata conclusione della conciliazione come questione preliminare di improcedibilità sulla quale il giudice si è riservato sciogliendo la riserva dopo solo (NOVE MESI), dandomi ragione e condannando infine la compagnia.

    Ha senso tutto questo? Quale beneficio nella tutela dei diritti? Chi ha impedito alla compagnia di trovare un accordo con la mia cliente prima ancora che si rivolgesse al mio studio?

    Un senso forse l’ho trovato. Ed è la fortuna fatta case editrici ed enti di formazione spuntati come i funghi su scala nazionale, che hanno fregato € 1000 euro a testa ad avvocati, praticanti e tanti altri operatori.

  14. Perfettamente d’accordo. La cultura della mediazione si crea e non si può pensare di imporla. Detto questo o.avvocatura deve essere parte artica in quasi processo culturale favorendo la cultura della mediazione a discapito della cultura della lite a tutti i costi.spero che l’esperienza ci abbia fatto capire che rimanere inerti non porta nulla di buono.

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