Depositata venerdì 31 agosto una coppia di sentenze che conferma ancora una volta come la numerazione del telecomando dovrà essere riscritta da capo a piedi. Come già anticipato, nei mesi scorsi, dal Tar del Lazio, ora anche il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi presentati sia dalla pay-tv Sky Italia che da un plotone di emittenti locali riunite sotto le sigle del Comitato Radio Televisioni Locali (Crtl) e il Gruppo europeo di telecomunicazioni (Get).

Ora, dunque, vacillano le posizioni “storiche” dei canali generalisti sulle nove cifre del telecomando: dopo queste sentenze, infatti, andrà ridefinito l’ordine delle emittenti sulle frequenze nazionali. L’ennesimo pasticcio derivante dal passaggio al digitale terrestre, insomma, mentre si moltiplicano le lamentele sulla scarsa ricezione del segnale in alcune zone del Paese, inclusi quelli Rai, per i quali gli abbonati pagano il canone.

Ora, anche per chi non ha problemi di visione, però, potrebbe essere in arrivo un nuovo stravolgimento, quello dell’ordine quasi sacro dei canali sul telecomando. Il Logical Channel Numbering – sistema che va sotto l’acronimo di Lcn ed enunciato nella delibera Agcom 366/2010 – è stato infatti dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato, in seguito agli esposti di Sky Italia e delle emittenti locali.


Era partito tutto dalla pay tv, che criticava un posizionamento svantaggioso per le sue reti semigeneraliste in chiaro, ossia Cielo (numero 26) e Cielo 2 (canale 131), rispetto alla numerazione di tutto vantaggio per le ammiraglie Rai e Mediaset. Ora, il Consiglio di Stato,non ha messo in discussione le prime sei “canoniche” posizioni, ma si è limitato a rilevare come ai canali 8 e 9 due emittenti come Mtv e Deejay Tv non avessero ricevuto le posizioni a loro riservate in quanto canali tematici.

Ecco, dunque, che il Consiglio di Stato ha reso nulla la delibera AgCom con le relative disposizioni in fatto di numerazione canali, ritenendo responsabile il Garante per una tempistica troppo affrettata nella fase di stesura. Ergo, l’attuale successione delle reti generaliste è da ritenersi di fatto annullata. Sky, in qualità di “terzo polo” televisivo e diretto concorrente, anche sul digitale terrestre di Rai e Mediaset, aveva posto come limite per le due reti le posizioni 10 e 11: un esito che, al momento, non è stato assicurato dal Consiglio di Stato e che si conoscerà, probabilmente, soltanto con la stesura del nuovo piano.

Una situazione a cui è chiamata a rispondere quanto prima l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, prima di tutto prorogando il Lcn attuale, pur se ritenuto illegittimo, “in via di straordinaria urgenza”, e nell’attesa di un nuovo elenco canali sulla televisione italiana. Continua, insomma, l’eterna transitorietà del sistema televisivo italiano.

 

Leggi la sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso di Sky Italia

Leggila sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso delle emittenti locali


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