A partire dal 2013, la presidenza di una Camera tornerà a un esponente dell’opposizione e il successore di Giorgio Napolitano dovrà essere  sostenuto – e dunque votato – dal numero più ampio possibile di parlamentari. Questi, gli auspici sui prossimi nomi che andranno a ricoprire le più alte cariche dello Stato tra meno di 12 mesi. Sul fronte programmatico, invece, sembra scoccare finalmente l’ora delle misure a favore dei giovani, con particolare attenzione al fronte occupazionale.

Arriva dal meeting di Rimini la conferma che la prossima legislatura segnerà una distensione istituzionale tra le forze politiche. Questa, quantomeno, è la speranza del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl) e dell’onorevole Enrico Letta (Pd) intervenuti nell’abituale appuntamento dell’intergruppo parlamentare. Un invito rivolto forse proprio a quei compagni di partito più intransigenti, decisi a chiudere con il governo tecnico la fase delle “larghe intese“.

In verità, dalle parole di Lupi e Letta pare che la lezione del professor Monti sia stata assimilata da quelli che, alle ultime consultazioni, erano il primo e secondo partito italiano. La stagione della maggioranza ribattezzata “Abc” – dalle iniziali dei segretari Alfano, Bersani e Casini – potrebbe dunque perdurare anche successivamente alle urne, almeno sulle questioni istituzionali, per segnare una discontinuità marcata con il “quasi ventennio” della Seconda Repubblica.


E’ stato infatti Maurizio Lupi a ricordare come si arrivi da 18 anni di muro contro muro, dove gli schieramenti in campo hanno condiviso l’abitudine di fare man bassa delle cariche istituzionali una volta conquistato il maggior numero di seggi negli emicicli romani. Una vizio che, a suo dire, andrebbe chiuso definitivamente, proprio in virtù dell’esperienza di concordia – pur nell’emergenza – che ha contraddistinto il governo di Mario Monti.

Questi ultimi nove mesi – ha indicato Lupi – devono farci capire come  sia possibile trovare dei passaggi di comune responsabilità. Eleggere dai banchi dell’opposizione il presidente di una delle due Camere sarebbe un segnale importante“. Atteggiamento, il bon ton istituzionale, che non dovrà però sconfinare nell’ambito prettamente politico. “La Grande coalizione è un’enorme stupidata“, ha tagliato corto Lupi.

Linea convintamente ripresa da Enrico Letta, che è andato oltre, alzando la posta fino al Quirinale: “Scegliamo insieme anche il prossimo presidente della Repubblica. No a un approccio proprietario della politica verso le istituzioni”. Conquiste che, a suo avviso, saranno compiute se nella comunità politica si compierà il salto “dall’io egoista alla persona responsabile“, il miglior antidoto, hanno convenuto i due avversari, contro la delegittimazione della politica.

Nonostante i paletti, non si può escludere che l’unità d’intenti dimostrata da novembre a questa parte tra Pd e Pdl potrebbe prolungarsi nel 2013 anche su temi specifici dell’agenda politica, come quelli che sta affrontando, proprio in queste ore, il governo Monti. “Dobbiamo mettere i giovani nel motore di questo Paese e dare speranza alla generazione perduta – ha dichiarato Enrico Letta – e questo deve essere un impegno chiaro per la prossima legislatura, per evitare che risorse giovani passino le loro giornate tra la casa e i Centri per l’impiego della propria città“.

Concetti che ribadiscono come il feeling tra Pd e Pdl possa continuare anche dopo le elezioni, benché le prospettiva di un nuovo governo di unità nazionale vengano nettamente escluse da entrambi gli schieramenti. Scenari che, comunque, dovranno fare i conti con un quadro elettorale dato dai sondaggisti in forte turbolenza, con soprattutto il Pdl ben al di sotto delle percentuali di quattro anni fa. Di modo che, se nuovi soggetti ora fuori dal Parlamento finirebbero per irrompere con forza sulla scena politica, leggi e nomine condivise potrebbero incontrare dure e mal calcolate resistenze.


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