La prima sezione del Tar Lazio, presieduta da Calogero Piscitello, con sentenza n. 8450 dello scorso 12 ottobre ha accolto i ricorsi presentati dal procuratore generale Giovanni Tinebra e dal sostituto Giuseppe Gennaro e ha ”annullato la delibera del 2 novembre del 2011 con cui il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha disposto la nomina di Giovanni Salvi a Procuratore della Repubblica di Catania” nonché “il decreto del presidente della Repubblica 15 febbraio 2012 recante la nomina suddetta”.

Giovanni Salvi era stato eletto circa un anno fa alla guida della Procura di Catania. Per effetto della pronuncia, adesso Giuseppe Gennaro e Giovanni Tinebra tornano in corsa per la tanto ambita quanto scottante poltrona.

La sentenza del Tar è immediatamente esecutiva, tuttavia Salvi ha già reso noto che chiederà una sospensiva e farà ricorso al Consiglio di Stato.


Nella sentenza il Tar precisa che “spetta soltanto al Consiglio superiore della magistratura di rivalutare le posizioni dei candidati”.

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha anche condannato “in solido” il Csm e Giovanni Salvi alla rifusione delle spese di lite in favore di Giuseppe Gennaro e Giovanni Tinebra per un valore ci 8mila euro.

Il collegio ha basato la propria decisione sul Testo Unico della dirigenza giudiziaria, e ha ritenuto rilevante un periodo non inferiore a 4 anni trascorsi in una Procura dedicati alla lotta alla mafia. Sulla base di questo presupposto, Gennaro e Tinebra, a parere del Tar, avrebbero avuto questo “merito” a differenza di Salvi, che, seppur esperto in materia di terrorismo internazionale, non avrebbe una specifica esperienza nel campo della lotta alla mafia.

Qui il testo integrale della sentenza n. 8450/2012 del Tar Lazio


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