10 giorni per la verità, non è un titolo di un film ma la richiesta, inderogabile, del presidente del Senato Renato Schifani. Pdl, Pd, e in generale i partiti del parlamento avranno 10 giorni,e non uno di più, per redigere un testo base sulla legge elettorale. Le sollecitazioni di Napolitano hanno dunque avuto l’effetto sperato, non solo sui presidenti di Camera e Senato, ma anche sui segretari dei partiti che hanno ripristinato il dibattito politico sulla complessa questione della legge elettorale.

L’ottimismo però stenta ad aleggiare, in realtà dall’inizio del governo Monti è la terza volta che si arriva ad un countdown di richiesta definitiva di proposta di legge, il timore, e nemmeno troppo infondato, è che anche questa volta si risolva tutto in un nulla di fatto e che sia solo un modo per “accontentare” le richieste del presidente della repubblica. Lo stesso Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, la figura addetta a riunire il famigerato “comitato dei nove” ,che dovrebbe elaborare il testo di legge, esprime così i suoi dubbi: “Se non ci sono riusciti i leader dei partiti a trovare una strada, non so quanto ne saranno capaci i parlamentari di quegli stessi partiti”, logica stringente in effetti.

Le posizioni al momento restano piuttosto lontane e al di la di semplici congetture sembra davvero complicato che si possa raggiungere un accordo in soli 10 giorni, ecco perchè torna a farsi insistente l’ombra del Porcellum che spaventa un po’ tutti tranne Beppe Grillo sicuro che il suo Movimento a 5 stelle prenderebbe  il premio di maggioranza con la Legge Calderoli. Il Pdl ha espresso chiaramente il suo gradimento, per mezzo di Berlusconi e Alfano, per una legge elettorale a favore del ripristino delle preferenze e del proporzionale, su questa stessa onda si pone anche la Lega che, con il suo assenso, da piena maggioranza in parlamento al centrodestra. Sarebbe solo l’inizio di una intesa che ha in sè un obiettivo più grande, la creazione del presidenzialismo, in cui Berlusconi non aspirerebbe al semplice ruolo di premier ma punterebbe diritto alla massima carica dello stato, resa tale a tutti gli effetti dalla nuova legge che verrebbe approvata.


Fermo il diniego del Pd espresso nelle parole del segretario Bersani “Se uno mi dice che vuole le preferenze e non il premio di maggioranza, io rispondo che ci possiamo mettere fra Tangentopoli e la Grecia”. La durezza del segretario però non fa troppi proseliti, Rosy Bindi, presidente del Pd, concordando con il capogruppo Anna Finocchiaro, ha detto che le preferenze non le ritiene “il male assoluto e soprattutto so che è l’unico modo con il quale gli italiani pensano di poter scegliere. Il mio partito è contrarissimo, e allora mi adeguo, ma io che conosco tutti i guai causati dal Porcellum penso che se trovassimo  un metodo di controllo delle spese elettorali e mettessimo una preferenza per genere, forse ci eviteremmo tanti guai”. Il dado è tratto, ora bisogna solo vedere se uscirà lo stesso numero in entrambi gli schieramenti.


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