Lesson number one: the book is on the table. Che  la dimestichezza con la lingua inglese del nostro Paese non sia in vetta alle graduatorie non solo mondiali, ma anche europee, è fatto assodato da anni. Ora, però, il governo Monti ha pensato di fare la sua parte per invertire la tendenza, pubblicando, per la prima volta nella storia degli esecutivi italiani, un comunicato stampa in lingua inglese sul sito web istituzionale.

“Italian economy picks up in 2013; structural balance remains on track” è questo il titolo della prima informativa in lingua d’Albione che il governo della Repubblica Italiana ha diramato in via ufficiale, imprimendo, insomma, una rivoluzione linguistica che è arrivata proprio nel giorno in cui, in Senato, è stata sospesa per la prima volta nella storia della Repubblica l’assemblea per assenza del Presidente e dei suoi vice.

Insomma, quella di ieri è una data storica per due ragioni:  i tecnici hanno dato finalmente un profilo internazionale alla comunicazione del governo, mentre i membri politici del Parlamento si sono macchiati, a detta di tutti e anche di loro stessi, di una nuova ignominia nei confronti delle istituzioni democratiche.


L’argomento del comunicato stampa diramato ieri dall’esecutivo riguarda, come facilmente prevedibile, le stime del governo per i prossimi scenari economici. In particolare, a trovare spazio è il resoconto del Consiglio dei Ministri, dove sono state aggiornate le previsioni di crescita e di bilancio per il triennio 2012-2015: ne è uscito un comunicato tecnico, lungo due pagine web, farcito di dati, costruzioni grammaticali e termini non proprio elementari.

Senza dubbio, la strategia del governo è quella di fornire messaggi immediatamente comprensibili e, se possibile, rassicuranti per gli investitori esteri, come nel caso di ieri. Le percentuali di crescita dell’1,1% del Pil per il 2014 e del 1,3% per l’anno successivo potrebbero, infatti, placare la delusione dei mercati in seguito al misero -0,2% calcolato per i prossimi 12 mesi.

Insomma, pur di evitare nuove tempeste di spread, la comunicazione istituzionale in Italia si rende globale: nell’era delle comunicazioni istantanee, affidare agli investitori informazioni mal recepite o incomplete, può scatenare fastidiose ripercussioni sui mercati, quando non, addirittura, il rischio di speculazioni.  E il primo passo per scongiurare corti circuiti di questo genere è  fornire informazioni corrette, complete e, soprattutto, immediatamente accessibili.

Una prontezza della quale, forse dovrebbero prendere esempio i politici, che, quasi in simultanea, non si sono dimostrati altrettanto solerti nel garantire la normale discussione del dibattito in Senato, arrivando, come detto, all’interruzione mai vista prima della seduta in corso. Very good, Mario Monti.

Leggi il comunicato in inglese diramato dal governo sulle previsioni di crescita 2012-2015


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2 COMMENTI

  1. Una vergogna. Il governo Monti si sta distinguendo per un’intensa opera di anglificazione del paese. Monti parla inglese nel convegni, Profumo spinge per l’anglificazione dell’università, adesso si fanno i comunicati in inglese. Quanti anni diamo ancora alla nostra lingua prima che diventi un dialetto dell’inglese? 10 forse 20? Basta con questo genocidio culturale. L’inglese del governo non è altro che un gesto di sudditanza verso le piazze finanziarie anglosassoni, un atto di provincialismo. Ma voi credete veramente che i mercati cambiaranno opinione sull’Italia perché possono leggere i comunicati in inglese? Ma per favore! E fino a ora come hanno fatto? Semplice: traducevano.
    Al contrario, il comunicato in inglese espone il governo a una nuova debolezza perché gli investitori anglosassoni adesso potranno interpretare il comunicato a modo loro nella loro lingua e fare valere la loro interpretazione contro il governo, mentre prima invece il testo italiano faceva fede. Mettiamocelo in testa: l’inglese è la lingua del mondo anglosassone, sono loro che ne hanno la propietà. Comunicare in inglese significa cedere la sovranità sull’interpretazione della parole e dei concetti agli stranieri, significa mettersi in una posizione di inferiorità costante.
    Complimenti a questo governo di tecnici amico delle banche che non sa cosa significhi rappresentare un popolo. Elezioni!!

  2. ma VERY GOOD un par di ciufoli!

    Al contrario,
    Io trovo che l’operato di questo governo, dal punto di vista linguistico, sia inaccettabile.

    Come pretendiamo d’esser presi sul serio in europa, se nemmeno crediamo nell’importanza della nostra lingua?

    Riflettiamoci: La lingua è potere: i romani esportavano con le armi la propria lingua, oggi lo fanno gli americani (ché l’inghilterra ha solo gloria riflessa) con gli hamburger e il rock.

    Diramare arbitrariamente un comunicato in una lingua che non è quella ufficiale della repubblica ( l’ inglese come il francese, il cinese, il veneto o il napoletano che sia) senza peraltro fornirne la benché minima traduzione è un fatto molto grave, che in un altro paese, forse, scatenerebbe il finimondo, mentre nel nostro passa quasi inosservato e, anzi, viene quasi accolto positivamente.

    Non solo perché priva gli italiani di venire a sapere informazioni che riguardano LORO, ma anche perché rappresenta, da parte di fonti ufficiali, quanto queste abbiano in poca stima il loro stesso paese.

    IN ITALIA SI PARLA L’ITALIANO: parrebbe una tautologia, ma da noi tocca ribadirlo.

    Mentre i cugini spagnoli e francesi, non solo vanno fieri della loro lingua nazionale, ma valorizzano anche le lingue locali, noi soffriamo d’un complesso d’inferiorità talmente forte da volerla nascondere anche nei comunicati ufficiali.

    Di questo passo è facile credere che la nostra lingua regredirà presto da lingua a dialetto>, già le avvisaglie sono molte:
    – L’accademia della crusca ormai da tempo ha cessato, con le ultime modifiche allo statuto, la sua funzione regolatrice diventando un semplice istituto di ricerca.
    – Molte radio e telegiornali mandano in onda TG in lingua straniera (TRL di sicuro, tralasciando MTV)
    – In molte università
    si obbligano gli studenti italiani a seguire corsi in inglesi (tenuti peraltro da insegnanti italiani).
    – In Svizzera è stato TOLTO l’insegnamento dell’italiano (Lingua UFFICIALE) a scuola, nel più assoluto silenzio delle istituzioni.

    Questo ha delle ripercussioni su tutto: La diffusione della lingua è anche una grande risorsa economica : imparare l’italiano vuol dire visitare l’italia, ma anche conoscere l’arte italiana, la musica, comprare dischi, vedere pellicole italiane; farsi conoscere insomma.
    Andreste mai a comprare la carne da un macellaio che tesse le lodi della carne del macellaio vicino?

    Quella che viene spesso fatta passare per internazionalizzazione non è altro che il risultato del più spicciolo provincialismo; è un po’ come il ragazzo di provincia emigrato in città che vuol imitare per forza i compagni, vergognandosi delle sue origini, e risultando, alla fine, ridicolo.

    Questo potrebbe, e sta già portando, conseguenze molto gravi:

    -Non ritenendolo importante, la gente non sa parlare (nemmeno) più italiano.
    -Gli studenti non sono più capaci di parlare della propria materia nella propria lingua.
    -La perdita di coscienza della propria cultura (tutti fan finta di saper leggere shakespeare, e davanti ad un semplice testo del manzoni non ci capiscono nulla).
    -Genera cittadini “di serie A” (che han fatto le costose scuole intenazionali o sono figli di genitori inglesi) e “Di serie B” .
    Favorisce il RAZZISMO, la chiusura e la discriminazione: perché si considera una sola cultura degna d’esser conosciuta, come se Ungheria, Francia, Germania, Portogallo, non producano niente di buono, e non siano “degne” d’esser conosciute

    Ma soprattutto porta ad un impoverimento culturale, non ad un arricchimento.

    Prima dell’avvento di questo “morbus anglicus”, i ragazzi erano ancora liberi d’impararsi le lingue che volevano (io stesso scelsi il francese, e non me ne pento), mentre oggi l’inglese è obbligatorio ovunque (con gran piacere di Sua Maestà, che guadagna, senza muovere un dito, come se avesse un pozzo di petrolio).

    Senza dubbio imparare lingue è importante, ma cavolo, ma se a me l’inglese sta sul caxxo, e voglio impararmi a scuola il polacco o il lituano, sarò libero di poterlo fare?!!?!

    Pensateci: Sì, in molti di più sapranno l’inglese rispetto a 20 anni fa, ma se uno si trova a che fare con un testo tedesco o francese, rischia che non solo lui, ma anche coloro che ha intorno, siano capaci di capirci una parola (Tant’è vero gli interpreti di tedesco son molto ricercati)!

    Eravamo molto più internazionali vent’anni fa, se è per questo: pensate a tutti i cantanti stranieri, Falco, i MeCaNo, Aznavour che venivano a cantare in italia(no) e viceversa fino agli anni 80…persino Battisti cantò in Tedesco.. oggi non accadrebbe

    Non fraintendetemi, io non ce l’ho con l’inglese, ce l’ho con l’immotivato abuso dello stesso:

    Le lingue in Europa sono 21, ed in una europa veramente egalitaria e comunitaria tutte dovrebbero essere degne d’essere imparate e conosciute, perché ogni singolo paese di questi ventuno ha cose degne d’essere viste/lette.

    Se curassimo un po’ di più la nostra lingua, e avessimo un po’ più rispetto e considerazione per le altre, certamente vivremmo in un’Italia (ed Europa) migliore, perché saremmo in grado di comprendere meglio le nostre culture.

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