E’ un bacio di addio devastante, quello della biondissima triplista Voula Papachristou, ragazza greca in possesso di un cognome profondamente morale e punita, quasi per contrappasso, per un tweet a sfondo razziale probabilmente non voluto – anche se la Santa Inquisizione Mondiale sta già facendo proseliti – e, come spesso si fa in questi casi, portato ad esempio del rigore olimpico da chi le Olimpiadi le ha inventate, la Grecia sull’orlo del burrone economico che almeno tiene fede ai suoi principi. La 23enne, già due volte campionessa europea Under 23 di salto triplo, è stata espulsa dal Comitato ellenico dai Giochi di Londra, che ufficialmente inizieranno domani, a causa di un cinguettio obiettivo le zanzare e la popolazione africana.

A parte il fatto che secondo il sottoscritto lo spirito olimpico è morto e sepolto da fin troppo tempo (Monaco 1972 e le bombe sfiorate, i boicottaggi sovietici e americani, le ‘bombe dopanti’ di Ben Jonhnson e Marion Jones, devo aggiungere altro alle tristezze a cinque cerchi o vi bastano?) e con questa storia non centra nulla, il bacio d’addio ancora una volta lo diamo tutti noi, ipocriti e senza memoria. Noi che sono vent’anni che facciamo finta di non sentire i ‘buu’ razzisti nei nostri stadi, noi che per le frasi di Cassano sui ‘metrosessuali’ (per lui associabili ai gay) ai recenti Europei di calcio abbiamo preso, portato a casa e fatto come se fosse – perché effettivamente lo era – la guasconata di un ragazzo. Qui, invece, tutti a scagliare la prima pietra in interconessione mondiale.

Non mi si fraintenda: in tale evento il razzismo c’è, amplificato come al solito dalla potenza dei social network, nel caso Twitter, sui quali non si può fare come a casa propria, ma nemmeno come al bar, perché se la Papachristou avesse detto “Con così tanti africani in Grecia, le nostre ‘zanzare del Nilo’ potranno mangiare cibo fatto in casa” (questa la frase incriminata) in un locale di Soho probabilmente ora non sarebbe a casa a disintegrasi il cervello ma starebbe preparando la sua gara, mentre ‘scripta manent’ e su Internet ‘manent per sempre’, senza possibilità di replica alcuna.


Quel che è bene sottolineare (ma che non la giustifica) è che, infatti, fuori dai confini ellenici nessuno avrebbe mai captato lo sfondo razziale della (triste) battuta: l’atleta, che poi è stata ovviamente vivisezionata scoprendo le sue simpatie per Alba Dorata, pagina ufficiale del partito di estrema destra greco, si riferiva ad un’epidemia dovuta agli insetti che hanno già provocato un morto e almeno altri 5 casi sospetti nella popolazione ellenica. “Non ha mostrato rispetto per i valori olimpici. Ha fatto un errore, spiace, ma nella vita gli errori si pagano: è fuori”, il diktat del presidente del Comitato greco.

Le scuse della Papachristou (“Sono profondamente addolorata, non volevo offendere nessuno e tantomeno calpestare i diritti umani. I miei sogni sono legati alle Olimpiadi, non potrei certo partecipare se non rispettassi i valori dei Giochi”) non sono servite a nulla, perché poi si è messa di mezzo la politica e Sinistra Democratica, uno dei partiti della coalizione al governo in Grecia, ha chiesto l’immediata espulsione tacciandola persino di filo nazismo.

Le Olimpiadi di Londra, che annoverano già nove esclusi per doping nell’immediata vigilia, le ricorderemo probabilmente per altre imprese, e magari anche per la storia di Voula Papachristou, una brutta consuetudine (il razzismo) che però non verrà mai estirpato grazie ai social network, purtroppo. Magari la ricorderemo anche per l’esclusione, decisa dalla Nazionale femminile brasiliana di basket, della stella Iziane, accusata di aver fatto sesso col fidanzato all’interno del villaggio olimpico. Questo è un altro tipo di sacrilegio, ma la Santa Inquisizione ci segue da tempi talmente immemori che probabilmente è l’unica sopravvissuta allo spirito olimpico.


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  1. […] ma la risonanza è diversa. E allora, inevitabilmente, le Olimpiadi di Londra, tra squalifiche per tweet razzisti – la greca Vuola Papachristou prima, Michel Morganella poi – e tweet omofobi, tirano […]

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