E’ cominciato il toto senatori, il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha la facoltà di nominare nuovi senatori a vita; nel caso specifico quattro, dal momento che ne sono rimasti cinque, nonostante la norma sulla nomina sia ambigua; infatti non è mai stato troppo chiaro, e in passato è sempre stato gestito con grande discrezionalità, se il numero massimo di cinque senatori a vita sia quello delle volte che possono essere nominati da un solo presidente o il numero di coloro che possono stare, con tale carica, in Senato.

Come detto, dal dopoguerra ad oggi, ogni presidente, alla bisogna, ha agito come meglio ha ritenuto di interpretare la regola a dir poco doppia; dopo la nomina di Mario Monti, che era senatore prima di diventare premier in modo così rocambolesco, sarebbero in odore di “promozione” Eugenio Scalfari, Bossi, non è un omonimo ma proprio lui, Gianni Letta, Emanuele Macaluso, una persona di sicura fiducia del presidente e Margherita Hack, la nota scenziata per meriti evidentemente extra-politici.

I cinque invece che questo titolo lo possiedono già e che, di fatto, sono quelli in carica in Senato sono, Monti escluso, Giulio Andreotti (93 anni), Emilio Colombo (92 anni), Carlo Azeglio Ciampi (in  qualità di ex presidente della repubblica) (92 anni) e Rita Levi Montalcini (103 anni). A questi, chiaramente, nella prossima legislatura si aggiungerà l’attuale presidente della repubblica Napolitano, visto che è prerogativa degli ex presidenti diventare senatori a vita e con i suoi 87 anni risulta essere il più giovane.


Questa disamina specifica sulle età dei senatori è fatta non tanto per metterne in evidenza l’anzianità personale quanto per dimostrare quanto sia radicato l’attaccamento alla poltrona nel nostro Paese e quanto un Paese che, continua a sostenere di voler credere nel progetto giovani, sia governato in realtà da ottogenuari quando va bene. Il ruolo dei senatori non è un semplice ruolo di rappresentanza o marginale, spesso è grazie all’esiguo margine dei loro voti che governi sono caduti o hanno continuato a governare grazie alla fiducia ottenuta, lo sa bene il governo Prodi tanto per dirne uno.

Quindi, vista la rilevanza che spesso gli eventi li portano ad avere, sorge il dubbio che la loro carica non sia del tutto costituzionale in quanto, se è vero che è il popolo ad essere sovrano e a determinare chi debba occupare gli scranni in Parlamento è anche altrettanto vero che la nomina di queste entità politiche sfugge alla sovranità popolare, poiché nominati dal presidente o perché acquisiti alla carica per i ruoli istituzionali precedentemente ricoperti.

Dunque forse è una dichiarazione forte ma sostenere la non democraticità della figura del senatore a vita non sarebbe poi realmente errato, è grande il potere del presidente della repubblica in carica che può nominare figure a lui vicine che in futuro avranno certamente la capacità e la possibilità di influenzare gli equilibri del Paese. E’ vero che al momento esistono sicuramente problematiche maggiori, che hanno la precedenza, però è altrettanto vero che non si può sottovalutare l’arretratezza degli organismi politici italiani che troppo spesso rischiano di avere una connotazione “feudale”.


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