Sembrano iniziare a dispiegarsi nel nostro Paese – storicamente non un modello di libero mercato – i primi, ancor timidi effetti dei provvedimenti sulle liberalizzazioni derivanti dal Cresci Italia. È quanto emerge dal Rapporto 2012 dell’Istituto Bruno Leoni, una importante voce della tradizione di pensiero liberista attiva nella battaglia per il superamento dei monopoli, l’apertura del mercato e lo sviluppo della concorrenza.

L’Istituto aveva già presentato all’esecutivo, nel gennaio 2012 (subito prima del Cresci Italia e del Semplifica Italia), uno studio preliminare intitolato “Liberalizzare e crescere – Dieci proposte al Governo Monti”. Proposte “ancora attuali”, come spiega Alberto Mingardi, direttore generale dell’Ibl, per cui “questo esecutivo sulle liberalizzazioni ha fatto più dei precedenti, ma l’elenco dei passi da muovere è ancora lungo”.

Lo studio prende come riferimento sedici settori dell’economia italiana mettendoli a paragone con i Paesi più liberalizzati (e privatizzati, che non è lo stesso) d’Europa, Gran Bretagna, Irlanda e Svizzera in testa, con una serie di parametri che costituiscono un’ipotetica “base 100” (massima apertura del mercato). Nel 2012, l’indice delle liberalizzazioni per l’Italia (l’inizio delle rilevazioni è del 2007) viene valutato al 52%, in crescita di 3 punti percentuali dal 49% del settembre 2011. Questo significa che un po’ più della metà del mercato italiano è considerato accessibile alla concorrenza e fuori dalla stretta dei monopoli.


Un’apertura di credito viene data dallo studio Ibl all’operato del Governo Monti, le cui riforme, “per quanto timide, segnano una cesura rispetto al passato e mettono in moto un processo che, presumibilmente, l’anno prossimo porterà a ulteriori passi avanti”. La crescita dell’indicatore deriva dal miglioramento di quasi due terzi dei sedici settori censiti: 10 crescono (di cui 4 in modo significativo, con più di 5 punti), 3 rimangono stabili e 3 subiscono un leggero arretramento.

I settori in cui l’apertura fa registrare un’espansione sono:

  • – il mercato elettrico (dal 72 al 77%), che si conferma come quello più liberalizzato in Italia, grazie allo scorporo di Terna da Enel e successivi provvedimenti per creare maggiore competizione;

  • – il trasporto aereo (dal 62 al 65%), sulla scia della generale liberalizzazione europea;

  • – il mercato del gas naturale (dal 62 al 64%): riconosciuta l’opportunità derivante dallo scorporo Snam Rete Gas dall’Eni, anche se resta il nodo dello “scarso dinamismo della domanda”, con utenti domestici e PMI ancora poco informati sulle modalità di passaggio da una compagnia all’altra;

  • – il mercato dell’arte (dal 56 al 58%), grazie alla crescita dell’aliquota Iva nel Paese di riferimento, la Gran Bretagna (dove è cresciuta da 17,5 al 20%, quasi quanto quella italiana al 21%);

  • – gli ordini professionali (dal 47 al 52%), dove i provvedimenti di Monti, andando ad integrare le c.d. “lenzuolate Bersani” del 2006-2007, hanno tra l’altro rimosso i “vincoli residui all’esercizio della professione in forma societaria, con la possibilità di includere anche soci di capitale”;

  • – i servizi postali (dal 47 al 52%), grazie al recepimento (nel 2011) del “Terzo pacchetto postale europeo”, nonostante lo status di quasi-monopolista di Poste Italiane;

  • – il trasporto pubblico locale (dal 44 al 45%): qui la scarsa crescita è dovuta soprattutto agli effetti del voto referendario del giugno 2011 e dalla relativa decisione della Corte Costituzionale del luglio 2012, che ha di fatto cancellato l’obbligo di gare per l’affidamento del servizio;

  • – le telecomunicazioni (dal 42 al 45%): qui tuttavia l’operatore dominante, Telecom Italia, “continua ad un’ampia fetta di mercato, senza contare la forte influenza (seppure indiretta) esercitata dalla politica su tutte le scelte che lo coinvolgono”;

  • – la Pubblica Amministrazione (dal 39 al 42%), grazie al miglioramento dell’organizzazione interna;

  • – le autostrade (dal 28 al 40%), balzo in avanti dovuto soprattutto al nuovo inquadramento normativo di Anas: “Tra gli elementi positivi si segnalano, nell’ambito del generale riassetto di Anas, la creazione dell’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali e la conseguente attenuazione del conflitto di interessi del ‘concessionario di se stesso’ precedentemente esistente”.

Tra i settori stabili troviamo:

  • – il mercato del lavoro (al 60%): qui, nonostante la positiva accoglienza della riforma delle pensioni, non si sono ancora prodotti gli effetti della riforma Fornero, che però “sarà oggetto di studio nell’edizione 2013 dell’Indice delle liberalizzazioni”;

  • – le ferrovie (al 36%), malgrado l’ingresso della Ntv di Montezemolo nell’Alta Velocità. Pesa soprattutto la mancanza di concorrenza nel trasporto ferroviario regionale. Solo “l’istituzione di un regolatore indipendente per i trasporti, che tuttavia non si è ancora insediato al momento della pubblicazione dell’Indice, lascia sperare che nei prossimi anni la situazione potrebbe fare passi avanti”;

  • – l’acqua (al 19%), dove pesano, come per i trasporti pubblici locali, il referendum del giugno 2011 e la sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2012 di cui sopra, nonostante “l’indicazione dell’Autorità per l’energia come regolatore di settore abbia posto le basi per la definizione di un quadro regolatorio più robusto e appropriato”.

Peggiorano, infine:

  • – i mercati finanziari (dal 69 al 66%), dove la Borsa di Milano appare caratterizzata dalla “forte presenza pubblica all’interno della capitalizzazione borsistica” e dalla “insufficiente indipendenza ed efficacia del regolatore di settore (la Consob)”;

  • – la televisione (dal 62 al 61%), principalmente per “l’ambiguità della Rai, che riscuote il canone e ha un tetto alla raccolta pubblicitaria”, oltre ad essere di fatto oggetto dello spoils system tra le forze politiche;

  • – il fisco (dal 48 al 47%), ritenuto eccessivo in tutte e tre le macro-aree di riferimento: “la tassazione delle imprese, la tassazione degli individui e la pressione fiscale nel suo complesso”.

Questo il quadro generale dipinto dall’Ibl, complessivamente positivo. In precedenza l’ex presidente dell’Antitrust ed attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, aveva richiesto all’Autorità della concorrenza un memorandum su nuovi interventi da prendere per aprire i mercati. Il parere dell’Authority, oggi presieduta da Giovanni Pitruzzella, è atteso a giorni e rappresenterà una parte importante della base di partenza per la legge sulla concorrenza che è nelle intenzioni del Governo varare entro la fine dell’attuale legislatura. 


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  1. perche non vengono liberalizzate le rivendite di tabacchi,libere di attingere a piene mani nelle liberalizzazioni ,io bar con la sfortuna che la rivendita di tabacchi che è 40mt dal mio bar sfruttando le liberalizzazioni e diventato bar e tabacchi ,distruggendo il mio reddito perche forte del richiamo dei tabacchi molti dei miei clienti trovandosi a comprare i tabacchi prendono pure
    il caffe ,e per le varie leggi, e la fit che protreggono le rivendite di tabacchi,io non posso fare altrettanto cioè vendere i tabacchi ,signiori questa e concorrenza sleale ,discriminatoria ,e lede la libertà d’impresa ,e del’uomo nel senso di frustazione di non poter fare le stesse cose del primo ,liberazzazioni solo per aiutare i piu’ forti e distruggere il tessuto sociale delle piccolissime imprese ,non cè equità ,chi avra coraggio di dire il contrario di quello che ho scritto?
    saluti gennaro

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