Prima hanno firmato un vero e proprio contratto di prestazioni sadomaso, poi la storia è finita in tribunale perché lei lo ha lasciato, denunciandolo per stalking. C’è molto del best-seller “50 sfumature di grigio” nella vicenda di due amanti di Padova, che nel 2006 erano addirittura convolati a nozze, travolti da una passione che non conosceva limiti nella sfera sessuale. Un fuoco che oggi, però, ha finito di spegnersi nelle aule di giustizia.

E proprio come accade nel libro dell’anno, che porta la firma di E. L. James, era stata la donna, commessa di 32 anni, ad accettare di tramutarsi in “schiava” nell’intimità, per obbedire e soddisfare il padrone – un gestore di locali pubblici 41enne – al meglio delle proprie capacità. Un ruolo che implicava la totale rinuncia  “al suo diritto di godimento, di piacere, comfort e gratificazione eccetto quello concesso dal proprio padrone”. Una stipula di sottomissione completa, insomma, addirittura messa nero su bianco e firmata in calce, che è finita per diventare, ora, una prova schiacciante dei maltrattamenti subiti da parte del marito.

Già, perché dopo i primi anni di appagamento dal patto di subordinazione fisica, è arrivata anche per questa coppia “sui generis” – diventati, nel frattempo anche genitori – la tanto temuta crisi, che ha convinto la donna a chiedere la separazione definitiva dal marito, nonché “padrone per vincolo contrattuale”. E lei, formalizzando la richiesta di divorzio, non ha mancato di mettere in luce quei veri e propri atti persecutori, operati dal compagno nei suoi confronti. Un’accusa di cui l’uomo non si è sentito minimamente responsabile, arrivando a esibire il contratto firmato a suo tempo con la partner, proprio al fine di dimostrare la sua innocenza.


Il fatto è che, per l’ordinamento italiano, a questo genere di accordi non viene riconosciuto alcun valore legale, ragion per cui le clausole del contratto sono diventate prove esplicite di maltrattamento, impugnate dalla donna a suffragio della richiesta di separazione, cui è seguita anche una denuncia per stalking dell’ex dominatore caduto in disgrazia.

Insomma, malgrado le loro relazioni sessuali prevedessero l’uomo nel ruolo del padrone, quest’ultimo non si è dimostrato particolarmente avveduto, mettendo agli atti un documento che, nei suoi intenti, avrebbe dovuto scagionarlo, ma che, invece, lo ha letteralmente incastrato, senza il bisogno delle manette.


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5 COMMENTI

  1. NULLITA’ DI UN CONTRATTO SADOMASOCHISTICO

    Il contratto (art. 1321 Codice Civile) è un accordo valido solo in sede patrimoniale, e non nei rapporti fisici di un coppia. Ai sensi dell’art. 1343 C.C. la causa di un contratto è illecita, quando contraria a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume. Un contratto è annullabile quando (art. 1390 C.C.) vi siano vizi nella volontà, ovvero la volontà dei contraenti non è stata intesa ed applicata nei modi stabiliti (nel caso specifico: se la persona A accetta che B le spenga una sigaretta sul seno, e se questa seconda invece le mette il ferro da stiro rovente, ecc.).
    Stante l’art. 1418 C.C., un contratto è nullo (ovvero tale fin dal momento della stesura) quando: vìola norme imperative, quando la causa è illecita, quando sono illeciti i motivi, quando l’accordo verte sulla violazione di norme penali. La nullità è fatta valere da chiunque abbia interesse, ex art. 1421 CC (nel caso specifico, la masochista). Il contratto può essere annullabile (ossia gli effetti partono dal completamento della relativa azione legale)per errore, violenza e dolo, ex art. 1427 C.C. (es. la masochista ignorava che, spaccandole una costola, avrebbe provato dolore, oppure che un ferro rovente le avrebbe lasciato cicatrici; oppure firmò il contratto dopo che le avevano strappato i denti senza anestesia; ovvero, firmato un foglio bianco e poi scritto sopra le clausole del contratto). Analogamente per un cpntratto firmato in stato di pericolo, ex. art. 1447 CC (condizioni inique, pericolo di un danno grave alla persona), può essere fatta valere la rescissione. Sul piano civile, in tutti i casi questo tipo di contratto è definito “atipico”, ovvero non previsto dal Codice Civile.
    Penalmente vanno considerati gli artt. 579 “Omicidio del Consenziente”, 582 “Lesione personale” e circostanze aggravanti ex art. 583, 590 lesioni personali colpose, 600 “riduzione in schiavitù o servitù”, 601 “Tratta di persone”, 609 bis “violenza sessuale”, 610 “violenza privata”. Gli artt. si riferiscono tutti al nostro Codice Penale.

    In conclusione, tutti i contratti che mirano alla violazione di norme civili, amministrative e penali sono nulli per principio.

  2. Se l’autolesionismo fosse un fatto lecito ed ammissibile, lo sarebbero anche i rapporti sadomasochistici. Come da solo posso segarmi un braccio, così posso farmelo segare per divertimento da un altro, magari senza anestesia per il piacere di sentire la sega nelle carni. Dimostrerei scarsa intelligenza, ma la cosa potrebbe essere lecita. Viceversa, l’autolesionismo, e quindi anche la volontà di subire sofferenze ad opera di un’altra persona, non può essere ammesso in nessun caso. In antico, sulla base di princìpi religiosi, addirittura il suicidio era considerato reato, sia come tentativo, sia quando riuscito, Venivano puniti per il suicidio anche gli eredi con varie sanzioni. Ancora oggi, sappiamo bene che è reato l’istigazione al suicidio. Questo perché il proprio stato di salute fisico e psichico, è, in termini rigorosamente giuridici, un “bene indisponibile”. Non mi è lecito rovinare intenzionalmente le mie condizioni di salute e di vita. Perché ora, sempre in termini giuridici, il suicidio non è più un reato? per l’ovvia ragione che il reato cessa nel momento in cui il reo muore. Morendo il reo col suicidio, decade anche il suo reato. Il tentativo di uccidersi, soprattutto se dovesse comportare rischio della vita per altri, sarebbe un reato.
    Ciò detto, se il rapporto sadomasochistico non è pura finzione di sofferenza, ma sofferenza effettiva, non può essere lecita nemmeno se richiesta dalla persona che gode della propria sofferenza, così come non è lecito infliggere ad altrui un dolore, da parte della persona sadica.
    A mio avviso, se tutto si riduce ad una reciproca finzione, per cui uno finge sofferenza, l’altro finge di provare piacere dall’altrui sofferenza, è un conto, trattandosi di una comune recita (come in teatro o nel film) eccitandosi così sessualmente; viceversa, non può essere lecito né infliggere né subire sofferenza.

  3. Mah! Che dire …! Siamo talmente fuori dalle comuni logiche di una comune coppia, che risulta davvero difficile trasporre il tutto su un piano squisitamente giuridico.
    Un punto è, però, certo: il discrimine tra ciò che può legittimamente e lecitamente farsi, e ciò che invece non è ammissibile fare o subire, è dato da quanto liberamente e spontaneamente stabilito tra i protagonisti della vicenda. In altri termini, se io ho spontaneamente e liberamente deciso di vestire, nella mia intimità e dentro le quattro mura di casa mia, i panni di donna schiava, avrò certamente – almeno dal mio personale punto di vista – qualche rotella fuori posto …. ma ho fatto una scelta ben precisa e da persona libera, di cui è anche giusto assumermi in pieno tutte le responsabilità.
    Diverso il caso in cui il coniuge protragga la validità del pseudo patto amoroso oltre il limite, temporale o comportamentale, stabilito dall’altra parte: qui si ha un travalicamento del libero consenso e dunque si cade nella violenza.
    Sul piano strettamente penalistico, laddove un contratto/patto/accordo sadomaso fosse stato realmente stipulato (non importa in quale specifica quale chiave formale), e il coniuge dovesse a posteriori ritrattare la scelta effettuata e denunciare il reato di maltrattamento, da Giudice mi limiterei a risponderei: “Cara signora, nel nostro sistema penale i reati (la maggior parte e senz’altro il delitto di maltrattamenti) sono a carattere rigorosamente doloso. Poiché, nel suo caso, il patto sadomasochistico firmato tra lei e suo marito dimostra l’esatto contrario, e cioè la non dolosità della condotta posta in essere, asseritamente sadica e assimilabile ai maltrattamenti normalmente punibili …. vada a fare perdere tempo a qualcun altro e non rompa le balle”.
    Tutto questo – ribadisco – a condizione che le condotte sadiche siano consenzienti.
    Oltre il consenso e la condivisa volontà coniugale, qualunque forma di violenza fisica o psichica diventa penalmente rilevante.

  4. Che tristezza…. il fatto che avessero fatto quel contratto a suo tempo non vuol dir nulla… Molti divorziano eppure il coniuge lasciato non fà, nè può fare, appello al fatto che l’altro abbia accettato la clausola “finchè morte non ci separi” nel giorno del matrimonio. Altrimenti la legge sul divorzio che starebbe a fare??… E’ triste il fatto che lei pur di affrettare la pratica del divorzio (ma chi gliel’avrebbe negato dopo lo stalking??? O_O) ha deciso di accusare il marito di violenze, violenze che lei stessa aveva cercato, desiderato e deciso di subire (CERTO QUEL CONTRATTO NON L’HA FIRMATO CONTRO LA SUA VOLONTA’ ! ) . . . Accusandolo di averle fatto violenza certo non gli ha lasciato altra scelta che mostrare il contratto in sua difesa (avrà tutte le colpe per lo stalking e l’insistenza ma non è giusto acccusarlo di un qualcosa che era consensuale) . . . e adesso rischia pure che la corte lo usi contro di lui… … Han montato un casino inutile e son finiti tutti sotto i riflettori… Povero il loro figlio/figlia.. Non avrà molto da imparare da mamma e papà in quanto a maturità!

  5. Sarà interessante leggere la sentenza.
    Avete qualche riferimento di precedenti giurisprudenziali civili su simili “contratti”? Sulle motivazioni per cui “non hanno valore legale”?
    Grazie

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