L’ associazione nazionale magistrati si preoccupa del giudizio di Monti che, preannunciando abusi, ha ritenuto ‘grave’ il fatto che le telefonate di Napolitano siano state intercettate dalla procura di Palermo”.

Un giudizio dato da un incompetente? Sì, è un giudizio dato da un incompetente. Lo è perchè secondo le regole vigenti, che l’insolito giudicante dovrebbe conoscere e rispettare, questi abusi sono oggetto di diverse procedure di controllo.

E lo dice anche l’associazione nazionale magistrati:  ”La questione relativa alle procedure cui assoggettare le intercettazioni indirette dei colloqui del presidente della Repubblica e’ oggetto di un conflitto di attribuzione, in merito al quale e’ doveroso attendere la decisione della Corte Costituzionale”.


E auspica bene l’associazione quando auspica che  ”ogni eventuale riforma del regime delle intercettazioni, pur diretta a tutelare il diritto alla riservatezza dei soggetti estranei al procedimento, salvaguardi il pieno utilizzo di tale indispensabile strumento d’indagine, senza peraltro comprimere il legittimo diritto di cronaca”.

Le parole di Monti  sono  indigeste anche a Ingroia che, intervistato nel programma KlausCondicio, in onda su You Tube, dice:  ”Questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo pero’ che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo, mi auguro che al piu’ presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale … Ho apprezzato le dichiarazioni del premier Monti quando, il 23 maggio scorso, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l’unica ragion di Stato e’ quella dell’accertamento della verita’. Non condivido invece le ultime rilasciate dal nostro presidente del Consiglio sull’operato della Procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni”.

E Grillo? Che dice Grillo? Grillo  sul suo blog si dice contrario alla “guerra alle mosche” e  aggiunge : “Rigor Montis ha due preoccupazioni. La prima e’ l’evasione fiscale, la seconda sono le intercettazioni” e propone a Monti di “iniziare la guerra dai bilanci dei partiti, da quelli delle cooperative di ogni colore, prenda in mano l’elenco degli scudati e gli faccia sputare ogni euro evaso con la stessa energia con la quale Equitalia si catapulta sui cittadini che non pagano, spesso per errore, qualche centinaio di euro, faccia per decreto leggi anti corruzione e per punire severamente il falso in bilancio, risolva gli intrecci incestuosi della Borsa”.

Tutti contro Monti? No, qualcuno canta e batte mani.

Vediamo come canta e batte mani il capogruppo del Pdl: “Dopo quello che ha detto il premier, la politica della giustizia, che viene ad avere un momento di confronto assai importante al Senato, deve certamente andare al di la’ sia delle ipotesi di sfiducia individuali sia anche della riproposizione della fiducia come avvenne alla Camera in modo da bloccare il confronto di merito”.

E ancora, canta e batte mani rivolgendosi alla Severino: “Se il ministro vuole seguire le indicazioni di Monti ha tutte le possibilita’ per comporre in modo equilibrato il trittico cioe’una legge effettiva e non mistificata sulle intercettazioni come ha affermato oggi Monti stesso e poi da un lato apportare qualche modifica nel senso da noi richiesto sull’anticorruzione e dall’altro lato altre modifiche sulla responsabilita’ civile dei giudici”.

Il Pd invece, con Giorgio Merlo, sussurra la filastrocca: “Il tema delle intercettazioni non puo’ non essere affrontato e risolto a livello legislativo. Con due principi da rispettare, pero’. Innanzitutto le intercettazioni sono uno strumento investigativo indispensabile per il lavoro della magistratura. Ma, al contempo, va riaffermato il postulato che delle intercettazioni se ne deve fare un uso corretto e non devono mai diventare un abuso. Due condizioni essenziali per non trasformarle in un dogma intoccabile e da venerare tutti i giorni”.

Bella pantomima latina! Bella orchestica domestica! Pilade e Batillo ballano e cantano la tragedia e la ballano e cantano in commedia.

Anch’io come l’associazione nazionale magistrati e come Ingroia ho la mia umile speranza. Spero nelle parole di Lincoln “Puoi imbrogliare tutta la popolazione alcune volte, o imbrogliare parte della popolazione tutte le volte, ma non si può imbrogliare tutte le volte tutta la popolazione”. L’imbroglio è cosa assai triste, è più di un dolore che duole. Ma a voler sperare, si può perdonare al di là del bene e del male?


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30 COMMENTI

  1. @ Domenico Corradini H. Broussard

    Professore, senza volerle mancare di rispetto, le dico che non ho capito niente di
    Anita Marin, non è colpa mia se lo straniero è straniero. Potrebbe dirmi almeno il
    senso. I traduttori automatici non lo sanno fare e io rischio di non dormirci sopra. Suvvia, lo faccia per la scecchetta nostrana, in cambio la scecchetta farà di tutto per digerire lo straniero, cominciando dal latino volgare. Grazie per i suoi commenti.
    Grazie anche a nome di chi, come me, ha tanto da riflettere.
    Vita buona da lupo della steppa felice. Ugo e Zelda lo sono. Ugo la ringrazia per avergli fatto notare la U in solitudine. Ugo conosce l’inglese e Zelda lo spagnolo.

  2. L’opinone di Anita Marin nel suo blog bethulialiberation

    «All’Avvocata Angela Bruno chiedendo scusa per l’uso di una lingua che non è l’italiana né è il dialetto siciliano».

    President Napolitano about State Mafia connections, 2012
    By giuditta1965

    President Napolitano correctly want to apply the rule, is by law forbidden to intercept the President (except for attempt at Constitution and treason).

    The matter is that it is not first time President Napolitano has been indirectly intercepted, it already happens in 2009, in the Bertolaso inquisition and no one bother about the matter in 2009.

    Considering that «Stato Mafia» connections could include treason and attempt at Constitution, is not better for all, Mister President, to undisclose the tape?
    Also looking at President Napolitano inspirator, Luigi Einaudi , «a liberal is also a liberalist».

    Mister President, if You feel liberalist, undisclose the tape, disclaiming clearly it is a Your allowance in spite of law.

  3. «Bella pantomima italiota».

    Nell’intervista di ieri alla Stampa a firma di Francesco Grignetti, la Severino ha detto: «Quanto alle intercettazioni: precisato che il testo pendente è stato votato già in alcune parti da Camera e Senato, e che alcune parti di esso sono ampiamente condivise, va risolto laicamente il problema se ripartire da quel ddl o confluire in un testo nuovo. Decisione politica, com’è evidente. Ma nell’uno come nell’altro caso siamo molto avanti, grazie anche al contributo del confronto svolto con i responsabili dei partiti che sostengono il governo».
    Mi pare che pecchi per eccesso d’ottimismo, questa diagnosi. Pur con le riserve che ho già espresso, condivido la diagnosi di Liana Milella: «non ci sono né i tempi, né le condizioni politiche». Si fa presto ad arrivare a Natale. E a gennaio comincerà la campagna elettorale e i parlamentari, nell’incertezza del dopo-Monti, avranno ben altro a cui pensare.
    L’omino di media cultura antropologica direbbe che purtroppo «siamo molto indietro».

  4. «Pronto chi parla? Sono Grillo, signor presidente, avrei una multa per sosta vietata, può aiutarmi?».
    Così Beppe Grillo ieri nel suo blog, rebloggato da infosannio.com.
    Non sono un grillino, l’ho detto più volte. E non credo come Grillo che «Napolitano ha iniziato a battersi come il Berlusconi dei tempi d’oro per distruggere i nastri delle conversazioni quirinalesche». Berlusconi ce l’aveva con tutte le procure d’Italia, o perché lo indagavano o perché temeva che potessero indagarlo. E tutta la magistratura delegittimava. Napolitano, al pari di Scalfari e Monti, ce l’ha con la procura di Palermo. E tutti e tre ce l’hanno con la procura di Palermo, che avrebbe «abusato» dei suoi poteri. E tutti e tre delegittimano, volenti o nolenti, la procura di Palermo, e volenti o nolenti la indeboliscono agli occhi di una mafia che immagino plaudente.
    Contrario in filosofia a ogni metafisica del trascendente, mi sono sempre chiesto: ma se la metafisica del trascendente è nata ed è durata e ha fatto e fa tanti proseliti, una ragione ci sarà e non starà forse questa ragione nel tedio che l’uomo prova per il contingente e nel desiderio che l’uomo prova per l’eterno?
    Contrario in politica al grillismo, mi chiedo: ma se Grillo ha un séguito così folto, una ragione ci sarà e non starà forse questa ragione nell’indignazione che molti cittadini oggi provano nei confronti dell’antica partitocrazia che continua a occupare lo Stato e a svuotarlo come un guscio d’ostrica?
    Dalla vecchia partitocrazia viene Napolitano, con tutto il rispetto per la carica che ricopre. E il suo silenzio sulle due conversazioni che ebbe con Mancino ghiaccia i cuori. Che non a torto palpitano per sapere, secondo il principio democratico del «conoscere per deliberare».
    Presidente Napolitano, le sue parole intercettate non avendo rilievo penale per i pm di Palermo, che le costa dirci se con Mancino ha conversato del più e del meno o di Gigi Buffon o della Vezzali o della Pellegrini o del bizzarro tempo atmosferico o del burraco? O le costa dircelo perché con Mancino conversando del più e del meno o di Gigi Buffon o della Vezzali o della Pellegrini o del bizzarro tempo atmosferico o del burraco, a Mancino è scappata qualche parola compromettente?
    Presidente Napolitano, questo è il sospetto che molti cittadini hanno. Ci aiuti a non averlo. Aiuti la democrazia a non morire sotto il peso dei sospetti.
    «Pronto chi parla? Sono un omino di media cultura antropologica, signor presidente, non so più a che santo votarmi per difendere la legalità democratica, può aiutarmi?».

  5. «To Ugo e Zelda again: there is a U in the word solitude».

    Ciò che sconcerta l’omino di media cultura antropologica è che nel suo editoriale di venerdì scorso Ezio Mauro abbia chiamato Mancino «testimone di rango», e l’omino di media cultura antropologica l’ha già sentita una roba simile, e siccome domani deve testimoniare in tribunale si chiede se lui è un testimone di basso rango o senza rango, tipo maniscalco o verduraio o pesciaio o lattaio o arrotino o calzolaio, e si compiace l’omino di media cultura antropologica che nell’editoriale di oggi Eugenio Scalfari si sia cimentato con problemi economici e non giuridici, e solo lo lascia perplesso il «Post scriptum», dove l’amicizia con Mauro è sventolata ai quattro venti e del rapporto con Zagrebelsky niente si dice, e dove si afferma che la Consulta «garantisce la costituzionalità delle leggi e dei comportamenti», e il figlio avvocaticchio dell’omino di media cultura antropologica gli sussurra all’orecchio che no, che anche il giudizio su un conflitto d’attribuzione, papà, Scalfari si ostina a scrivere «conflitto di attribuzioni», è un giudizio di legittimità su leggi ordinarie, papà, Scalfari e Monti non hanno invitato Napolitano a parlare delle due telefonate con Mancino, e invece hanno pressato la procura di Palermo per tacere, e intorno a Napolitano hanno costruito un cerchio di fuoco per proteggerlo da un’ondata di opinione pubblica imbufalita o delusa, papà, quei due hanno proceduto a ranghi serrati, e tu vai a pensare al rango e al basso rango e al senza rango, e tu vai a pensare alla Costituzione che tutti ci vuole pari in dignità sociale, il corpo del re è sacro in ogni mitologia, e difenderlo è più che un dovere, è un privilegio, e chi per il re muore vissuto è assai, e io proprio non ti capisco.

  6. @ Domenico Corradini H. Broussard

    Gentile Professore, ho ricevuto incarico da Ugo e Zelda di ringraziarLa per il commento loro dedicato. Ugo e Zelda , anche loro lupi della steppa, non hanno computer né email,
    per questo io faccio da portavoce. Mi hanno chiesto di farle sapere che sono felici lontani
    dalla città e che tutti i giorni vedono le striature dell’aurora e l’esplosione dell’alba, mano nella mano. Anche loro erano infelici per colpa della città. Hanno scelto dove e quando e ora sono soddisfatti, vivendo da semplici anacoreti cenobiti trasparenti col il Sol e con il Tu.
    Dicono che le due cose non sono incompatibili e che bisogna, come dice Lei, offrirsi tiepidi per non ferire il prossimo. Mai azzannare il prossimo, specie se dolente. Mai contraccambiare l’amore con la fermezza, meglio la dolcezza. Perdonare sempre chi ci ha fatto del male. Non far piangere lacrime amare a chi ci vuole bene. Meglio far piangere di gioia. Questo mi hanno detto e questo riferisco. Dicono di aver imparato queste cose da Lei e a Lei sono grati.

  7. «Da un lupo della steppa per Ugo Corso e Zelda Corsa».

    Nel suo editoriale di ieri Ezio Mauro ha tentato di ricucire tra Zagrebelsky e Scalfari, evitando però di parlare di diritto costituzionale e non so se ciò abbia fatto perché il diritto costituzionale non lo padroneggia o perché padroneggiandolo avrebbe dovuto dar ragione al primo e torto al secondo. L’ha messa sul piano dell’amicizia: «Gustavo è per una fortuna della vita un mio grande amico», «Con Eugenio c’è qualcosa (molto) di più dell’amicizia».

    Il trucco c’è e si vede. Manca solo la frase classica del lieto fine: «E vissero felici e contenti».

    Mauro ha poi tenuto a ribadire la sua opinione di due mesi fa, che è in atto una «manovra contro il Quirinale».

    Da parte di chi e a che scopo?

    Mauro, sempre con il trucco che c’è e si vede, se la cava con un potpourri indigesto: «Il fatto è che l’onda anomala del berlusconismo ha spinto nella nostra metà del campo (che noi chiamiamo sinistra) forze, linguaggi, comportamenti e pulsioni che sono oggettivamente di destra. Una destra diversa dal berlusconismo, evidentemente, ma sempre destra: zero spirito repubblicano, senso istituzionale sottozero (come se lo Stato fosse nemico), totale insensibilità sociale ai temi del lavoro, della disuguaglianza e dell’emancipazione, delega alle Procure non per la giustizia ma per la redenzione della politica, considerata tutta da buttare, come una cosa sporca».

    Come, nella metà del campo che Mauro chiama sinistra si sono insinuate voci di destra con zero spirito repubblicano e senso istituzionale sottozero?

    E che destra sarebbe una destra con zero spirito repubblicano, sarebbe una destra monarchica o oligarchica o aristocratica o plutocratica o dittatoriale? E che destra sarebbe una destra con senso istituzionale sottozero, sarebbe una destra anarchica o brigatista o ordinovista o golpista o gladista o casapoundista?

    Non si sa.

    E di grazia, di quale sinistra parla Mauro? Della sinistra di Bersani e della Bindi e di Enrico Letta a cui stanno bene anche Casini e Buttiglione e magari anche Fini e la Bongiorno e Bocchino e Briguglio?

    Non si sa.

    E cos’è l’onda anomala del berlusconismo, il fotti-compagno a cui Berlusconi ha cercato d’abituare i suoi già abituati sostenitori e sodali o il bunga bunga o il traffico di prostitute o il falso in bilancio o la spregiudicatezza del dare o del ricevere denaro per fini punto commendevoli di cui Berlusconi si legge sulla stampa che fu maestro o le leggi ad personam che ancora morte tutte non sono?

    Non si sa.

    E chi, nomi e cognomi, si è lasciato travolgere dall’onda anomala del berlusconismo?

    Non si sa.

    E si ha l’impressione che Mauro usi il solito cliché antiberlusconianano che in quanto cliché non serve a niente e all’analisi politica non permette di compiere alcun passo in avanti e anzi l’affossa nell’alta marea della propaganda a vele spiegate verso l’ignoto.

    Sul conflitto d’attribuzione sollevato da Napolitano presso la Corte costituzionale, scrive Mauro: «Io non l’avrei aperto».

    E così prende le distanze da Napolitano.

    Ma alt e marcia indietro, subito le annulla, citando le due conversazioni telefoniche tra Mancino e Napolitano: «Ora, rispondiamo a una domanda: è interesse di Napolitano (posto che non si parla in alcun modo di reati) o è interesse della Repubblica che queste conversazioni non vengano divulgate? Secondo me è interesse di tutti».

    Per Mauro sarebbe interesse della Repubblica e interesse di tutti che quelle conversazioni siano cancellate dalla storia o tenute segrete o affidate al vento della dimenticanza. Per Mauro non abbiamo il diritto etico di conoscerle. Per Mauro non hanno il diritto soggettivo processuale di conoscerle né i pm che accusano Mancino né i difensori di Mancino. Che è poi la tesi di Scalfari.

    A me non sembra che nel poco chiaro e molto contraddittorio editoriale di Mauro soffi lo spirito democratico, che non vuole arcana imperii e vuole che le istituzioni politiche si rendano trasparenti come puri cristalli e vuole che la stampa informi e che i cittadini siano informati e vuole che l’inviolabile diritto alla difesa non sia violato.

    A me sembra che Mauro sia caduto nel cerchiobottismo. Per non dispiacere a Scalfari. E per non dispiacere a Zagrebelsky. E per compiacere Napolitano. Un pareggio per Scalfari e Zagrebelsky e una vittoria a tavolino per Napolitano, sulla schedina di Mauro.

    E va bene, sacrosanta libertà di giocare al Totocalcio anche facendo giornalismo. E va bene, sacrosanta libertà per un direttore di giornale di prendere posizione non prendendone alcuna. E però, pure sacrosanta libertà di dissentire nella solitudine di un qualsiasi lupo della steppa.

    Postilla 1.

    Si può dire che la mafia non esiste senza il silenzio? Si può dire che silenziando le conversazioni di Mancino e Napolitano si fa il gioco della mafia?

    Postilla 2.

    «Oh, è difficile trovare la traccia divina in mezzo alla vita che facciamo, in questo tempo così soddisfatto, così borghese, così privo di spirito, alla vista di queste architetture, di questi negozi, di questa politica, di questi uomini! Come potrei non essere un lupo della steppa, un sordido anacoreta in un mondo del quale non condivido alcuna meta, delle cui gioie non vi e alcuna che mi arrida? Non resisto a lungo né in un teatro né in un cinema, non riesco quasi a leggere il giornale, leggo raramente un libro moderno, non capisco quale piacere vadano a cercare gli uomini nelle ferrovie affollate e negli alberghi, nei caffé zeppi dove si suonano musiche asfissianti e invadenti, nei bar e nei teatri di varietà delle eleganti città di lusso, nelle esposizioni mondiali, alle conferenze per desiderosi di cultura, nei grandi campi sportivi: non posso condividere, non posso comprendere queste gioie che potrei avere a portata di mano e che mille altri si sforzano di raggiungere. […] Infatti se il mondo ha ragione, se hanno ragione le musiche nei caffé, i divertimenti in massa, la gente americana che si contenta di così poco, vuol dire che ho torto io, che sono io il pazzo, il vero lupo della steppa, come mi chiamai più volte, l’animale sperduto in un mondo a lui estraneo e incomprensibile, che non trova più la patria, l’aria, il nutrimento».

  8. «Angela Bruno ringraziando»

    Su un altro blog mi ha scritto ieri sera Paola Bernuzzi, esperta di diritto e molto, che il suo papà, «umile lavoratore», le «ha insegnato ad alzare la testa al momento giusto», e a Napolitano ha ricordato le parole di Peppino Impastato: «La mafia uccide, il silenzio pure».

    Le rispondo qui.

    Tre giorni fa Vittorio Occorsio, nipote del giudice ammazzato dai terroristi, ha indirizzato una lettera a Napolitano chiedendogli: «Perché non chiudere, ora, la pagina dei misteri diffondendo quelle telefonate?».

    Silenzio di Napolitano.

    E questo silenzio uccide, come Peppino Impastato ben disse.

    E contro questo silenzio bisogna alzare la testa, è il momento giusto.

    Sono gli umili lavoratori che fanno la storia.

    Humilis da humus. Gli umili sono legati alla terra. E nella prospettiva del geodiritto, sono legati a tutti gli uomini della terra.

    I superbi spesso non fanno la storia. E spesso la raccontano storpiandola.

    Non sia superbo, Presidente Napolitano, e ci racconti senza storpiarle quelle due sue telefonate con Mancino e perché esternando si premurò di sollecitare una legge nuova sulle intercettazioni.

    Non faccia l’avvocato di se stesso, Presidente Napolitano. C’è il rischio che perda la causa, e già lei sta rischiando di perdere la sua credibilità presso tanti italiani che vogliono sapere.

    Non dia retta a Violante, Presidente Napolitano, non c’è alcun «populismo giudiziario» né contro il Quirinale né contro palazzo Chigi. Ci sono solo critiche dure e fondate su dure argomentazioni giuridiche.

    Abbia senso repubblicano e non monarchico, Presidente Napolitano, o le piace che la chiamino King George?

    Veda, Presidente Napolitano, ciascuno ha diritto di adire l’autorità giudiziaria e lei ha diritto di adire la Corte costituzionale. Ma c’è anche l’abuso del diritto. Ma c’è anche l’abuso del processo. Ma c’è anche l’eccesso di potere.

    Postilla.

    No, Angela, non mi rassegno, la vita a eterno scolaro del mondo avendomi eletto. No, Angela, mai massacrato io i sillogismi imperfetti. Solo il classico sillogismo di Aristotele ho massacrato. But it was in another country, and then Aristotelis is dead.

  9. Ho letto con attenzione l’ultimo commento del professor Corradini H.Broussard e voglio riassumerlo a modo mio.

    Lo stato bifronte e le domande delle domande.

    Mentre Borsellino in nome dello stato combatte il nemico, lo stato traccheggia con il nemico.

    Vero, c’è trattativa e trattativa.
    Vero, c’è trattativa buona e anche quella orribile.
    Vero, c’è stata trattativa.
    Vero, Borsellino è morto dopo la trattativa.
    Vero, se Borsellino e morto dopo la trattativa, la trattativa è orribile.
    Se è tutto vero, Napolitano deve, e subito, rispondere alle domande del coro: ma dove? ma quando? Se Napolitano risponde, le pecorelle smarrite possono recuperare il senso e dimenticare di essere stati ammaestrati, stavolta uso lo straniero, con “You Friday, me Master”.

    Poscritto.
    Professor Corradini, resta sempre Maestro. Si rassegni, e non massacri il mio sillogismo imperfetto, con l’accidenti a me e alla sostanza. Apprezzi la buona volontà.

  10. Accidenti alla soatanza, ho scritto

    eccco, è l’Alzeimer che avanza

    ante mortem avanza

  11. Cosa assurda: Borsellino combatteva la mafia in nome dello Stato e nello stesso tempo lo Stato trattava con la mafia.

    Contro ogni norma della legalità democratica, ci ha spiegato Scalfari che c’è trattativa e trattativa.

    Ma non fu a causa delle trattative tra lo Stato e la mafia che Borsellino fu ucciso insieme agli agenti della scorta Emanuela Loi e Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli e Walter Eddie Cosina e Claudio Traina?

    E allora: chi ha ucciso Borsellino e la sua scorta, la mafia o lo Stato o entrambi?

    E allora: chi ha fatto sparire l’agenda rossa di Borsellino, la mafia o lo Stato o entrambi?

    E allora: cosa conteneva quell’agenda rossa di compromettente per lo Stato, qualcosa che lo Stato tiene ancora a nascondere per non coprirsi d’infamia e che la mafia tiene ancora a nascondere per ricattare ancora lo Stato minacciandolo di coprirlo d’infamia?

    Distrutta quell’agenda rossa? Non si sa. Sono venti anni che non lo sappiamo. E abbiamo diritto a saperlo.

    Sono venti anni che non sappiamo se Borsellino fu convocato da Mancino al Viminale con Parisi e Contrada l’1 luglio 1992 ore 17.40. E abbiamo diritto a saperlo.

    E allora: a chi dobbiamo rivolgerci per sapere, a Cuffaro o a Mannino o a Riina?

    A Mancino, no. A Conso, no. Hanno già i loro guai giudiziari.

    Ad Amato, che era al governo quando il Ros cominciò a trattare con Ciancimino senior?

    A Flick, che era al governo quando furono chiuse le supercarceri di Pianosa e dell’Asinara?

    Presidente Napolitano, siccome ha giurato d’osservare la Costituzione e la Costituzione la obbliga ad adempiere le sue funzioni con disciplina e onore, ci dica lei: perché volle una legge contro i pentiti quando era al Viminale e perché ora vuole che le sue parole nelle due telefonate con Mancino siano inconoscibili?

    Noi pazientiamo. E però ricordi, Presidente Napolitano, che la pazienza è la virtù dei morti, e noi morti non siamo.

    Postilla.

    Suvvia Angela, «lunghissima vita» no. Un rivoluzionario, proprio perché tale, lo colpiscono sempre con le lance. E non sono queste lance come la lancia d’Achille che feriva e guariva. E ancora una volta, accidenti a me che non sapevo della chiusura dell’Upim. Da Aristotele: la sostanza e gli accidenti. Accidenti alla soatanza.

  12. «Dedicato a Franzina reduce dall’Etiopia da un reduce delle patrie battaglie richiamato in servizio e anche alla Eleonora vera dedicato, con punti fermi».

    Ho l’impressione che il dibattito giuridico e non quello politico sull’affaire Napolitano si stia spegnendo sulla stampa e anche tra i commentatori di molti blog. Non un solo magistrato è intervenuto, peccato, per non parlare dei professori universitari di diritto, staranno compulsando i libri della biblioteca d’Alessandria, qualcuno di loro ogni tanto mi telefona o mi scrive mail, farfuglia sillabe sulla Corte costituzionale e sulla procura di Palermo e sulle due telefonate di Mancino all’Intoccabile e all’Inconoscibile, e niente più.

    Colpa delle vacanze estive, questo silenzio? Forse.

    Eppure c’è di mezzo una storia ventennale di trattative tra lo Stato e la mafia, con ministri distratti o compiacenti sul 41 bis da allentare o reticenti. Eppure c’è di mezzo un possibile sconquasso istituzionale dopo il ricorso di Napolitano che in maniera preterintenzionale ha inteso mettere in ginocchio la procura di Palermo.

    Davanti alla Corte costituzionale, chi è più debole? Se l’è chiesto Maurizio Viroli sul Fatto Quotidiano di ieri, «Il Presidente e quei pm soli». E ha risposto che davanti alla Corte costituzionale quei pm sono più deboli della mafia che combattono. Come dire: quando mancano l’armonia e la leale collaborazione tra i poteri dello Stato, la mafia si rafforza e beneficio ne trae e l’ultimo gallo mafioso si ringalluzzisce e alza la cresta e nobilita il suo lavoro di manovale del crimine.

    Lasciamo stare il «Wiki Violante» pubblicato ieri da Grillo nel suo blog: è un attacco troppo personale che mi pare non meriti attenzione. In questo attacco, a Grillo è sfuggita una battuta per completare la sua comicità: «Ma Violante è un participio presente e sennò che d’è?».

    Rimane l’amarezza per un uomo stimato come un galantuomo che adesso, improbabili sue prerogative invocando, non vuol parlare delle telefonate con Mancino e una cosa peggiore del segreto di Stato vuole, vuole che le intercettazioni di quelle telefonate siano distrutte, cancellate dalla storia, tamquam non fuissent.

    Desolante quadro. Almeno ci confortasse la Fornero con le sue lacrime, e invece non lacrima da tempo la Fornero, ha smesso, come smise a un certo punto di lacrimare la Madonna di Siracusa nel 1953 nell’umile casa dei coniugi Iannuso in via degli Orti.

    Angelo di Carlo, povero e disoccupato, 160 euro per il figlio erede, si era dato fuoco l’11 agosto in piazza Montecitorio, aveva tentato di entrare nella Camera dei deputati, lui torcia incendiaria, è morto all’alba del 19 agosto, otto giorni d’agonia. Le lacrime della Fornero non l’hanno accompagnato al camposanto.

    Desolante quadro. Presidente Napolitano, quanto durerà l’agonia della nostra Repubblica fondata sul lavoro e sulla solidarietà che è anche etica della verità?

    Postilla.

    Da Giovanni Falcone: «Si muore quando si è lasciati soli».

  13. Il procuratore aggiunto della Dda di Palermo Vittorio Teresi ha chiesto aiuto alla stampa estera perché “colmi i vuoti drammatici dei colleghi italiani”. Dice che “si sta raccontando di una guerra tra il Colle e la Procura di Palermo che, in realtà, non esiste. Il motivo è semplice: il conflitto di attribuzioni sollevato dal Quirinale non interferisce in alcun modo con le indagini. L’inchiesta condotta dalla Procura di Palermo, infatti, è solida. E non potendo attaccarla nei contenuti, stanno cercando di indebolirne la forza con una pesante campagna farcita di attacchi politici”.

    Teresi consolida la visione che Padellaro ha della procura siciliana “isolata” e “accerchiata”, e fa la lista degli gli atti “tesi a minare la serenità dei magistrati di Palermo”. Fra questi il procedimento del Csm contro Scarpinato per “Aver letto una lettera, simbolicamente indirizzata a Paolo Borsellino, durante l’anniversario della strage di via d’Amelio. Certo, non mancavano critiche al potere politico e a quella parte della classe dirigente connivente e infiltrata dalla mafia: un intervento applaudito da centinaia di persone, sulle orme di accuse già sollevate da molti altri magistrati in passato. Ma quest’anno, per la prima volta, è scattato il procedimento per incompatibilità ambientale”.

    Poscritto
    @ Domenico Corradini H. Broussard
    Caro Professore, non ho notizia alcuna di Eleonora e Marianna. Peccato che l’Upim non ci sia più, avrei potuto comprare il suo completino, copiandola ovviamente.
    Non sono d’accordo sul “librino” compilativo, sarebbe “tutto buio”, credo si adatti meglio un romanzo. L’immaginale apre gli orizzonti e ci fa dire “ciò che non è ma che c’è”, senza recitazione e con libertà d’animo. Non sono d’accordo neanche sul “post mortem” e neanche sugli eroi mai cantati. Ci metteremo d’accordo, intanto mi confronto con il futuro coautore suo allievo e Le auguro una lunghissima vita. E potrà leggerci.

  14. «Dedicato senza punti fermi ai miei allievi vittoriesi nella consapevolezza che sono diventati maestri del loro maestro e anche a Franzina e a Ugo Corso dedicato: non dall’altezza della riflessione filosofica ma dalla fertile bassura dell’esperienza dedicato»

    Oggi quel briccone di Travaglio annota che Berruti su Repubblica, nel confronto a distanza di ieri con Zagrebelsky, dà ragione a Napolitano praticamente dandogli torto…
    Una bella soddisfazione per chi l’ha detto dall’inizio…

    E si chiede, malizioso: è prossimo il momento in cui i «corazzieri» del Quirinale sulla vicenda del conflitto di attribuzioni consiglieranno al Presidente di darsi torto da solo?
    È degli uomini sbagliare; e da uomini grandi riconoscere d’aver sbagliato…

    Questi righini non sono miei. Corrono sul web da ieri pomeriggio. E sono di Beatrice Genchi

    Aggiungo altri righini

    quel briccone di Travaglio, che ragione ha, sa bene che non è ancora arrivato il momento

    penso al Tempo del 20 agosto, firma di Francesco Damato

    penso a Libero del 22 agosto, firma di Francesco Borgonovo

    penso a Macaluso intervistato oggi dal Corriere della Sera, firma di Dino Martirano
    quel momento arriverà

    quando?

    molto dipende da noi democratici alla Costituzione fedeli

    arriverà il momento in cui Napolitano riconoscerà d’aver stonato?

    non credo

    la sua voce non mi sembra più all’altezza dell’orchestra costituzionale

    spero di sbagliarmi

    Postilla 1

    Giuseppe Maria Berruti, «I meriti del Presidente», Repubblica, 22 agosto 2012: «È difficile applicare direttamente la norma costituzionale dell’art. 90 a un caso non previsto. Vi sono peraltro argomenti anche per escludere la distruzione immediata. E al momento mi pare difficile che il giudice possa disporla».

    Postilla 2

    Angela, «rivoluzionario» mi piace, è la mia taglia in altezza e grandezza, l’ho comprata all’Upim. Grazie per aver recato i miei saluti ai destinatari. Una commentatrice di questo blog, si firmava «eleonora» con l’iniziale minuscola e chissà dov’è ora se è, mi disse che a Ele Ele i miei saluti non poteva recarli. Poi mi scrisse una certa Marianna con stile alla Joyce, forse pensando che io Joyce fossi o il figlio suo o il nipote suo. Se di Marianna notizie hai, let me know, please, accidenti a me con lo straniero.

    Postilla 3

    Ragazzi, non è che a furia di raccogliere pensierini miei poi ci fate un librino post mortem meam? Non ne vale la pena, datemi retta.

    Postilla 4

    Violante [Luciano]: è un participio presente, o che d’è?

  15. @ Domenico Corradini H. Broussard

    Caro Professore, non ho detto “alto”, ho detto “Grande”. Vertiginose sono le altezze delle idee, le Sue, che la fanno filosofo e poeta e rivoluzionario. Ho portato i saluti ai destinatari e anche a Ugo, Ugo fedelissimo che fa buona guardia. Anch’io mi sento Sua allieva dato che la tardanza, come la chiamerebbe Lei, non limita
    l’apprendimento. Spero. E siccome come Giovanni Antoci sua allieva sono, anch’io voglio raccontare qualcosa di Lei.

    Da Domenico Corradini H. Broussard:

    “I nuovi imperativi categorici:

    Andare scalzi come le parole avare.
    Avere sguardo luminescente.
    Offrirsi tiepidi.
    Non considerare il mondo come uno spigolo acuto.
    Cercare l’altro per salvarsi.
    Cercare il povero per salvarlo.
    E vergogna”

  16. «Dedicato al mio allievo Giovanni Antoci».

    La lezione di diritto costituzionale a Scalfari l’ha data oggi Zagrebelsky su Repubblica, «Il Colle, le procure e la Costituzione»: titolo redazionale, immagino, e mi pare assai scialbo e forse non caso assai scialbo.

    Un solo esempio, a me caro.

    «Le sentenze additive e interpretative […] di per sé non c’entrano: riguardano i giudizi sulle leggi, non i conflitti».

    E anche una lezione, sempre a Scalfari e a me non meno cara della prima, sul ruolo degli intellettuali, a cui spetta ragionare per convinzione e non per opportunismo: «C’è per me un “libro di formazione”. Non sembri una citazione fuori luogo o fuori misura. Scritto nel 1923, in circostanze più drammatiche delle attuali, contiene una lezione indimenticabile. È “Il tradimento dei chierici” di Julien Benda (ripubblicato da Einaudi). Non è una citazione esornativa, “da professore”. È un invito. Tratta degli uomini di pensiero che in quel tempo – e in tutti i tempi – si astennero dal prendere posizione, tacendo o dicendo cose che andavano contro le loro stesse convinzioni, e questo fecero “per opportunità”. La loro colpa non fu di avere detto cose sbagliate, ma di non avere detto le cose ch’essi stessi ritenevano giuste».

    Come dire: Scalfari è un chierico che ha tradito.

    È vero che Zagrebelsky ha cercato di ricucire: «Dunque, affrontiamo gli argomenti, in spirito discorsivo. Qui c’è la forza e la ricchezza del nostro giornale». E però quelle due lezioni restano e sonore sono e fondate.

    Postilla.

    Senza nominarlo, un’altra lezione Zagrebelsky ha dato a Violante. Ben diversa nei toni e nelle argomentazioni da quella che a Violante ha preteso di dare Stefania Craxi pro patre suo sulla Stampa di ieri, dove è riuscita a scrivere senza interruzione «populismo giuridico» anziché «populismo giudiziario». Chissà, forse stava studiando la scuola storica tedesca e Savigny e male li stava studiando.

  17. Per gli atti extrafunzionali compiuti dal presidente della Repubblica, oltre alla sentenza della Corte costituzionale 26 maggio 2004 n. 154, da me ricordata e da Li Gotti pure e prima di me e me ne accorgo ora, un’altra, da Li Gotti non ricordata: Corte costituzionale 17 luglio 2007 n. 290, presidente Franco Bile e redattore Sabino Cassese e tra i giudici Giovanni Maria Flick e Ugo De Siervo e Maria Rita Saulle.

    Ancora un conflitto d’attribuzione sollevato da Cossiga, questa volta per un caso accaduto il 15 marzo 1991. Davanti al Comitato parlamentare per i servizi d’informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, chiamato a rispondere su «Gladio», Cossiga disse al senatore Pierluigi Onorato, firmatario di una mozione contro la Guerra del Golfo: «Tu hai un’altra veduta perché non sei da questa parte, Onorato, tu sei dall’altra. Tu saresti stato un magnifico inquisitore del Ministro di grazia e giustizia del Governo collaborazionista! […] Tu sei la figura tipica degli inquisitori che interrogavano London. Hai capito? Anche con la scopolamina! Ti credo capace di questo e altro, perché ti conosco come sardo e mi vergogno che tu sia sardo, perché sei una persona di una faziosità tale per cui mi adopererò con gli amici del PDS perché ti candidino e ti eleggano perché 1’idea che domani 1’onore, la vita, la libertà, i beni di un cittadino possano essere messi nelle tue mani di magistrato è cosa che come liberale mi atterrisce».

    Vinse due volte in Appello, Onorato, in un giudizio civile per il risarcimento dei danni da diffamazione. L’ultima volta il 23 settembre 2004. Non sapendo che pesci pigliare, Cossiga ricorse alla Corte costituzionale nella sua qualità di ex presidente della Repubblica con atto notificato il 17 ottobre 2005 e depositato in cancelleria il 31 ottobre 2005 e iscritto nell’apposito registro dei conflitti tra i poteri dello Stato con il n. 38 | 2005.

    La risposta della Corte costituzionale: «Il ricorso è inammissibile. […] A questa Corte spetta risolvere i conflitti di attribuzione ripristinando la corretta osservanza delle norme costituzionali nei casi in cui, a causa di un cattivo esercizio della funzione giurisdizionale, questa abbia dato luogo ad una illegittima menomazione delle attribuzioni costituzionali di un altro potere, ma senza sostituirsi al giudice comune per l’accertamento in concreto dell’applicabilità della clausola di esclusione della responsabilità».

    Si mormora sulla stampa che Napolitano confidi molto in Sabino Cassese. E io confido che Sabino Cassese si ricordi della sentenza di cui fu redattore, se Napolitano non si deciderà a ritirare il suo ricorso che pare fatto per non saper che pesci pigliare sulle due telefonate intercorse tra Mancino e lui.

    Se ho annoiato con l’analisi della sentenza della Corte costituzionale 17 luglio 2007 n. 290, me ne scuso. Ma mi si creda: io non ho altro da aggiungere sulla mossa di Napolitano e sull’editoriale di Scalfari che ha preteso d’impartire una lezione di diritto costituzionale a Zagrebelsky e sulla dottrina del populismo giudiziario sostenuta da Violante.

    Mentre non si capisce bene che pesci intende pigliare Repubblica con il suo silente direttore Ezio Mauro e non vorrei trovarmi nella sua posizione che in effetti è difficile e delicata, sottoscrivo in pieno, valga per quel che vale la mia sottoscrizione, «Le parole incaute del Colle» di Cordero, relegate ieri da Repubblica a p. 27.

    Postilla 1.

    Per opinioni diverse dalla mia sulla sentenza della Corte costituzionale 17 luglio 2007 n. 290, e però oggi non più riprese da altri costituzionalisti, rinvio a Ginevra Cerrina Feroni, «Inammissibile il ricorso o incoerente la decisione? (ovvero i “giochi di parole” della sentenza 290 del 2007 sul “caso Cossiga”)», in «Forum dei Quaderni Costituzionali», 2007, e Daniele Chinni, «La Corte costituzionale scrive un nuovo capitolo del “caso Cossiga” (ma per l’ultimo è necessario attendere ancora)», in «Giurisprudenza Italiana», 2007.

    Postilla 2.

    Solo scialba cronaca redazionale, quella su Repubblica del 21 agosto 2012, «Intercettazioni, il no del Pd | Il Pdl: “Idv e Ingroia bloccano tutto”», con catenaccio «Per il Popolo Delle Libertà il ddl è ormai su “un binario morto”. I democratici: “Non è una riforma da fine legislatura”». Una ragione ci sarà.

    Postilla 3.

    Il collega brasiliano Carlos Ayres Britto, professore di diritto costituzionale, mi ha segnalato la seconda edizione del suo libro «O humanismo como categoria constitucional», Fórum, Belo Horizonte 2012, la prima è del 2010. Sostiene la «democrazia dei tre vertici, la democrazia procedimentalista e la democrazia sostanziale e la democrazia fraterna». E anche sostiene che «in ultima analisi è compito esclusivo del potere giudiziario garantire la piena efficacia dell’umanesimo in quanto categoria giuridica». Gli ho risposto, spiegandogli la situazione italiana con particolare riferimento alle intercettazioni delle due telefonate tra Mancino e Napolitano e al ricorso di Napolitano, che quel compito non è compito esclusivo del potere giudiziario ma di tutti gli operatori del diritto e di tutti i cittadini.

    Postilla 4.

    Si mormora di una possibile nomina di Scalfari a senatore a vita da parte di Napolitano. Auguri a entrambi.

    Postilla 5.

    Grazie, Angela. Ma per cortesia non esagerare. Sono alto appena 1 metro e 71. E se puoi, salutami Ele Ele e Franzina e Giovà.

  18. Messineo sbugiarda: “Non vi è stato mai nessun tentativo di mediazione da parte di alcuno, l’immagine di una parte che cerca di mediare per evitare un conflitto, mentre l’altra oppone un pregiudiziale netto rifiuto è forse suggestiva, ma infondata”.
    In particolare, Messineo precisa: “Nella realtà l’Avvocatura generale dello Stato ha inviato una sola lettera chiedendo soltanto conferma o smentita delle dichiarazioni rilasciate dal dottor Di Matteo nella intervista a Repubblica del 22 giugno. Si è data risposta confermando che le dichiarazioni erano state rese ed allegando una nota del dottor Di Matteo che ne chiariva il contenuto e la portata. A tale lettera non è seguita alcuna comunicazione o interlocuzione e si è successivamente appreso che era stato proposto il ricorso. È quindi assolutamente infondato che l’Avvocatura dello Stato, prima che il ricorso presidenziale fosse stato redatto, sia andata in visita alla Procura di Palermo ed abbia proposto la distruzione delle registrazioni in questione ricevendo un rifiuto”.

    Visto che non c’è stato alcun tentativo di mediazione con il quirinale, resta da capire il perché della menzogna. Perché?

  19. […] questi, si aggiunge un altro, autorevole commento – in calce al bell’articolo di Angela Bruno – ad parte di Domenico Corradini H. Broussard, già ordinario di filosofia del diritto a […]

  20. @ Professor Corradini H. Broussard

    La ringrazio per Suoi “scrittini”, leggendoli il lettore avrà modo di capirne il valore.
    Per quanto mi riguarda, non posso che complimentarmi, ma io so che Lei è un Grande.
    Continui a seguirci, è un onore averLa tra noi.

  21. Per eterogenesi dei fini, l’attacco di Monti alla procura di Palermo è un regalo alla mafia: una procura che indaga sulla mafia, se delegittimata per presunte irregolarità nelle intercettazioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano, avrà fatto brindare la mafia a champagne.

    L’attacco di Monti alla procura di Palermo equivale alla denuncia di un reato, come già lo stesso attacco di Scalfari, e delle due l’una in punto di diritto: la magistratura dovrebbe muoversi o per accertare se il reato c’è stato o per accertare se quelle di Monti e Scalfari sono diffamazioni o calunnie.

    Se Monti figlio ha deciso di esternare pro Napolitano padre, non è improbabile che conosca il contenuto delle telefonate tra Mancino e Napolitano e voglia contribuire a nasconderle: la complicità tra un figlio e un padre legati da stima e affetto è un dato antropologico che risale agli uomini delle caverne e anche a prima che gli uomini costruissero caverne.

    Tra le richieste del papello di Riina, la chiusura delle supercarceri di Pianosa e dell’Asinara e l’allentamento del 41 bis: richieste esaudite da governi non sospettabili di centrodestrismo: quasi un mosaico delle trattative tra lo Stato e la mafia.

    Chi decide se un atto del presidente della Repubblica è atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni e pertanto coperto dall’immunità prevista dall’art. 90 della Costituzione o se invece è un atto non compiuto nell’esercizio delle sue funzioni e pertanto assoggettabile alle norme comuni che valgono per i comuni cittadini, così diventando inammissibile l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale? Il giudice ordinario in primo e in secondo e in terzo grado: questa è la risposta. E non è la mia risposta. È la risposta della Corte costituzionale 26 maggio 2004. n. 154, per il caso del presidente della Repubblica Cossiga contro i senatori Sergio Flamigni e Pierluigi Onorato. Presidente: Gustavo Zagrebelsky. Redattore: Valerio Onida. Solo che Zagrebelsky se n’è ricordato e Onida no.

    Per la cultura giuridica di Luigi Li Gotti, non una sola volta ho manifestato apprezzamento, parlando alla Zangrando del suo liberatorio «lungo viaggio attraverso il fascismo». Li Gotti non è Di Pietro che sbraita né la Bongiorno che fu al servizio di Berlusconi e parla e non compiccia né Alfano che per Berlusconi inventò un lodo promulgato con non calanche da Napolitano.

    Perciò volentieri concludo citando una dichiarazione rilasciata ieri da Li Gotti sulla mossa di Napolitano identica a quella di Cossiga: «Il Presidente Napolitano ripercorre ora la stessa strada e tenta di farsi riconoscere come cittadino diverso dagli altri. I suoi sostenitori, con Eugenio Scalfari in testa, non leggono le sentenze. Essi non hanno tempo, perché invece devono scrivere per informare i lettori. In verità essi vogliono trasmettere ai lettori la loro ignoranza, sperando che gli venga riconosciuto lo status di “guru” ufficiale».

    Una democrazia costituzionale non ha bisogno di un guru, tanto meno di due o di tre.

  22. E anche dopo la nota dell’Anm, che l’ha criticato auspicando «che ogni eventuale riforma del regime delle intercettazioni, pur diretta a tutelare il diritto alla riservatezza dei soggetti estranei al procedimento, salvaguardi il pieno utilizzo di tale indispensabile strumento d’indagine, senza peraltro comprimere il legittimo diritto di cronaca», Monti continua a tacere. Forse aspetta che il suo attacco alla procura di Palermo sia considerato una gaffe, una delle tante sue e dei suoi ministri che hanno collezionato gaffe a «paccate», e sia al più presto dimenticato.

    Del resto, gli possono importare meno di niente le aspre parole di un Di Pietro e di un Grillo. Ha riscosso il plauso del Pdl e la benevola comprensione del Pd e di Fli, e questo gli basta per reggersi ancora in sella e per tirare a campare con la bislacca maggioranza parlamentare che lo sostiene, proprio lui che di tirare a campare non voleva che saperne.

    Ha in fondo una mentalità democristiana, Monti, come il suo braccio destro al ministero della Giustizia, la Severino, e le origini non si dimenticano: Monti si è formato nelle scuole private cattoliche, all’ombra del campanile, e all’ombra del campanile dell’Udc si è formata la Severino, lo «zuavo» e la «zuava», più ad Andreotti che allo Sturzo seconda maniera rassomigliano. Non che di per sé il cattolicesimo sia un male. È un male quando lo si usa in politica per scendere a bassi compromessi. E in politica non c’è basso compromesso che non sia un male.

    Un presidente del Consiglio che se la prende con la magistratura? L’abbiamo già visto e combattuto: Berlusconi. Monti tanto diverso da Berlusconi in ciò? Non pare. Dimentichi entrambi dell’art. 104 della Costituzione. E di Montesquieu.

    Non dimentico invece Ingroia che di illeciti sconfinamenti della politica nel campo dell’attività giurisdizionale ha parlato. E senza citarlo, ha chiamato in causa Napolitano e la sua improvvida iniziativa di ricorrere alla Corte costituzionale: «Credo che il conflitto di attribuzione sia uno strumento che al di là delle migliore intenzioni di chi lo attiva può dare luogo a polemiche, equivoci, fraintendimenti, disorientamento da parte dell’opinione pubblica. Crea un clima conflittuale tra le istituzioni stesse».

    Ci si decida: o si sta dalla parte di Napolitano e Monti, con il conseguente possibile sconquasso della democrazia costituzionale, o si sta dalla parte di Ingroia e della procura di Palermo e Caltanissetta, che finora non hanno fatto altro se non applicare la legge.

    Stare affacciati alla finestra significherebbe assistere inerti alla prostituzione del diritto costituzionale a favore dei vertici e del vertice dei vertici della politica italiana.

  23. Suvvia, si smetta di credere che Scalfari sia in grado di dare lezioni di diritto costituzionale a Zagrebelsky e magari anche a Cordero: non sta né in cielo né in terra né in altro luogo.

    Suvvia, la smetta Scalfari di delegittimare, quasi alla maniera berlusconiana, la procura di Palermo e quella di Caltanissetta accusandole d’aver conseguito magri risultati o punti: gli ha risposto per le rime Caselli intervistato ieri per Repubblica da Milella, «mafiosi (latitanti e non) arrestati in quantità industriale», e sempre per Repubblica Milella l’aveva già intervistato l’11 agosto scorso, la domanda «Non c’è più Berlusconi al potere ma il governo tecnico. Prima si criticava lui quando attaccava i magistrati. Ora è più facile abbandonare le toghe?», e la risposta: «Lui non governa più, ma il berlusconismo non è certamente tramontato. Nel senso che è ancora di moda valutare l’intervento giudiziario non in base alla correttezza e al rigore, ma all’opportunità e alla convenienza. Il che è devastante».

    Suvvia, la smetta Scalfari di mettere in bocca a Falcone parole non di Falcone, che non era ancora giunto il momento di approfondire le relazioni tra mafia e politica e che per il momento non gli interessava conoscere tutti i nomi dei politici collusi con la mafia: sono parole di un uomo d’onore, di Buscetta, già, di un uomo d’onore attendibile quando parla con Cosa Nostra ma poco attendibile quando di Cosa Nostra parla con lo Stato.

    Suvvia, a parte la balzana dottrina del «populismo giuridico» nemmeno degna di un manuale di educazione civica, si riconosca che nell’intervista di ieri alla Stampa Luciano Violante una verità l’ha detta: che il binomio Monti & Napolitano è inscindibile e che i due si reggono a vicenda e che Monti figlio non muove un passo senza Napolitano padre e che pertanto Napolitano governa con Monti.

    Suvvia, ci si renda conto che questo presidenzialismo di fatto sta stravolgendo la Costituzione che proprio Napolitano dovrebbe custodire nel rispetto della divisione dei poteri, che divisione rimane pur nella leale collaborazione.

    Suvvia, se vuole ancora rappresentare l’unità nazionale e non spaccare il paese e non destabilizzarne le istituzioni, ritiri Napolitano il suo ricorso alla Corte costituzionale: gliel’ha consigliato finanche Fabio Granata di Fli, vicepresidente della Commissione nazionale antimafia, «Presidente ritiri il ricorso alla Consulta, vada a Palermo e Caltanissetta a incontrare i magistrati o li convochi al Quirinale e ridia loro sostegno pieno e fiducia».

    È questione di alfabetismo giuridico e politico. Il diritto costituzionale non è un trastullo.

    E mi ha fatto piacere ricevere ieri sera dalla collega brasiliana Carina Barbosa Gouvêa, professoressa di diritto costituzionale, un post del suo blog in cui informa i lettori che ogni anno comincia le lezioni citando un brano di Brecht sull’analfabetismo politico: «O pior analfabeto é o analfabeto político. Ele não ouve, não fala, nem participa dos acontecimentos políticos. Ele não sabe o custo de vida, o preço do feijão, do peixe, da farinha, do aluguel, do sapato e do remédio dependem das decisões políticas. O analfabeto político é tão burro que se orgulha e estufa o peito dizendo que odeia a política. Não sabe o imbecil que, da sua ignorância política, nasce a prostituta, o menor abandonado, e o pior de todos os bandidos, que é o político vigarista, pilantra, corrupto e lacaio das empresas nacionais e multinacionais».

    Ed è proprio così: dall’analfabetismo giuridico e politico nascono le prostitute e i minori abbandonati e i peggiori banditi e nasce la distruzione della democrazia e della legalità democratica e nasce la tentazione monarchica o comunque autoritaria di modificare la Costituzione con una sentenza manipolativa della Corte costituzionale che equivarrebbe a revisione della Costituzionale e manderebbe all’aria l’art. 138.

  24. La Corte costituzionale, presidente Gustavo Zagreblesky, con decisione n.154 del 26 maggio 2004, ha stabilito che l’immunità del Presidente della Repubblica è circoscritta all’esercizio delle funzioni costituzionali, previsto dall’articolo 90 della Costituzione, come definite dal giudice ordinario. La vicenda riguardava un conflitto sollevato da Francesco Cossiga condannato a risarcire i danni per aver diffamato i parlamentari Flamigni e Onorato. Con la sentenza n.290 del 2007, la Consulta decide nuovamente su un altro ricorso di Cossiga assai simile al primo. Le due sentenze andrebbero lette congiuntamente.

  25. Che tristezza a leggere i giornali, finiremo con l’ammalarci il fegato. L’Italietta dei misteri
    non si smentisce, anzi continua con il modello vincente: ingannare e ingannare le pecore smarrite in un campo minato. E tutti parliamo e critichiamo, ma non succede mai nulla. Mi chiedo se è tutto da rifare con una rivoluzione, pacifica s’intende.

  26. Non plaude solo il Pdl, in tanti dicono che Napolitano ha difeso il suo ruolo e non la sua persona. In tanti dicono, e convinti, che Napolitano sia un uomo saggio ed equilibrato.
    Può darsi che ci siano stati abusi e che sia necessaria una riforma sulle intercettazioni.
    Ma allora perché abbiamo massacrato il povero Berlusconi, bastava ascoltarlo.
    Ma a Berlusconi non bastava neanche il testo Alfano-Bongiorno. Ed eccoci qua a guardare lo stesso film.

  27. Troppa confusione e sospetti. Forse è meglio il Capo dello Stato venga lasciato fuori, almeno ci illudiamo di avere un garante della democrazia

  28. Se è vero che Napolitano finché in carica non può essere intercettato, è anche vero che
    per la carica rivestita ha il dovere di tranquillizzare i cittadini che non siano state dette cose indicibili e perciò non intercettabili.

  29. Il presidente Napolitano finché in carica non dovrebbe essere intercettato.
    Ma perché invocare una regola per non dire. Non è un obbligo giuridico, ma è un dovere etico del Capo dello Stato tranquillizzare i cittadini che nulla di indicibile è stato detto.

  30. Buongiorno, io personalmente non riesco a capire questo can can che fanno. Quello che era intercettato era Mancino e non il presidente (peggior) Napolitano. Se hanno sollevato tutta questa polvere un motivo ci sarà, eallora sarebbe meglio farle sentire queste intercettazioni. Mi dispiace per Ingroia che va via, ma vedo che in Sicilia sono in molti sotto attacco……

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