Nessuna tomba per l’informazione in Italia: per un direttore del Giornale che viene condannato, ce n’è un altro che quasi simultaneamente è stato graziato. Dopo la condanna per Alessandro Sallusti a 14 mesi di reclusione, la Cassazione emana una sentenza favorevole nei confronti dell’ex guida del quotidiano, Mario Cervi.

Il principio base del giudizio è chiaro: criticare la casta è cosa buona e giusta. E questo, anche per eventuali benefit goduti a seguito del decesso.

Avete letto bene: al fine di porre in risalto i privilegi della classe politica, non esiste una legge del contrappasso. Chi ne fa parte, e, in caso, usufruisce dei bonus che derivino dalla sua funzione pubblica, in spregio all’assetto legislativo, non potrà stare al sicuro neanche da morto.


E’ quanto ha stabilito la Suprema Corte, dopo aver esaminato il caso che coinvolgeva il giornalista Mario Cervi, un redattore del Giornale e l’ex sindaco di Roma e leader dell’Api Francesco Rutelli.

Con l’atto 38437, la Cassazione ha infatti assolto i due giornalisti dal reato di diffamazione, additato dallo stesso Rutelli in seguito alla denuncia di una concessione “particolare” per la realizzazione di un manufatto sepolcrale nel cimitero del Verano a Roma, dove addirittura, venne spiegato che si trattava di un “posto in prima fila”.

Un giudizio che ha ribaltato i due precedenti gradi in cui era stata esaminata la vicenda, dove, infatti, era stata riconosciuta la colpevolezza delle due firme del quotidiano oggi diretto da Alessandro Sallusti.

Secondo il Tribunale ordinario, parere poi confermato anche in appello, la correità dei due giornalisti incriminati era da imputare ai toni troppo enfatici utilizzati nella stesura degli articoli, dove non si menzionava al fatto che il loculo in questione fosse essenzialmente una semplice tomba a terra.

Ora, però, è intervenuta la Cassazione, a ricordare che attingere a più informazioni possibile è un pieno diritto dell’opinione pubblica, qualora vengano scoperti casi reali o presunti di privilegio, in barba ai regolamenti e alle pubbliche possibilità di accesso.

Le graduatorie per il cimitero in questione, tra l’altro, sarebbero ferme al 1992: un vantaggio che la Cassazione ha riconosciuto non diretto specialmente a un individuo in particolare – nel qual caso Francesco Rutelli – ma a personalità che si fossero distinte nell’ambito pubblico.

Negli articoli, infatti, era specificato come l’atto diramato dalla giunta fosse indirizzato tanto alla maggioranza quanto all’opposizione: dunque, a parere della Cassazione, data la precisazione non omessa in articolo, è da ritenere come assolto il dovere di informazione completa e non quello di muovere volutamente un attacco personale.

Il “manufatto sepolcrale“, per di più, per come scriveva precisamente la delibera di giunta, poteva riferirsi, continua la Cassazione, tanto a una tomba a terra, o anche per una cappella o una tomba gentilizia.

Una delibera, poi, assurdamente capitolata come “immediatamente eseguibile, in considerazione dell’urgenza” affermazione che giustificherebbe in pieno, secondo la Cassazione, il diritto di critica con l’utilizzo nei titoli o nel corpo degli articoli di punte di sarcasmo quali “roba da scongiuri” o ancora “l’eterno riposo”.

Quando si tratta di comportamenti di uomini politici, sottolinea la Cassazione, la libertà deve essere la più ampia possibile: dalla Suprema Corte arriva dunque un nuovo input al dibattito sul diritto-dovere di informare ed essere informati, scatenatosi dopo la condanna ad Alessandro Sallusti e non ancora sopito.

Su LeggiOggi.it sono stati ospitati interventi di posizioni diverse, tra i dubbi alla carcerazione per i reati di diffamazione, alle possibili conseguenze sul timore di ripercussioni, agli inviti a non dimenticarsi di chi non ha tutele, fino a una ricostruzione critica sul caso Sallusti.

 

 


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