La scure della spending review si abbatte anche sulla famigerata “casta” ed i suoi privilegi, il ministero ha infatti reso noto che verrà intrapresa una politica di tagli secondo la quale il Viminale metterà a disposizione dei politici scortati solo il personale armato addetto alla sicurezza. Auto blu e autisti diventano così di competenza degli stessi parlamentari che devono provvedere a se stessi. Attualmente i senatori scortati sono 26 mentre i deputati della camera sono 44; di questi 70, però 20 sono ex-ministri e sottosegretaria del dimissionario governo Berlusconi, quindi parlamentari cui è decaduto il legittimo ruolo istituzionale e che stanno beneficiando di un privilegio che a loro non dovrebbe essere destinato. L’ex guardasigilli Angelino Alfano e l’ex ministro degli interni Roberto Maroni sono fra questa schiera di politici distratti nel dismettere i benefit di governo.

Va poi detto che 70 parlamentari da scortare costituiscono un dispendio di forze  e risorse economiche troppo cospicuo, alla luce anche, se non soprattutto, dei futuri tagli predisposti dal ministro dell’Interno Cancellieri che ha previsto entro il 2015 una riduzione di 7 mila posti nella polizia di Stato. Una diminuzione così consistente degli effettivi della Polizia non è conciliabile con esigenze così grandi di tutela dei parlamentari, quindi i due provvedimenti viaggiano di pari passo, e il secondo, la privazione di auto e autisti, altro non è che la naturale conseguenza del primo. In base a questo provvedimento di revisione della spesa entrano in gioco Camera e Senato a cui il Viminale ha chiesto di mettere a disposizione auto e autisti per chi necessita di essere scortato, sottovalutando, però, la realtà dei fatti.

E’ stata, infatti, puntuale e rapida la risposta di Gianfranco Fini, presidente della camera, che ha ammesso candidamente come alla Camera siano rimaste solo 5 auto con annesse i loro autisti, 3 delle quali già inevitabilmente destinate alla Presidenza, all’Antimafia e al Copasir. Per i restanti 39 deputati dovrebbero provvedere i rispettivi gruppi politici anche se qua sorge un problema difficilmente sormontabile, le casse dei partiti boccheggiano, per non dire che sono vuote. A tal proposito si è espresso Emanule Fiano, responsabile della sicurezza per il Pd ” E’ sacrosanto che in tempi di razionalizzazione della spesa pubblica, il Viminale, che ha sopportato negli ultimi anni ingenti riduzioni di risorse (tagli per 2 miliardi e 400 milioni), chieda aiuto ad altre amministrazioni”.


Se l’intento del Viminale è quindi condiviso e lodevole incontra però la durezza dei fatti per cui il Pd, come qualsiasi altro partito politico, nelle proprie casse non ha finanziamenti adeguati a sostenere questa spesa, anche perché le voci che vengono privilegiate per i finanziamenti sono solitamente altre; pubblicazioni, ricerche, stipendi per il personale del gruppo. Se dovesse essere verificata da parte della prefettura l’impossibilità per motivi oggettivi da parte di Camera e Senato di garantire la scorta ai parlmentari toccherà nuovamente al Viminale garantirla e il modo secondo cui ciò è possibile è solo uno: la contribuzione dei cittadini.

Come diceva Nino Manfredi in Cafè Express “il fatto è che i calci sono sempre diversi, ma il culo è sempre il mio“.


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  1. Quello che non si capisce è il perché i parlamentari debbano avere a disposizione delle scorte. Se prendono l’autobus o la metro per raggiungere il proprio posto di lavoro ( se così possiamo chiamare la camera e il senato) mica gli si rovinano le scarpe, anzi. Potrebbero toccare con mano lo stato del servizio di trasporto pubblico e farsi una idea di una piccola parte dei casini che provocano solo con la loro presenza .
    In compenso, si toglierebbero da un lavoro infame i tanti poliziotti che sono costretti a fare da scorta a persone che non lo meritano e che, comunque, non corrono pericolo alcuno. Semmai lo fanno correre al popolo italiano.

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