Milano. Bologna, Roma , Napoli; questa volta il popolo studentesco italiano ha fatto le cose in grande e si è mosso su tutto il territorio nazionale. Gli studenti delle scuole superiori, ma anche universitari, delle principali città italiane si sono riversati nelle piazze, nelle strade manifestando tutto il loro dissenso per i provvedimenti presi dall’attuale governo nei riguardi della scuola e dell’università. I ragazzi intonano cori in stile manifestazioni sessantottine “tutti insieme facciamo paura“, “la scuola pubblica non si vende“, “la cultura fa paura“, sono slogan brevi e gridati, che riassumono il timore comune che non si voglia più investire nella scuola pubblica.

Questo argomento, tuttavia, esiste da quando esiste la scuola probabilmente, la questione scuola pubblica, mancanza di finanziamenti, finanziamenti alle scuole private è un ritornello anche troppo consumato. La verità è che lo Stato destinerà sempre soldi ai privati così come quando dovrà fare tagli si rivolgerà sempre al bacino della scuola o della sanità. Detto questo, non è giusto rassegnarsi, anzi, è giusto far sentire la propria voce, esprimere il proprio dissenso, però è giusto farlo in modo costruttivo, responsabile, dimostrando che ciò che interessa realmente è il proprio futuro e non un giorno infrasettimanale di svago dall’obbligo scolastico.

Lo sciopero, spesso, viene utilizzato per passare una giornata di divertimento con i propri compagni più che di protesta, ovvio che ci siano studenti interessati, politicizzati, impegnati che portano avanti i valori in cui credono, tuttavia esistono forme di dissenso, a mio avviso, più efficaci, più silenziose ma che arrivano più in alto, perché più difficili da portare avanti. Le occupazioni, le autogestioni sono forme culturali prima che atti di dissenso, portano avanti una critica sociale e politica su un piano  molto più alto di uno sciopero, queste dovrebbero essere le vie che appartengono agli studenti, lo sciopero è per i lavoratori.


Sciopera chi, assentandosi dal lavoro, per tutelare i propri diritti perde una giornata di retribuzione, lo sciopero esprime la sua forza nel mondo lavorativo mediante il sacrificio economico personale che ci sta dietro, ma uno studente di una scuola superiore cosa sacrifica, la verifica di italiano? L’interrogazione di inglese? Le ore di latino? Qual’è il sacrificio reale che ci sta dietro ad uno sciopero studentesco, anzi, la domanda è mal posta, c’è un sacrificio reale dietro uno sciopero studentesco?

Queste manifestazioni finiscono poi col travalicare gli intenti per cui sono state organizzate, un gruppo di quasi 3000 adolescenti che si autogestice in strada con disciplina è qualcosa di impensabile; se si manifesta contro il governo italiano per i tagli alla scuola, all’università, alla ricerca non ha alcun senso strappare la bandiera di un consolato per protestare anche contro “gli arresti antifascisti” avvenuti in Grecia. Se si decide di scioperare per qualcosa si deve sempre mantenere il fuoco su quello e non pensare che per ogni argomento sia lecito scendere in piazza, se no la democrazia diventa anarchia.

In queste situazioni è facile che l’adrenalina, l’alcool, la droga e tutto ciò che concorre ad eccitare la massa, porti ad atti vandalici, come appunto avventarsi contro una ambasciata straniera, o semplicemente danneggiando le macchine ferme in strada, ed è altrettanto inevitabile nel momento in cui avvengono questi episodi l’intervento delle forze dell’ordine. La polizia in queste circostanze ha sempre un ruolo molto scomodo, perché gli studenti in questione sono davvero giovani, perché apparentemente non rappresentano una minaccia, perché incarnano gli ideali come democrazia, libertà, uguaglianza per i quali chiunque di noi darebbe la vita, ma ciò non toglie che le forze dell’ordine debbano fare il loro lavoro.

E’ facile dare degli assassini alla polizia, soprattutto alla luce di fatti, certificati da sentenze ufficiali della Cassazione, del recente passato, però non si può essere prevenuti e stigmatizzare a prescindere chi sta facendo il proprio lavoro. Si dovrebbero cercare forme di contenimento diverso, è vero, ma anche gli scioperi potrebbero essere condotti con un atteggiamento diverso, dunque la verità sta nel mezzo, il diritto a manifestare i propri pensieri è sacrosanto e nessuno lo nega, è la reale base della democrazia, ma farlo in un modo corretto, che non leda gli altri cittadini è un dovere morale.

La libertà personale finisce dove comincia quella di un altro uomo, nessuno dovrebbe mai scordarsi questo, tanto i poliziotti quanto gli studenti.


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