Farmacie in rivolta contro la spending review: annunciato per il 26 luglio lo sciopero. I tagli del governo sul comparto sanitario hanno colpito anche i camici da banco, che hanno annunciato, tramite la presidente di Federfarma, Annarosa Racca, la serrata completa il 26 luglio: “Si tratta di tagli insopportabili e vanno al di là della possibilità che ha una farmacia del servizio sanitario nazionale di rimanere aperta”. Insomma, a sentire i rappresentanti dei farmacisti, la spending review sarebbe l’altare su cui stanno per essere sacrificate le farmacie pubbliche.

Tra le misure contenute nel decreto della spending review, il comparto farmaceutico accusa un calo del tetto di spesa per ente territoriale, portato dal 13,3% all’11,5%. Sale, al contrario, il tetto della spesa ospedaliera, spostato al 34,2% dal 2,4%. Ma ciò che, probabilmente, ha fatto infuriare i farmacisti è il meccanismo di copertura dei costi che interverrà nel caso di sfondamento dei suddetti limiti: l’onere peserà, infatti, sull’intera filiera del farmaco, dispensando in toto il soggetto pubblico. Qualora, invece, fosse una farmacia ospedaliera a oltrepassare l’asticella, le Regioni contribuiranno per un saldo pari al 50% della spesa complessiva in eccedenza.

Previste riduzioni anche sul budget per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati. Un quadro che, secondo i dati di Federfarma, porta a 20mila i posti a rischio nelle farmacie. Eppure, non tutti la pensano allo stesso modo, soprattutto chi monitora i margini di profitto dei professionisti del farmaco e le possibilità economiche delle famiglie italiane.


E’ il caso, ad esempio, del Codacons, che ha proposto di introdurre i saldi estivi anche nelle farmacie, come in tutti gli altri normali esercizi commerciali. La proposta dell’associazione intende fornire un sostegno per le famiglie italiane, attanagliate dalla crisi economica: “Far risparmiare gli italiani e il paese nel settore della sanità è possibile – spiega il presidente della nota associazione dei consumatori – basta convincere farmacisti e industrie farmaceutiche a rinunciare a una parte dei loro guadagni, e scontare i medicinali venduti al pubblico. Come noto la spesa relativa all’acquisto di farmaci incide in modo pesante sui bilanci delle famiglie, specie quelle dove sono presenti anziani. Invitiamo i  farmacisti di tutta Italia ad applicare sconti sui medicinali di uso comune, e le industrie farmaceutiche a ridurre i prezzi alla fonte, rinunciando a parte dei loro guadagni”.


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