Che ne sarà delle Province italiane sotto assedio? Sicuramente, c’era da aspettarselo. Dopo qualche settimana di relativa tranquillità, dovuta probabilmente più alle ferie che a un “quieto assenso”, ecco partire lancia in resta la riscossa delle Province accorpate. A fare da battistrada, troviamo Matera con il primo ricorso al Tar, ma promettono già di accodarsi nuovi enti in Toscana, Piemonte e altre regioni. La norma contenuta nella spending review, che produrrà la sparizione di 64 Province da nord a sud, insomma guadagna sempre meno fan tra i diretti interessati.

Eppure, per il governo strappare il sì del Parlamento era stata una faticaccia: limature, ritocchi continui a una riforma annunciata da anni e poi mai concretizzata, fino alle specifiche finali: 350mila abitanti o 2500 kilometri quadrati sono i minimi entro cui possono esistere le Province. Per tutte quelle con cifre inferiori, scatta improrogabile l’accorpamento. La legge, contenuta nella versione definitiva della spending review, è dunque in vigore, in attesa dei corrispondenti decreti di attuazione.

E l’attesa dei provvedimenti di messa in pratica sta concedendo alla Province vittima di queste nuove misure una finestra temporale sufficiente a mettersi di traverso, cercando di ottenere, anche se fuori tempo massimo, la sopravvivenza del proprio ente. Le ragioni che stanno alla base del “niet” di alcuni enti coinvolti sono molteplici: si va dal più classico localismo, alle difficoltà logistiche e di trasferimento degli impiegati, o ancora alla distanza territoriale.


Fatto sta che, nelle prossime settimane, potrebbe abbattersi sulla giustizia amministrativa una valanga di ricorsi, che potrebbe rallentare ulteriormente la riforma “impossibile” della riduzione delle Province, nonostante l’ottimismo ostentato dal ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, che aveva non troppo timidamente dichiarato qualche giorno fa: “Stavolta dovremmo farcela”.

Non è dello stesso avviso il vertice della Provincia di Matera che, sostenuto da un pool di consulenti legali specializzati in diritto amministrativo e costituzionale, ha preparato un ricorso acuminato per ottenere lo stop all’accorpamento forzato. Secondo quanto rivendicato dagli avvocati dell’ente “in rivolta”, infatti, il provvedimento del governo Monti andrebbe tacciato di eccesso di potere e, in aggiunta, di violazione legislativa, tra cui l’articolo 133 della Costituzione sulla modifica delle circoscrizioni locali, che vieterebbe la soppressione degli enti per decreto.

Secondo i difensori della Provincia in Basilicata, “i requisiti dovevano essere molti di più e spettava al Parlamento definirli con precisione attraverso una legge delega“, un principio che li fa più che ben sperare per l’esito del ricorso, forse destinato a non essere una cavalcata solitaria, se anche i presidenti delle province di Asti e Alessandria converranno nel sostenere la non omogeneità territoriale tra i due enti destinati a unirsi.

La stessa musica suona, poi, in Toscana, dove permangono secolari rivalità, come quella tra Pisa e Livorno, promesse a un matrimonio che sa di beffa, che si aggiungono ai malumori di Lucca e Arezzo, anch’esse al di sotto dei requisiti per l’autonomia. A questo proposito, i presidenti degli enti in via di sparizione hanno scritto al governatore regionale, chiedendo ascolto e magari un appoggio nella loro battaglia contro le macro Province di Firenze, Siena e Pisa. Anche se già approvata, insomma, l’abolizione delle Province prometteva strascichi e li sta mantenendo in pieno.


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2 COMMENTI

  1. […] province romagnole. E’ uno dei primi via libera in Italia, mentre i Tribunali amministrativi stanno tuttora esaminando i ricorsi di chi assieme proprio non ci vuole […]

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