Spending review e giustizia: la parola agli avvocati

Redazione 06/07/12
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Le forbici della spending review hanno toccato qualsiasi settore, dopo sanità, scuola, amministrazione pubblica, anche la giustizia ha dovuto dare il suo contributo. 220 sono le sedi distaccate che verranno cancellate e più in generale tutte quelle distaccate dai tribunali, 37 i tribunali, 38 le procure soppresse, 674 le sedi di altrettanti giudici di pace che il ministero ha già proposto di tagliare, 5.486 è il totale del personale amministrativo da reinserire nelle sedi rimaste. Sono questi i numeri del contributo della giustizia alla spending review, sono questi i numeri che la Severino difende come “fatti con criteri scentifici”.

Abbiamo intervistato il presidente dell’Unione Avvocati del Triveneto, l’avvocato Antonio Francesco Rosa, che ci ha rilasciato alcune dichiarazioni che ci aiutano a capire meglio il punto di vista della classe giurista e se questi tagli saranno davvero efficaci e se, soprattutto, garantiranno al cittadino continuità ed efficienza nei servizi giuridici.

Ora che le misure anti-crisi sono ufficiali, anche se il taglio dei tribunali è momentaneamente rinviato,  pensa che la giustizia esca veramente “rottamata” dalla spending review o ha ragione la Severino quando dice che i tagli sono stati fatti in modo scientifico?

“Di sicuro c’era bisogno di un intervento in materia ma non dovrebbe essere rivolto nell’ottica del risparmio, bensì in quello dell’efficienza.
Per farlo prima bisognava avere il coraggio di ridisegnare gli organici in base alle necessita del territorio e poi – di conseguenza- intervenire sui territori.
Trovo innanzitutto “vergognoso” che la lista dei Tribunali da sopprimere resti secretata, quasi fosse un segreto di Stato da tenere nascosto ai cittadini; se sono stati seguiti dal Ministero dei criteri oggettivi e politicamente sostenibili l’elenco dovrebbe essere una conseguenza logica e quasi matematica degli stessi.
Se esistono dei criteri adattati alle circostanze allora non sono dei criteri oggettivi (che pure il legislatore delegante prevedeva come obbligatori) salvo spiegare caso per caso le ragioni a fondamento di ogni singola scelta.
Sui criteri che il Ministero dichiara di aver adottato, ma che andranno poi verificati in sede applicativa, osservo solo che non si può calcolare un efficienza media con organici di magistrati non omogenei di base (esempio un Tribunale col rapporto di un giudice ogni 20.000 abitanti non è comparabile in termini di efficienza con un Tribunale con rapporto di un giudice ogni 7.000 abitanti).
Poteva essere l’occasione per far funzionare meglio il tutto e sarà l’ennesima occasione persa e, ironia della sorte, causerà ulteriori danni…ed aggraverà la situazione nei Tribunali (come la gran parte di quelli del Veneto) che si trovano già sottorganico. Non si tratta di ragioni di campanile di un territorio, ma di ragioni oggettive”.

Avv. Antonio RosaLa mediazione civile obbligatoria è una scelta vincente o diventa un controsenso visto il ridimensionamento del personale e l’incremento annuo delle cause che deriva dalla liberalizzazione del ruolo di mediatore civile?

“La mediazione obbligatoria è un controsenso letterale e logico, in quanto per poter conciliare le parti devono avere la volontà di voler seguire questa strada e poi possono farlo benissimo davanti ad un giudice (non a caso il tentativo di conciliazione con le parti è la prima attività che il giudice dovrebbe fare, dopo avere letto le carte del processo).Così come concepita la mediazione si traduce in un aggravio dei costi e sotto questo profilo funziona come deterrente per il cittadino.Avevamo proposto una strada alternativa alla mediazione obbligatoria, sullo stampo della legge francese ed affidata ai soli avvocati (in poche parole un mandato che le parti davano ai loro legali prima di iniziare una causa per cercare un accordo che se raggiunto veniva portato davanti al giudice che lo rendeva definitivo);  il disegno di legge ha avuto molti consensi ma si è arenato in Parlamento, anche per la contrarietà del Governo”.

Questi ridimensionamenti di organico quanto incidono sulla classe degli avvocati, ma soprattutto quanto sui cittadini? Ci sono reali possibilità di vuoti giudiziari o di inadeguata assistenza giuridica?

“Premetto che oggi il rischio di una inadeguata assistenza giuridica è altissimo per il cittadino; non a caso l’avvocatura nella riforma, che è in discussione in Parlamento, chiede sia riconosciuta la riserva sulla consulenza stragiudiziale solo per alcune professioni.Solo con questo riconoscimento il cittadino potrà essere adeguatamente tutelato da consulenti legali (ad esempio le società di recupero credito o quelle che offrono assistenza nell’infortunistica stradale) sui quali non si esercita alcun controllo e che non necessariamente possono offrire garanzie sul possesso di specifici titoli e di aver seguito percorsi professionali (ad esempio una laurea magistrale, un tirocinio professionalizzante e il superamento di un esame ) e, da ultimo, neppure offrire al cittadino la garanzia dell’obbligo di assicurazione sulla responsabilità civile che è obbligatoria per gli avvocati.Per il giudiziale è evidente che le continue riforme processuali a costo zero gravano solo sul cittadino e che non risolvono i problemi di carenza di organico dovuti, come detto, anche ad una disomogenea distribuzione dei magistrati sul territorio nazionale. Ritorno sull’esempio del  Veneto per segnalare che il Distretto della Corte di Appello di Venezia è fermo ad un numero di magistrati pensato allorquando il Veneto era una regione a prevalente economia agricola e non la realtà industriale che oggi rappresenta”.

E’ evidente che i tagli portano un forte risparmio ma a che prezzo?

“Il prezzo (sempre che si realizzi un risparmio)  da pagare è in termini di possibilità per il cittadino di far valere i propri dritti; questo non è uno slogan di parte, ma quando in nome dell’economia si sacrifica la tutela per il cittadino ci si muove in un ottica  di arretramento della democrazia del Paese. La controprova di questo è  che il cd. Governo tecnico persegue una politica legislativa che considera la titolarità dei diritti  di diritti una condizione di privilegio per il cittadino, che rappresenta un costo per tutti e che è necessario abbattere per uscire dalla crisi: ciò alla fine del percorso indebolirà solo i cittadini meno garantiti e più deboli e rafforzerà i cd. poteri forti che, come noto, soffrono dell’imposizione di dover rispettare delle regole verso i più deboli”.

Secondo lei quali sono le reali priorità da riformare attualmente nella giustizia italiana?

“Ridisegnare gli organici  dei magistrati sul territorio, mettere un fermo biologico alle continue e disorganiche riforme sulle norme dei processi (che causano solo incertezze e problemi organizzativi), riformare la professione forense”.

 

Alessandro Camillini

 

 

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