Crollano i nuovi assegni pensionistici erogati dall’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale dopo la fusione con l’Inpdap prevista dal Salva Italia, senza che i dati risentano ancora dell’effetto della riforma delle pensioni a firma del Ministro del welfare Elsa Fornero. Nei primi 9 mesi del 2012, le pensioni liquidate sono state complessivamente 199.555, con un calo drastico del 35,5% rispetto allo stesso periodo del 2011 (quando erano 309.468).

I nuovi risultati, che rappresentano il prosieguo della tendenza verso la maggiore sostenibilità del nostro sistema previdenziale, sono frutto dell’azione combinata di due riforme delle precedenti legislature. Si tratta, da una parte, del cosiddetto “scalino” predisposto dall’ex Ministro Cesare Damiano (centro-sinistra), che prevede dal 2011 il raggiungimento della pensione di anzianità con il sistema delle quote (da 59 a 60 anni di età minima a fronte di almeno 36 anni di contributi). Dall’altra, della “finestra mobile” disposta dall’ex Ministro Maurizio Sacconi (centro-destra) che, con decorrenza sempre dal 2011, prevede 12 mesi di attesa per i lavoratori dipendenti e 18 per gli autonomi, una volta raggiunti i requisiti.

La Riforma Fornero, dunque, ancora non c’entra. I suoi effetti inizieranno a sentirsi dal 2013, quando si esauriranno le uscite dei soggetti che possono andare in pensione con le vecchie regole (raggiungimento dei requisiti entro la fine del 2011 e successiva attesa delle due finestre mobili). Dato che quest’ultima riforma prevede misure ulteriori come l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia e una serie di disincentivi per coloro che chiedono la pensione anticipata prima dei 62 anni, è facile prevedere che l’attuale tendenza alla diminuzione degli assegni pensionistici prosegua anche nei anni successivi.


Scendendo nei dettagli, da gennaio a settembre 2012 l’Inps ha erogato 140.616 pensioni nel settore privato (-37,4% rispetto alle 224.869 liquidate nello stesso periodo del 2011) e 58.939 nel settore pubblico, quello finora gestito dall’Inpdap (con un calo del -22,2% rispetto alle 84.599 erogate nello stesso periodo dell’anno passato). Complessivamente si tratta di 110.000 trattamenti pensionistici in meno rispetto a quelli liquidati nei primi nove mesi del 2011 da Inps ed Inpdap. L’età media di uscita dal lavoro degli Italiani è in aumento, sia nel settore privato – dove è cresciuta di 12 mesi (da 60,3 a 61,3 anni) – che nel settore pubblico – dove si è passati da 60,8 a 61,2 anni.

I soldi risparmiati serviranno all’Inps per rimettere ordine nei propri conti, dopo il “terremoto” derivato dall’incorporazione dell’Inpdap (l’ente previdenziale dei pubblici dipendenti), che ha portato in dote al nuovo Istituto unificato del “SuperInps” 5,8 miliardi di passivo di gestione, oltre a 10 miliardi di disavanzo patrimoniale.

Soddisfatto dei risultati raggiunti si dice Antonio Mastrapasqua, Presidente Inps, secondo cui gli ultimi dati dimostrano che le precedenti riforme stanno sortendo buoni effetti e che i conti del sistema previdenziale “sono stati messi in sicurezza”.

Nei primi 9 mesi del 2012 l’età media di uscita dal lavoro in Italia è aumentata a 61,3 anni, un anno in più rispetto allo stesso periodo del 2011 (era 60,3 anni). È sempre Mastrapasqua a sottolinearlo, mostrandosi fiducioso sul fatto che “l’anno prossimo raggiungeremo e supereremo la Germania”. I Tedeschi oggi mediamente vanno in pensione a 61,7 anni con un tasso di sostituzione pari al 58,4% dell’ultima retribuzione, mentre nel caso dei loro colleghi Italiani, beneficiari del metodo retributivo (almeno fino alla Riforma Fornero), tale tasso è molto superiore e si aggira ancora sull’80%. I Francesi hanno un’età media di uscita dal lavoro inferiore alla nostra (59,3 anni), ma con il tasso di sostituzione fermo al 60,8% dell’ultima retribuzione. Il passaggio al metodo contributivo è volto principalmente a ridurre tale divario con i principali partner europei dell’Italia.


CONDIVIDI
Articolo precedentePatenti, nel 2013 cambia tutto. La circolare del Ministero
Articolo successivoProvince: a novembre arriva il decreto che cambia l’Italia per sempre

1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here