La riforma del condominio calendarizzata alla Camera per oggi, lunedì 17 settembre, prevede anche un nuovo spazio comune per i residenti nello stesso stabile adibito a più unità abitative. La vera novità, però, è che si tratta di una superficie non fisica, ma virtuale, al quale tutti i condòmini potranno accedere per “tastare il polso” alla propria struttura di residenza: il sito web condominiale.

Insomma, anche il condominio si aggiorna e diventa “digitale”: non più solo scalinate, vani e cortili, ma anche pagine web, url e schermate andranno d’ora in avanti a costituire parte integrante del patrimonio comune a disposizione di tutti gli abitanti dello stabile.

E proprio in riferimento al “patrimonio”, i nuovi siti web condominiali assumeranno un ruolo centrale nel potere di controllo che i residenti possono esercitare sulle finanze comuni e sulle delibere approvate. Il fine di istituzione di apertura di un domicilio virtuale è, infatti, proprio quello di spingere al massimo in direzione della trasparenza, proprio come esprimono i vari punti chiave della riforma ora al vaglio della Camera, sia in materia di assemblee – tra parti comuni e animali domestici –  che di gestione vera e propria da parte dell’amministratore.


Ora, con il nuovo indirizzo virtuale del condominio ad accesso individuale, potrà essere consultabile online – e naturalmente scaricabile – tutta la documentazione prodotta in sede di amministrazione della struttura e, dunque, anche in sede contabile. Ai residenti sarà richiesto, come per ogni portale “classico”, l’iscrizione tramite username e password, per accedere ai contenuti protetti del sito web, quali, appunto, i rendiconti finanziari. Operazione trasparenza 2.0, dunque, anche tra scale e pianerottoli, da sempre grandi fucine di dissidi tra condòmini, vicini di corridoio e amministratori.

Si guardino bene, però, i polemisti del web che pensano di trovare in rete una nuova valvola di sfogo per le diatribe condominiali: il fine dei nuovi siti condominiali sarà puramente di controllo dei documenti emessi e approvati, al fine, come detto, di creare un canale più diretto e trasparente tra gestori e “stakeholders”, i portatori d’interesse, ossia i residenti. Una modalità di sorveglianza affinché le parti in causa possano tenere sotto osservazione istantanea i movimenti e gli effetti delle decisioni prese in sede assembleare.

A fianco delle novità sul sito web, sono in arrivo, con la nuova riforma del condominio, delle novità importanti anche sulla videosorveglianza. La possibilità di installazione di impianti di ripresa sulle parti adibite a uso comune dello stabile, infatti, dovrà essere ratificata in sede di discussione aperta a tutti i residenti, con parere favorevole espresso a maggioranza assoluta dagli intervenuti.

Infine, sul fronte energetico, si introducono nuove determinazioni per la messa a punto di impianti per la produzione di energia rinnovabile, i quali potranno essere sistemati in singoli appartamenti così come nelle parti comuni, sulla cui suddivisione dovrà sempre pronunciarsi l’assemblea dei residenti.


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  1. Se riforma è sinonimo di progresso e di adeguamento della norma ai tempi, questa non lo è. Spunta, ora timidamente nel testo, internet: ma in generale i moderni mezzi tecnici che potrebbero essere di ausilio in diversi casi sono ignorati. Un esempio per tutti: il c.d. supercondominio, fattispecie non codificata dall’attuale c.c. ed ora espressamente prevista dalla riforma, ma con soluzioni non in linea con i tempi. Sono noti -o dovrebbero essere noti- agli ‘addetti ai lavori’ i problemi che la gestione di un supercondominio comporta nella pratica a causa del numero rilevante dei proprietari, spesso residenti (consorzi turistici) nei comuni più disparati e lontani: ebbene, tali problemi, in particolare per quanto riguarda la partecipazione alle assemblee, possono oggi essere facilmente risolti proprio con internet (esistono già -per chi non lo sapesse- e sono già nella pratica utilizzati appositi programmi), senza in questa maniera stravolgere i principi del nostro ordinamento -che riconosce, come ribadito dalla Cass. con giurisprudenza assolutamente unanime e consolidata- il fondamentale ed incomprimibile diritto di ciascun proprietario ad essere convocato e intervenire in assemblea- come vorrebbe la riforma, che invece -illegittimamente ed inopportunamente- prevede la partecipazione del solo rappresentate delegato da ciascun condominio.

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