Tutti al mare…o dove capita. L’importante è togliersi la cravatta e indossare i bermuda. Non fanno eccezione i nostri rappresentanti in Parlamento, i quali, però, a differenza di milioni di cittadini costretti a fare la cresta per qualche giorno di relax, torneranno al lavoro per quasi un mese. Con la conversione in legge della spending review, la classe politica prepara i bagagli: direttivi, Commissioni, sedute del Parlamento e dibattiti sono rimandati ai primi di settembre. Un intervallo non male per la categoria forse più criticata d’Italia, che si prende una pausa di ben 27 giorni per rifocillarsi dalle fatiche di palazzo.

A spulciare nei calendari di convocazione in Parlamento, infatti, si scopre che a Montecitorio l’attività riprenderà lunedì 3 settembre con la riapertura delle Commissioni, mentre il giorno dopo toccherà agli organi ristretti di palazzo Madama. Deputati e senatori torneranno a sedere nei loro posti degli emicicli tra mercoledì 5 (giorno in cui è programmata la prima seduta alla Camera) e giovedì 6, quando l’agenda del Senato reca la primissima convocazione post-vacanze.

Nel complesso, spina staccata per ben 27 giorni, un lusso per tantissimi italiani! Vero è che i pari grado dei più grandi Paesi europei (Germania, Francia, Inghilterra e Spagna) risultano essere già in ferie da qualche settimana e che i nostri rappresentanti in cinque anni hanno visto ridurre i giorni di vacanza: dai 47 giorni del 2006 ai 27 di quest’anno.


Parte, dunque, un mese di riflessione, che, come sembra, non porterà grandi novità sul fronte della legge elettorale, una delle riforme più attese e urgenti, anche secondo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha chiesto ufficialmente un’accelerata. C’è da prevedere che il dibattito sulle regole di elezione dei rappresentanti esploderà alla ripresa dei lavori, in vista delle elezioni di marzo 2013. Non a caso, uno dei primi provvedimenti in agenda al rientro è proprio la bozza in stesura al Senato, presso il Comitato ristretto della Commissione Affari Costituzionali, per mettere in soffitta l’attuale legge elettorale.

In ogni caso, per agosto tutti i parlamentari hanno dovuto garantire una reperibilità nell’arco massimo di 24 ore: ciò è stato caldeggiato dai due presidenti Gianfranco Fini e Renato Schifani, per non escludere la necessità di provvedimenti urgenti per eventuali tempeste finanziarie. Una sorta di fatalismo della cosa pubblica dovuto alla forte instabilità internazionale: ciò che una volta era il “tempo di guerra” è diventato oggi “tempo di spread“.


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