Sì all’inserimento della parola “pedofilia” nel codice penale, ma no alla castrazione chimica. Si è conclusa così la votazione al Senato, dove è stato approvato di ddl che ratifica, dopo sei letture e a cinque anni di distanza dalla sua stesura, la  Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, meglio nota come “Convenzione di Lanzarote“. L’ok alla Convenzione per la protezione dei minori è arrivato all’unanimità dall’aula di palazzo Madama, con 262 voti favorevoli.

Quasi altrettanto sonoro, invece, il no all’ordine del giorno presentato dall’ex ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, della Lega Nord, che ha proposto la messa a norma di trattamenti di “blocco androgenico totale” – cioè di castrazione chimica – per i colpevoli di atti di maltrattamenti nei confronti dei minorenni. L’idea di modifica al ddl, va precisato, andava di pari passo con un percorso di riabilitazione per i pedofili: ma tutto ciò non è stato sufficiente a convincere i senatori, che hanno bocciato con ben 238 no la sortita del Carroccio.

Con l’adozione definitiva del nuovo testo, si segna una svolta storica nella storia del diritto italiano, con l’inserimento della parola “pedofilia” tra le disposizioni del Codice penale. A livello di giudizio, poi, vengono introdotte pene assai più severe per reati assimilabili all’associazione a delinquere finalizzata a comportamenti  a sfondo sessuale o, al tempo stesso, ai maltrattamenti famigliari o, ancora, alla prostituzione e alla pornografia minorile. 


Con l’introduzione del nuovo articolo 414 bis infatti l'”istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia” sarà punita con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni. Alla medesima pena sarà sottoposto anche chi “pubblicamente, fa apologia di questi delitti“. Non potranno essere invocate “a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume“.

A ruota via libera del Senato, sono arrivati i primi, soddisfatti commenti, sia di esperti del diritto che di osservatori operativi sul campo della difesa dei minori. Ha esultato il blogger e responsabile giustizia Idv Luigi Li Gotti: “Diventa legge un provvedimento che pensa ai cittadini più deboli. Si prevedono aggravamenti di pena per i reati sessuali e la pedofilia e si introducono nuove fattispecie di reato, adeguando la nostra normativa ai nuovi fenomeni di adescamento via Internet; fenomeni particolarmente invasivi che espongono ancora di più alle insidie”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la reazione dell’organizzazione a tutela dei minori Save the Children: “L’ Italia potrà finalmente avvalersi di uno strumento fondamentale di protezione e di contrasto – ha spiegato il direttore generale in Italia Valerio Neri – dai frequenti casi di abuso e sfruttamento sessuale che avvengono anche attraverso la rete“.

 


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  1. Dunque, quando si decide di far entrare nel Codice un termine, occorrerebbe avere almeno ben chiara l’etimologia di questo: “pedofilo” significa “colui che ama i bambini”, ma viene usato in senso allusivo e volgare come colui che desidera rapporti sessuali con impuberi, al che sarebbe più adatto o l’antico “pederasta” (poi utlilizzato per l’omosessualità maschile) o il più esatto “pedomane”, ovvero colui che ha un’attrazione maniacale per gli impuberi. Potrebbe sembrare solo una questione di termini, senza tanta importanza, ma qualche anno fa, in Belgio (se non ricordo male) fu aggredita una pedagogista, perché sentendo il prefisso “peda”, la plebaglia l’aveva scambiata per pedofila. Altro ancora: il rapporto sessuale con minori è stato proibito da sempre nel Titolo IX del nostro Codice Penale e più tardi al Titolo XII, ma si sa, se non si usa la parolina giusta, specie se in inglese, nessuno riconosce il reato..

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