Esami, firme false, statini contraffatti e 110 e lode che fioccano come margherite in primavera. Ma qui di profumato c’è ben poco, anzi il tanfo sprigionato dal pentolone aperto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cosenza è talmente forte da dare il voltastomaco a quanti sperano ancora che la scuola, e l’università in particolare, sia ancora il tempio del merito e il luogo dove al sacrificio sistematicamente il risultato.

Dopo gli scandali, le polemiche e gli strafalcioni ministeriali, ora sul 2012 della formazione in Italia si abbatte una nuova, imponente inchiesta sugli esami facili. Alla fine, per effetto della Procura di Cosenza, finiranno alla sbarra in 75, tra tutor, laureati, laureandi e dipendenti amministrativi. Tanti, infatti, son gli indagati dell’inchiesta ribattezzata dalle forze dell’ordine “110 e lode” che ha fatto supporre come, nella facoltà, esistesse un sistema di esami e lauree che, più di “facili” sarebbe meglio definire ” automatiche”.

A quanto risulta agli inquirenti, infatti, per ottenere l’agognata pergamena bastava avere le entrature giuste, negli uffici dell’università, per vedersi registrare un bella sfilza di 30 e lode sul libretto.


Tragicomico, poi, il caso di uno studente – iscritto al registro degli indagati – che ha superato ben 7 esami nello stesso giorno, tutti con il voto massimo, fino a laurearsi, in breve tempo, con un 110 e lode in linea con l’invidiabile  “carriera”. Emblema di uno scenario che, se dimostrato, infliggerà un nuovo, durissimo colpo alla credibilità dell’istruzione italiana.

Nel complesso, la Procura di Cosenza ha requisito in un anno e mezzo  fascicoli e documenti di oltre settemila iscritti, arrivati alla laurea tra il 2004 e il 2011. Ad accendere la scintilla, era stato l’esposto del preside Raffaele Perrelli, che durante una dissertazione di laurea notò come falsificata la sua firma su uno statino apposto dentro il fascicolo di un candidato.

Da allora, le forze dell’ordine sono entrate in azione, coordinate dai sostituti procuratori di Cosenza e Catanzaro, Antonio Tridico ed Alessia Miele, che hanno disposto il sequestro del materiale, ponendo in essere diverse perizie grafologiche per accertare l’autenticità delle firme sui documenti ufficiali di superamento esami o di conseguimento delle lauree, arrivando a quantificare in 72 le pergamene sospette, che ora l’università dovrà affrettarsi ad annullare.

E tutto ciò, si badi bene, sarebbe stato architettato alle spalle dei professori. La catena individuata dagli inquirenti, infatti, partiva dalla fotocopia di uno statino già utilizzato, veniva cambiato il nome dello studente “leale” con quello del “furbetto”, cui seguiva la scrittura della falsa firma dell’insegnante. Infine, lo statino contraffatto veniva sistemato nel fascicolo dello studente. Addirittura, tra quelle “taroccate”, sarebbero emerse firme di professori non più di ruolo in facoltà.

I reati contestati ai 75 indagati sono quelli di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’ateneo. Ma, a quanto pare, siamo solo all’inizio: lo scandalo potrebbe infatti allargarsi ad altre facoltà dell’ateneo. Sono sette le facoltà tuttora sotto osservazione, di cui sono stati acquisiti i documenti sulle lauree portate a termine tra il 2008 e il 2011.


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2 COMMENTI

  1. L’università “Mediterranea” di Reggio Calabria non ha mai avuto una Facoltà di Lettere e Filosofia…forse vi riferite all’Unical di Cosenza…………………

  2. Non è l’università di Reggio Calabria ma l’UNICAL (Università della Calabria) che si trova a Cosenza ….

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