Intervento a gamba tesa dell’Unione Camere civili contro la riforma del filtro in appello passato nel testo del decreto sviluppo approvato la settimana scorsa alla Camera. Obiettivo di Renzo Menoni, presidente Ucc, è quello di smontare pezzo per pezzo la posizione di Michele Vietti, presidente del Csm, che ha appoggiato in toto la riforma con una lettera inviata al Corriere della Sera.

L’Unione camere civili nella sua replica punta dritto all’articolo 54 del decreto 83/2012, che prevede la procedura di inammissibilità nell’appello per impugnazioni che il giudice valuti scarsamente probabili di raggiungere un esito positivo. “Un contenuto che si fonda su una “prognosi” di palese infondatezza”, sbotta Menoni. E proprio su questo punto, a suo avviso, si troverebbe il grande disguido che l’Ucc denuncia tramite il suo più alto rappresentante: “Innamissibilità e infondatezza sono due istituti completamente diversi sul piano giuridico, essendo l’uno di natura processuale e l’altro di merito”.

Insomma, una differenza di dna giuridico che, a parere del presidente Ucc, può essere confermata da un qualsiasi laureato in giurisprudenza. Le basi su cui poggia la riforma del filtro in appello, secondo Menoni, sarebbero nient’altro che un palese scivolone,  che lungi dall’alleggerire il peso dei ricorsi in appello in sede civile, il vero fardello della giustizia italiana secondo i dati riportati da Vietti, si nasconderebbe un effetto di ridotta tutela per i cittadini.


La stretta sulle impugnazioni era una delle riforme più incisive contenute nel decreto sviluppo, passata un po’ troppo sotto silenzio dato il suo potenziale di ricadute giuridiche, economiche e professionali sul sistema giustizia. Ora, la voce che si è alzata è stata netta: l’Unione Camere Civili è uscita allo scoperto e ha stroncato la riforma sul nascere. Anche per il decreto sviluppo, ora passato al vaglio del Senato, si preannuncia quindi un’approvazione tutt’altro che in discesa.


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