454 sì, 22 no e 15 astenuti, ha votato così l‘Aula della Camera al  decreto legge sul riordino dei contributi all’editoria. Solo i deputati dell’Idv hanno votato contro al provvedimento che contiene una disciplina transitoria, in attesa della ridefinizione delle forme di sostegno dell’editoria. Il testo approvato determina le nuove norme sui finanziamenti pubblici  alla stampa di partito, sulle cooperative giornalistiche e sulla vendita di quotidiani e periodici. Rispetto al disegno precedente, deliberato da Palazzo Chigi, sono stati introdotti elementi di novità destinati a rendere più selettivo il criterio di accesso ai contributi.

La correlazione tra entità dei contributi e vendite effettive delle testate è l’obiettivo principale perseguito dal decreto legge e, fra l’altro, si pone con un decisivo salto di qualità rispetto alla richiesta della legislazione precedente, ed ai livelli di occupazione professionale. Il nuovo testo di legge punta ad un abbassamento al 25% del rapporto fra copie vendute e copie distribuite, mentre il dato proposto nel disegno precedente era del 5% superiore. Questa misura fa si che i giornali che vogliono finanziamenti pubblici siano obbligati a vendere il 25% delle loro copie in edicola, fatte salve le eccezioni delle copie vendute tramite strillonaggio o vendite di blocco che non fanno avanzamento per i criteri ministeriali. Sale di 10 punti percentuali, invece, il requisito minimo di vendita delle testate locali, inoltre c’è l’ammorbidimento del criterio secondo cui si passa da giornale regionale a nazionale, basta, infatti, coprire con la tiratura delle proprie copie solo 3 regioni. Il nuovo decreto dunque si presenta come il giusto mix fra controllo e incentivazione dell’impresa editoriale.

 


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